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Si può definire come la somma di qualsiasi cosa che riguarda il nostro modo di stare al mondo. Dai pensieri ai sentimenti, dai comportamenti ai progetti di vita. È lo stile di vita. Abitudini e atteggiamenti, positivi o negativi, che possono fare la differenza. Farci stare meglio. Vivere in armonia con tutto e tutti. Sì, perché ormai è assodato: lo stile di vita influenza il Dna e di conseguenza il benessere. Che dobbiamo fare? Identificare e realizzare le nostre aspirazioni, soddisfare bisogni, desideri, modificare in maniera positiva l’ambiente e, soprattutto, impegnarci a intraprendere un percorso di promozione della salute per migliorarla. Mica facile, certo. In aiuto, da tempo, centinaia di trasmissioni tv, libri, ricerche, conferenze, lezioni online... "Biologia della gentilezza", scritto da Daniel Lumera, sociologo che si occupa di Scienze del benessere e meditazione, è solo l’ultimo di una lunga serie di "guide" che ribadisce l’importanza delle regole che portano al benessere. Ne elenca sei, tanto semplici quanto efficaci.
In realtà non c’è niente di nuovo. Ma è giusto anche ripetere le regole del buon vivere: fare movimento, mangiare frutta e verdura, stare a contatto con la natura, ascoltare musica, avere relazioni appaganti e fare mediazione. Quest’ultima, per l’Oms è uno dei pilastri del benessere ma non dev’essere disgiunta da quanto detto in precedenza. Riduce lo stress, migliora il sonno e la memoria, controlla l’ansia, rafforza la consapevolezza di sè, aiuta a controllare il dolore, sviluppa sentimenti di gentilezza. Proprio la gentilezza è parte integrante del vivere meglio. A sopravvivere non sarà il più forte e competitivo, ma il più empatico e vicino al prossimo. Ricordatelo.
Nel libro di Lumera, si sottolinea come i nostri geni possano essere influenzati dall’ambiente, da ciò che ascoltiamo, mangiamo, sentiamo (in termini di sentimenti). E tutto ciò ha un impatto, per farla breve, sulla speranza di vita, più o meno lunga. "Le malattie croniche hanno alla base processi infiammatori che possono essere combattuti a tavola scegliendo nutrienti ricchi di antiossidanti e molecole con proprietà anti-infiammatorie. Frutta, verdura, legumi, cereali, semi e fibre", spiega Lumera nel suo libro in edicola in questi giorni con il Corriere della Sera. E poi il movimento, nel senso di ascolto del nostro corpo, non, proprio così dice Lumera, "la celebrazione della propria immagine".
Movimento - ideale il Tai Chi, lo yoga - da fare preferibilmente all’aperto, tra il verde. Oppure passeggiare almeno una volta la settimana nel bosco, avere in casa più piante e fiori. Un ambiente in cui poter anche rilassarsi. Fare meditazione, come consiglia l’Oms, dal latino meditatio, riflessione. È una pratica utilizzata per raggiungere una maggiore padronanza dell’attività della mente per riuscire a concentrarsi su un solo pensiero isolando qualunque possibile agente esterno. "Tutto ciò che ci fa entrare in contatto con il nostro io, attraverso anche madre natura, è benefico", spiega Simone Petronio, Touch in Style Lugano, improntato alla salute e allo sviluppo del benessere (vedi sotto).
E infine ascoltare musica e costruire relazioni appaganti. Concetto, quest’ultimo, che significa trarre beneficio da un’amicizia, una conoscenza, un incontro. Non per timore di stare da soli ma per un vero piacere di condividere dei momenti. La musica, inutile sottolinearlo, abbassa lo stress e ha effetti sulla pressione sanguigna e sulla frequenza cardiaca. Quella classica di Mozart e Strauss, secondo uno studio germanico che ha messo a confronto due gruppi di persone e due diversi tipi di musica, è in grado di abbassare la pressione e la frequenza cardiaca.
p.g.
15-05-2021 21:30


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