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Sono in gioco libertà,
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Luigi Bonanate


Non c’è bisogno di contare le vittime e neppure di mettere in competizione le capacità sanitarie dei diversi stati colpiti dal covid-19, per ringraziare, applaudire e ammirare il coraggio e l’immenso sforzo che la medicina ( medici, infermieri, e tutti gli altri) sta compiendo per salvare delle vite umane. Sembra che molte cose non siano state perfette, ma - di fronte all’eccezionalità della vicenda - sarebbe ingeneroso criticare chi da mesi combatte in vece nostra rischiando la pelle. Ma non si dovranno neppure passare sotto silenzio gli sbandamenti e gli errori che la voglia di sconfiggere in fretta il virus può causare.
A incominciare dal ruolo dell’informazione: la fame di notizie ha lasciato passare attraverso le maglie degli scrupoli dei giornali, numeri, statistiche,date, previsioni, interviste e giudizi tra loro contrastanti che hanno fatto ondeggiare le pubbliche opinioni tra noncuranza e paura, ivi comprese quelle dei governanti e dei politici. Si va così dall’indifferenza di certi leader, in Svezia, Inghilterra, Stati Uniti, Brasile, fino al grande colpo di teatro organizzato dal primo ministro ungherese Orban che ha sfruttato la nostra disattenzione per farsi consegnare i pieni poteri senza scadenza dal Parlamento. Ha fatto meglio (cioé peggio) soltanto Putin che ha sottoposto alla Duma una riforma che lo terrà al potere fino al 2034!
Questa crisi mostra poi quanto il nazionalismo/sovranismo che serpeggia da tempo per l’Europa sia fallimentare, avendo dimostrato che non sono in gioco primati in fatto di mascherine o di letti in ospedale, ma la spinta solidaristica che ha aiutato tanti a scampare il pericolo. Che le tute protettive arrivino dalla Cina o dalla Corea del Nord non ha alcuna importanza, ma ci ricorda che potrà toccare anche a chi sta bene di dover aiutare gli sfortunati, una volta o l’altra. Se all’interno dell’Unione europea, ad esempio, ciascuno se ne va per la sua strada, il risultato satà una grande confusione istituzionale e morale, capace di dissolvere il principio fondativo dell’Unione che si basa sull’eguaglianza di trattamento tra tutti i suoi cittadini. Cadremmo in una anarcha in cui ogni città, ogni regione, ogni paese, si sceglie le direttive che preferisce e in cui ogni ogni leader potrà sfruttare propagandisticamente errori e virtù dei governi.
Non sarà la democrazia (da sola) a sconfiggere il virus, ma ci riuscirà l’applicazione dei principi di eguaglianza sociale che la pandemia ci ha fatto riscoprire - a un livello mai visto prima - dimostrando quanto stretto sia l’intreccio tra salute, libertà individuale e democrazia pubblica. Non avrebbe senso essere tanto "candidi" (nel senso di Voltaire) da credere che il Covid-19 sia un male da cui discenderà un bene: non è né una guerra né una spinta alla rinascita; ma è un possente richiamo ai nostri obblighi di cittadini del mondo. Per fermare il virus a casa mia debbo spegnerlo anche in Brasile, negli Usa o in Ungheria. A sua volta, la salute, da sola, non basta: è un puro e semplice diritto che tutti abbiamo. Ma se non ce n’è per tutti, è come se non ce ne fosse per nessuno.
05-04-2020 01:00


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