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GLI SCENARI di Luigi Bonanate
Immagini articolo
In Turchia la religione
ha sostituito la politica
Luigi Bonanate


Ancora una volta la Turchia di Erdogan salta sulla prima pagina dei quotidiani di tutto il mondo calpestando l’esito di una elezione amministrativa che ha seguito le regole della democrazia elettorale. Ma l’esito ottenuto dal partito del Presidente non è piaciuto e il candidato di Erdogan, seppure per poche migliaia di voti, è stato sconfitto dal candidato dell’opposizione. Visti i risultati e dato che lo scarto tra concorrenti non è alto, Erdogan ha avuto buon gioco a sollevare dubbi sulla regolarità delle operazioni, espressi anche dall’opposizione, a dire il vero. Ma mentre l’opposizione non si è potuta far sentire o protestare, il governo ha deciso che il voto del 31 marzo scorso a Istanbul venga annullato e il 23 giugno prossimo si rivoti da capo.
La Turchia risulta, nelle graduatorie internazionali della libertà di stampa al terzo (peggior) posto come declino del rispetto della libertà di stampa e di informazione. I giornali sono il fondamentale strumento con il quale si svolge la lotta politica pacifica: sono la principale garanzia della democrazia. Dunque, senza libertà di informazione, niente democrazia. Si tratta quindi, e purtroppo, dell’ennesima prova che il cammino del regime di Erdogan verso un autoritarismo personalistico e illiberale procede senza soste. Soltanto tre anni fa, nella vana e falsa denuncia di un inesistente tentativo di colpo di Stato da parte dell’oppositore Gulen, migliaia e migliaia di persone scomparvero e più nessuno ne seppe nulla. E ora, con quale fiducia i turchi - ma anche tutti noi - potranno confidare nella nuova tornata elettorale di Istanbul? Possiamo scommettere su chi vincerà! In effetti, non succede mai che a chiedere l’annullamento di una votazione sia chi l’ha vinta; ma se ogni sconfitto chiedesse non soltanto un riconteggio, ma la ripetizione, allora il mondo si fermerebbe e ogni giorno andremmo tutti a votare!
Ovviamente, siamo di fronte a un caso-limite e a un paradosso. Che l’Unione europea continui da decenni a respingere la richiesta turca di entrare a farne parte non stupisce, così come evidentemente non stupisce il controllo assoluto del potere da parte di Erdogan dal 2003 a oggi, senza interruzione, che si regge sul controllo dei mezzi di informazione e sulla repressione che tiene in carcere senza processo migliaia di oppositori. La popolazione turca, più di 80 milioni di persone, si appoggia su una antica e nobilissima tradizione. L’impero ottomano, di cui la Turchia è l’ultimo brandello, ha governato per secoli mezzo mondo, e ha sviluppato una tradizione di grande cultura e civiltà. E’ triste che tragitti storici tanto importanti finiscano per incaponirsi in vicende politiche così squallide e visibilmente truffaldine. Ma il punto è ancora forse un altro: le società politiche contemporanee stanno vacillando, hanno perduto lo smalto che avevano quelle che godettero i frutti della seconda guerra mondiale e non l’hanno neppure conosciuto quelle che si sono liberate più recentemente dell’autoritarismo comunista. La religione ha preso il posto della politica, ma è improbabile che un Dio, quale che sia, sia anche un buon politico.
12-05-2019 01:00
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