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Quando un Comune
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Giuseppe Zois


Caro Diario,
le vie e le piazze sono il passaporto di un paese e di una città. Le personalità di cui richiamano la memoria, i riferimenti geografici o alla civiltà contadina che spesso sono all’origine e che rimandano al passato e ad una specificità, guidano nella rivisitazione/ambientazione di un luogo. Sono intervenuti molti cambiamenti, nel piccolo e nel grande delle comunità, ma onorare i benemeriti - oltre che segno di gratitudine - è prova di identità e di appartenenza. Non è un aspetto marginale in un tempo che scorre sempre più veloce e fa dimenticare in fretta i protagonisti e la storia del posto. In parte, anche la scelta della dicitura dialettale contribuisce a connaturare un quartiere o una contrada.
QUESTA CORNICE serve a inquadrare una intitolazione recente fatta da un Comune - Melide - per onorare Sandro Vitalini. Al prete, teologo e docente universitario è stata dedicata la piazza che è il cuore del paese, metà area del Comune stesso e metà della Parrocchia. Importante e significativa al riguardo la lettura - che è la filigrana della motivazione - fatta dal sindaco Angelo Geninazzi. È uno sguardo alto, con valenza che va oltre il locale e su cui è bene riflettere. Una delle prime finalità indicate dal sindaco è che "la piazza rappresenti anche un contenuto", riprendendo quanto ha trasmesso la persona prescelta.
ASCOLTO E DIALOGO sono i primi due attributi che si confanno ai punti nevralgici della quotidianità, nel pulsare della vita, degli incontri, delle relazioni umane che vi avvengono e vi transitano. Piazze e vie, con i nomi che portano, sono una guida non solo nell’orientare i passi verso qualcuno, ma un invito forte a cogliere le sfide che ci attendono, un orizzonte di incoraggiamento verso il futuro, osando andare controcorrente perché "avere coraggio come comunità significa anche stringersi, sostenersi a vicenda", ha concluso Angelo Bernasconi.
L’AUSPICIO che si irradia da Melide, così come tempo fa da Rovio per la via dedicata al "Sciur Maestru", Angelo Frigerio, è un messaggio ideale di attenzione agli altri, sinonimo di apertura, fiducia, speranza, solidarietà. Una piazza è un libro aperto davanti a ognuno per rivolgere lo sguardo al prossimo, per sentirsi uniti, insieme. E dove "volontariato e attività sociali sono scritti ancora in maiuscolo". Può essere un dono vitalizzante.
NELL’INCONTRO con una persona, prima dello stesso saluto viene lo sguardo. Forse dovremmo recuperare la bellezza - con un soffuso velo di nostalgia - del riconoscersi, anche con il volto diviso in due dalle mascherine scacciavirus. Gli occhi sono il riflesso del nostro sentire, più espressivi anche della stretta di mano: che è gesto successivo e che rimane peraltro controindicato nel fluttuare aggressivo del coronavirus. Piazza, dunque e in definitiva, come occasione privilegiata per sussulti di positività anche civili da riscoprire nell’usurarsi di molte certezze.
26-09-2020 23:30

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