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Guido Olimpio
Il muro di Trump
contro gang e miseria
Guido Olimpio
Chi è
Si occupa di terrorismo internazionale e Medio Oriente, lavora al "Corriere della Sera" come inviato negli Stati Uniti
I migranti arrivano a ondate. A volte sono alcune dozzine di persone, ma sempre più spesso "cortei" di 100-150 individui. Non pochi i nuclei familiari. I trafficanti messicani li trasportano con camion o bus fino alla barriera che segna il confine con gli Usa, poi li spingono dall’altro lato. I clandestini non scappano, bensì corrono verso la Border Patrol, sperando di ottenere asilo.
Chi non sceglie questo sistema, si avventura nel deserto, a suo rischio e pericolo. I sentieri possono essere trappole. Muori per il calore, per una caduta, per un malore. Anche una storta che impedisce di tenere il passo può diventare fatale. Le guide che accompagnano questi disperati hanno ordini precisi: chi non è in grado di camminare è abbandonato al suo destino. Svaniscono in zone remote, come il micidiale Camino del Diablo. Le famiglie non avranno più notizie, resteranno per sempre nell’angoscia, nel dolore, nell’incertezza.
Rispetto al passato la maggioranza di questo popolo in movimento è costituita da immigrati del Salvador, del Guatemala, dell’Honduras, in fuga da povertà, gang, violenza. Qualsiasi cosa è meglio di quello che devono affrontare ogni giorno. E dopo il lungo cammino verso il Nord, pieno di insidie, devono mettere in conto l’ultimo baluardo. Il muro. Che non è solo di Trump. Tutti i presidenti che lo hanno preceduto ne hanno costruito un pezzo per cercare di proteggere una parte della frontiera. Infatti non poche sezioni sono senza difese o con protezioni limitate. Una barriera per fermare i veicoli, dei reticolati, in taluni punti non c’è proprio nulla.
Costruire e mantenere il muro costa, richiede sforzi logistici importanti e non di rado la conformazione del terreno è l’ostacolo principale a qualsiasi lavoro: canyon ripidi, montagne aspre, canaloni resi instabili dall’acqua. Quando The Donald ha annunciato il suo piano ci si è chiesti dove avrebbe trovato i soldi. Il conto era e resta salato. Le stime più caute parlano di 12 miliardi di dollari, le massime superano i 20. Cifre sulle quali si innescano speculazioni politiche, con i pro e contro che le leggono a seconda di come conviene.
Per ora la Casa Bianca è riuscita ad ottenere un budget di circa 5 miliardi di dollari, compresa una porzione stornata dai bilanci del Pentagono. È poco rispetto al "sogno" iniziale. Secondo gli esperti con questo "pacchetto" Trump potrà realizzare circa 800 chilometri di nuove strutture. Alcune copriranno dei settori del confine scoperti, altre potenzieranno le misure in diversi punti critici. Il muro dovrà essere alto sui 9 metri, con un incremento di tre rispetto alle palizzate attuali. Il presidente - secondo indiscrezioni - ha auspicato che la parte superiore abbia delle "punte", un deterrente per chi vuole scavalcarlo. Trump lo vorrebbe di colore nero, in modo che i "pali" assorbano calore e diventino roventi. Idee che sono una sintesi di ossessioni, fantasie e progetti velleitari, ma che al tempo stesso risentono di quanto avviene sulla frontiera.
Oltre ai migranti, la polizia deve vedersela con i trafficanti di droga. Aggressivi, ingegnosi, spinti da guadagni mostruosi. I narcos sono una vera minaccia e per loro il muro è un problema parziale visto che fanno transitare la loro "merce" nei porti, dentro i veicoli, su battelli semi-sommergibili, nei container. Usano i passaggi legali per contrabbandare cose illegali. La campagna presidenziale rappresenta un fastidio, magari li costringe a escogitare altre mosse, però non li dissuade. E, rispetto alle autorità, non hanno vincoli di spesa.
19-05-2019 01:00


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