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Luigi Bonanate


Strani tempi, questi in cui viviamo. Le nostre abitudini e i comportamenti anche più semplici (un aperitivo con gli amici, dopo una giornata di lavoro) diventano trasgressioni e talvolta persino dei reati; siamo bombardati da eventi e da circostanze che sembrano cambiarci continuamente le carte in tavola. Per un verso, la pandemia ha spiegato anche ai più testardi che per sconfiggerla ci vuole il vaccino, e questo ci ha convinti a condividere nuove regole e direttive. Ma nello stesso tempo ci ha fatti diventare tutti nemici tra noi nel cercare di accaparrarci, caso per caso, le forniture di vaccino, facendo fare a quest’ultimo giri finanziariamente "pericolosi". Il virus non può essere fermato dalle frontiere ma, a quanto pare, possono esserlo le fialette di vaccino. Gli Stati Uniti, per un verso (quello di Trump) aveva una politica lassista, e ora (con Biden) sono diventati rigorosissimi; in Italia (di quando non c’era ancora Draghi) il federalismo invocato per anni e poi conquistato ha danneggiato sensibilmente la politica sanitaria su tutto il paese.
Come in un cambio di stagione, Biden e Draghi, da un lato, due "nuovi venuti", sono l’esempio della capacità dei sistemi politici, democratici, di invertire una rotta e scegliere soluzioni altrimenti impossibili. I vari governi si sono dibattuti tra decisioni rigorose e dure per combattere i contagi; ma altri hanno preferito far finta di nulla e non hanno imposto alcun particolare comportamento. C’è chi ha tentennato, come la Francia, e dapprima anche la Germania; chi ha chiuso gli occhi e ha confidato nella propria (vecchia) educazione civica, come la Svezia. La Russia "ha ballato da sola", e probabilmente aveva fatto bene a lavorare in solitudine. Accanto a questi tentennamenti, pur comprensibili anche se sovente un po’ artificiali, si è eretta, in difesa della libertà di decisione, la protesta di chi rifiuta il vaccino anti-covid, come quelli del passato (poliomielite, ecc.), e non si lascerà vaccinare.
Ma questa spaccatura nell’ambito della moralità pubblica planetaria ha un risvolto drammatico. Immaginiamo che si diano due posizioni contrapposte: una a favore del vaccino e una contraria. Poniamo poi che l’assunzione del vaccino, largamente disponibile e che chiunque potrebbe ottenere, non guarisca nessuno: in questo caso, comunque, non si nuoce a nessuno in più. Dalla parte opposta ci saranno i contrari al vaccino, rifiutando il quale si nuoce a chi avrebbe voluto il vaccino e non l’ha avuto. Per garantire la libertà di pensiero di alcuni, che rifiutano il vaccino, molti (moltissimi) in più si ammaleranno in conseguenza della permanenza del virus! Ma l’eguaglianza nelle opportunità di scelta è il cuore stesso della democrazia.
Il mondo è uno solo e le decisioni prese da alcuni valgono per tutti gli altri la cui libertà viene inevitabilmente ridiscussa in una sorta di gioco di specchi pere cui in certi momenti vogliamo una cosa che il giorno dopo rifiuteremo: volevamo abolire i confini interni all’Unione europea e ora ci ritroviamo a doverli chiudere, nel tentativo di ingabbiare un virus per mezzo di un vaccino e di altre decisioni profilattiche che non tutti condividono. Una cosa è certa: nella discordia e nelle divergenze tutti ci rimettono, come vediamo ogni giorno sui quotidiani, che riportano sentenze di grandi clinici - tutti in dissenso l’uno con l’altro.
27-02-2021 21:30

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