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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
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La Cina manda all'aria
il sogno di Usa e Russia
Luigi Bonanate


Se due sono pochi, tre sono troppi! Così dice la teoria classica delle relazioni internazionali: mentre il sistema bipolare gestito da due stati egemonici è stabile ma rigido, e il multipolarismo è elastico e capace di assorbire gli scossoni ma è instabile e fragile, il tripolarismo che si affaccia oggi sulla scena internazionale sembra l’ipotesi peggiore. Nel bipolarismo, Stati Uniti e Unione Sovietica raccoglievano intorno a loro un certo numero di alleati e avevano la possibilità di confrontarsi bilanciando le rispettive forze. Nel multilateralismo del passato, al contrario, le grandi potenze facevano riferimento solo a se stesse e guardavano sospettosamente le altre: l’equilibrio diventa in tal caso estremamente fragile perché chiunque in qualsiasi momento può, senza il freno di qualche alleato prudente, decidere di sovvertirlo.
La cultura internazionalistica suggerisce quindi, un po’ astrattamente, come numero magico delle coalizioni internazionali il "cinque", che tuttavia porterebbe spontaneamente, in caso di crisi, a vedersi contrapporre comunque due diverse impostazioni: il 5 si divide facilmente in 2, e si tratterà quindi di un 3 contro 2, un qualche cosa che assomiglia a un nuovo bipolarismo. Insomma, la lezione è che quando delle grandi potenze mal si sopportano, gli altri stati, attorno a loro, tendono a schierarsi dall’una o dall’altra parte, producendo due coalizioni impari, ma comunque solide (dipende poi dalla condizione reale di ciascuno stato stabilire quanta maggior forza possa apportare alla coalizione).
Ma anche il tripolarismo è instabile e imprevedibile: tra 3 stati che tirano ciascuno la coperta dalla propria parte è facile che sorgano incomprensioni e conflitti. Ma questa è la paradossale situazione in cui si trova oggi il mondo delle relazioni internazionali: dopo quasi mezzo secolo di bipolarismo (dal 1945 al 1989), dopo altri quasi 30 di anarchia (dal 1989 al 2018), sembra che tra Stati Uniti, Russia e Cina si sviluppi un intrigo nel quale di giorno in giorno cambiano le amicizie e gli accordi. Trump e Putin si sorridono e poi si minacciano, periodicamente; Xi Jinping se ne sta un po’ in disparte, ma in posizione di forza: a Putin lo avvicina la storia dei rapporti tra i due Paesi e l’insieme degli interessi regionali asiatici; agli Usa la Cina può far balenare ogni giorno la superiorità finanziaria che si è costruita nell’interscambio commerciale degli anni passati. Questa trilateralità produce continui incroci e rilanci tra amici che diventano nemici: ciò impedisce di "chiudere" ogni trattativa perché il terzo escluso di turno può mettersi in mezzo e offrire o minacciare alternative vantaggiose all’uno o all’altro.
Di norma, questo regime internazionale richiederebbe statisti e governi equilibrati, solidi e consapevoli. Oggi Trump non rientra in questa categoria; Putin e Xi appaiono invece intoccabili e inamovibili (almeno per ora). Per gli Usa la congiuntura non è facile, e ciò può farci capire il loro nervosismo. Ma sono l’unico stato democratico, dei 3: meglio degli altri 2, dunque, ma più fragili.
13-01-2019 01:00
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