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12.06.2019
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Loretta Napoleoni
Quel Modi indiano
piace a Usa e Cina
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Kim Jong-Un - Il nemico necessarioi'.
Il vertice informale tra il premier cinese Xi Jinping e quello indiano Narendra Modi a Wuhan, nella provincia centrale di Hubei, in Cina, il 27 e 28 aprile scorso è quasi passato inosservato. Ma quell’incontro ha riconfermato gli accordi bilaterali su questioni globali, strategiche ed a lungo termine tra le due nazioni. Qualche settimana dopo Modi ha anche incontrato Vladimir Putin a Sochi e il Cremlino gli ha conferito la più prestigiosa onorificenza russa, l’Ordine di San Andrea Apostolo. Tutto ciò sembra cementare un’alleanza strategica tra le tre nazioni all’interno del clima di nuova guerra fredda che sta prendendo piede nel mondo da quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti.
Modi è decisamente tornato al potere con un profilo internazionale più prestigioso. Ormai tutti i leader mondiali guardano all’India come una nazione asiatica di peso che deve assumersi responsabilità maggiori nel nuovo assetto mondiale, che può agire da ago della bilancia nei precari equilibri asiatici e del Pacifico. Allo stesso tempo l’India è vista come un Paese che si deve necessariamente aprire ai mercati internazionali e che deve affrontare i problemi climatici per contribuire alla loro risoluzione.
Durante gli ultimi cinque anni, dunque, nonostante abbia avuto diversi problemi interni, Modi è riuscito a navigare bene la politica internazionale ed a modernizzare l’immagine che il mondo ha del suo Paese. Ha anche mantenuto un atteggiamento di non allineamento, ad esempio è entrato a far parte della Banca asiatica d’investimento per le infrastrutture anche se sia il Giappone che gli Stati Uniti si erano opposti. Ed è stato un bene, secondo il Financial Times nel 2018 l’India è stata la nazione che ha maggiormente beneficiato dei servizi di questa istituzione.
Non sarà però facile per Modi navigare le acque turbolente della politica internazionale nei prossimi cinque anni. Washington vuole che Nuova Deli controbilanci il potere di Pechino per bloccare l’ascesa economica e politica della Cina in Asia, ma vuole anche che Modi abbatta le barriere doganali alla penetrazione del mercato indiano da parte del Made in Usa. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 l’India sarà il terzo mercato di consumo mondiale passando da 1’500 miliardi di dollari a 6’000 miliardi annui. Una cuccagna per gli esportatori statunitensi.
La Cina, da parte sua, cerca in Modi un alleato nella guerra commerciale con gli Stati Uniti non come mercato di sbocco ma come fonte di approvvigionamento. Da qualche tempo Pechino corteggia il premier indiano perché il suo Paese è un importante sostituto per le importazioni cinesi. Già nel 2018 il volume dei prodotti indiani esportati in Cina è aumentato e così facendo si è ridotto il deficit commerciale indiano con Pechino di ben 10 miliardi di dollari. In cambio l’India riceverà un trattamento preferenziale per accedere ai settori della medicina e del software cinesi e parteciperà all’iniziativa globale della nuova via della seta.
Secondo la stampa cinese Modi è più incline ad allearsi con Pechino e con Mosca, geograficamente suoi vicini e membri dei Brics, che con Washington. Una conferma o smentita con molta probabilità ce la daranno i risultati degli incontri informali tra India, Cina e Russia prima del G20 di Osaka,  che si etrrà a fine giugno.
09-06-2019 01:00


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