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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
A Putin piace bluffare
con avversari "fragili"
Luigi Bonanate


Coniata nella Roma antica per contrassegnare situazioni politiche di estremo pericolo per la sopravvivenza dello Stato, la forma politica della dittatura si è trasformata diventando lo strumento perentorio e indiscutibile di una politica che mira a stabilizzare e consolidare la conquista del potere. I dittatori che ci vengono in mente, da Mussolini a Hitler, da Lenin a Stalin, da Franco a Salazar, non suscitano in noi alcun rimpianto e anzi, quando sentiamo usare questa parola (anche fuori dal contesto politico: la dittatura del mercato, la dittatura della Juventus nel campionato di calcio italiano, la dittatura del proletariato marxiana) ne recepiamo sempre anche una risonanza sgradevole se non addirittura preoccupante o pericolosa.
È per questo che la notizia che Vladimir Putin intenda modificare la Costituzione della Russia, accentuando il ruolo della Duma (il Parlamento) con intenzioni dichiaratamente miranti a garantirgli la supremazia politics sine die, sta suscitando grande scalpore. O meglio, quest’ultima sfacciata mossa finisce di dipingere il vero volto di uno statista di grande abilità e altrettanto cinismo. Un primo grande riferimento che dobbiamo fare è al Putin-grande-potenza: è a lui che Assad, il dittatore (eccone un altro!) della Siria, deve la sua permanenza al potere, e addirittura la sua stessa vita. Vediamo allora sinteticamente quale sia stato il suo percorso: dal 2000 Putin è il detentore unico e assoluto del potere in Russia, ovvero esattamente da 20 anni. Chi altri nel mondo contemporaneo può vantare l’abilità con cui è intervenuto nella questione che lo sta ponendo al centro della crisi libica? Chi altri al mondo può vantare un primato del genere, non in un qualsiasi minuscolo staterello in una parte sperduta del pianeta, ma nello stato più grande del mondo? Com’è possibile che egli sieda faccia a faccia con il presidente Trump, che rappresenta davvero (materialmente) la massima potenza mondiale? Tanto più che la Russia è ormai insidiata, meglio sorpassata, da una Cina che, possedendo la maggiore popolazione mondiale, è un convitato di pietra non irrilevante e sempre più importante?
E la società russa? Quanto sostegno popolare può acquistarsi Putin quando i parametri economici mondiali (Fondo monetario internazionale) collocano la Russia al cinquantesimo posto? Il sistema industriale russo è rimasto quello sovietico, cioè arretratissimo; la sua potenza economica è semplicemente quella di dover importare di tutto e vendere soltanto petrolio; la classe dirigente del sovietismo è stata spazzata via... Potremmo anche essere indifferenti alle vicende di quello che è stato il grande impero zarista, se non fosse che Putin, con una serie continua di interventi "a gamba tesa" nella politica mondiale rischia di provocare danni di cui però non sarebbe il primo a subire le conseguenze. L’andamento deri suoi rapporti con quell’altro dittatore (ecco che la parola ritorna...) che è il presidente turco Erdogan, illustra chiaramente lo stile del giocatore di poker, che non avendo in mano buone carte, non può fare altro - se non vuole uscire dal gioco - che ricorrere a bluff continui. La sua fortuna, per ora, è che il suo principale avversario, al tavolo da gioco, Ronald Trump, è molto più ingenuo, gioca a carte scoperte e sovente si lascia sfilare da sotto il naso il "piatto".
19-01-2020 01:00

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