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20.09.2019
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o per incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– per l'anno 2018 [www.ti.ch/commesse]
19.09.2019
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Ticino e Svizzera, agosto 2019
17.09.2019
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale, andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2019
11.09.2019
Notiziario statistico Ustat: Le transazioni immobiliari in Ticino nel secondo trimestre 2019
09.09.2019
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2019
04.09.2019
La Segreteria del Gran Consiglio ha provveduto a pubblicare l'Ordine del Giorno della seduta plenaria del 16 settembre prossimo
03.09.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale commercio al dettaglio, Ticino, luglio 2019
02.09.2019
Aggiornati e completati i dati sugli impianti di depurazione delle acque [www.ti.ch/oasi]
30.08.2019
Notiziario statistico Ustat: Indagine congiunturale alberghi e ristoranti, Ticino, luglio 2019
27.08.2019
Notiziario statistico Ustat: Popolazione residente permanente, Ticino, 2018
LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
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Per ora fare il pieno
costerà a tutti di più
Lorenzo Cremonesi
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I migranti in Libia
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Guido Olimpio
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Killer, boss e agguati
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Luigi Bonanate
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Primavera di tensioni
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Il governo MaZinga
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delle nuove generazioni
Luca Mercalli
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"Senza una svolta
ci sarà un'estinzione"
Chiara Saraceno
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Per le famiglie servono
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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Dollari sul petrolio,
miccia sempre accesa
Luigi Bonanate


L’attacco al pozzo e alla raffineria, ad Abqaiq e a Kharais, in Arabia saudita, per mezzo di droni e di missili, ha provocato danni materiali significativi, ma non troppo, e per fortuna senza causare vittime umane. Non sappiamo neanche (ufficialmente) chi li abbia lanciati, ma non ci si può nascondere che chi ne ha avuto l’iniziativa corre un bel rischio: tra una provocazione che conta di sapersi fermare prima dell’abisso, e la volontà di dare "finalmente" avvio alla scena finale della tragedia petrolifera, una miscela di idrocarburi e denaro, che nel corso del Novecento ha determinato gran parte degli eventi mondiali.
Basterebbe questa constatazione per impegnarci coraggiosamente nella ricerca di alternative che - a qualsiasi titolo - possano ovviare alla (relativa) rarità di quel liquido oleoso: essendo così importante per lo sviluppo sociale e materiale dell’umanità, dovrebbe essere addirittura considerato, come l’acqua, un "bene comune dell’umanità", espressione con la quale ci si riferisce a un qualche cosa che per sua natura non può essere negato nessuno. Ora, sappiamo bene che la storia - sia nel caso dell’acqua come in quello del petrolio - ha preso altre strade, e sono proprio queste ultime che dobbiamo imboccare.
La più trafficata è lastricata di denaro. Saddam Hussein, nel 1990, pensò di potersi liberare dei suoi debiti prendendosi il petrolio del Kuwait, e gli andò, fortunatamente, male. Ora, il declino del prezzo del barile (causato dal rallentamento dell’economia mondiale) paralizza il grande piano finanziario di modernizzazione varato da bin Salman Saud al quale il flusso di denaro non giunge più rigoglioso; intanto, la società iraniana (e più questa che la sua classe dirigente) soffre pesantemente le conseguenze dell’embargo decretato dagli Stati Uniti. L’incursione di domenica scorsa potrebbe avere diverse origini e diventare un casus belli di primaria importanza. Chi trovasse questa ipotesi eccessiva, ricordi che nel 1939, tutti i Paesi dichiaravano la loro buona volontà di evitare la guerra, ma poi vi ci si precipitarono a capofitto.
Staremo a vedere, e contiamo sulla saggezza: anche di quella degli Stati Uniti. Basta ricordare quando Trump voleva "spianare" la Corea del Nord, per poi andarsene a passeggio con Kim Jong-un. Ma il Medio Oriente è tutt’un’altra storia: è una miccia permanentemente accesa. La questione arabo-israeliana incombe, lo scontro tra sciiti (iraniani) e sunniti (Arabia saudita) non si attenua. Tutto ciò dura da decenni. E gli Stati Uniti nel tempo hanno protetto l’Iraq per poi invaderlo, hanno confidato sull’Iran persiano e ora ne sono acerrimi nemici, si sono alleati all’Arabia saudita ma non la amano per nulla. Del resto, non è facile neanche fidarsi di bin Salman che ha fatto massacrare Khassogi, il giornalista dissidente, o dei Custodi della rivoluzione iraniana che hanno sostituito l’ideologia con la teocrazia, nonché di Trump, che ci sottopone tutti i giorni a una doccia scozzese...
La politica vuole moderazione e pazienza: ma devono mettercela tutti. Un errore potrebbe essere fatale.
22-09-2019 01:00

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