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I corteggiatori della Libia
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Luigi Bonanate


Molto grande ma poco popolata, ricchissima di petrolio che però non porta benessere alla popolazione, la Libia è oggi una delle zone più infelici del mondo. Territorialmente estesa - diciassettesimo più ampio stato del mondo, ma soltanto centotreesimo in fatto di popolosità, e tra gli ultimi quanto a reddito pro capite - è dilaniata tra due fazioni che hanno data vita a una guerra civile, che è sconfinata anche nella fattispecie dei cosiddetti stati "divisi" (più che una secessione, in cui si perde solo una parte di stato territoriale), un modello altre volte visto in azione, raramente se mai foriero di pacificazione, ma di rinnovati e incessanti scontri: così tra India e Pakistan, tra le due Coree, in Palestina, a Cipro, in Irlanda, in Rwanda (Hutu e Tutsi), in Ukraina, in Yemen...
Casi diversi e distinti, naturalmente, ma la matrice comune sembra essere l’illusione di far trionfare il sogno nazional-nazionalistico che ha attraversato il ventesimo secolo: "un popolo, uno stato" (o, una "nazione, uno stato"). Per non fare che un esempio, essendo tutta quanta questa problematica immensa e scottante, chi se la sentirebbe, oggi come oggi, di proporre una linea di divisione definitiva e condivisibile sulla terra palestinese che è contesa tra lo stato di Israele e l’Autorità nazionale palestinese? Per chi è nato nell’isola di Cipro, trovarsi ad "appartenere" alla Grecia o alla Turchia può essere tanto una grande gioia quanto una terribile sciagura. La soluzione ideale sarebbe quella di una libera scelta di ciascuno, ma nel nosro mondo per ora non vi è spazio per soluzioni così nobili. Guardiamo al caso della Corea, dove fratello e sorella al potere punzecchiano in continuazione la parte la Corea del Sud: Yo-jong, la sorella, ha bruciato la sede dei colloqui di pace con la Corea del sud, ma il fratello Kim ha immediatamente gettato acqua sul fuoco, rinnovando proposte distensive - e il povero Moon, presidente sud-coreano non sa più che pesci pigliare, stretto tra gli irrigidimenti americani e il desiderio di ricongiungimento con i fratelli separati.
La questione libica, in più delle altre, possiede componenti territoriali complesse che vedono la Russia schierarsi dalla parte del "ribelle" Haftar, insieme a Egitto ed Emirati arabi; la Turchia, invece, e una parte dell’establishment dell’Onu stanno dalla parte di al-Sarraj: anomalie davvero strane, perché la Russia e la Turchia sono piuttosto lontane dalla Libia, che è più vicina all’Italia che a queste potenze "protettrici", tra le quali non compaiono gli Stati Uniti. La loro assenza segna una svolta storica: un nuovo isolazionismo oppure il mero disinteresse per una questione insignificante? Certo è che gli Stati Uniti hanno commesso in Medio Oriente una quantità di errori, dopo che il colonialismo gli aveva aperto la strada. Ma è come sul mercato: se chi ha la merce più pregiata, non la espone o la espone malamente, finisce per perdere i clienti. Possibile che nessuna delle due fazioni interessi agli Usa? Questo sì, potrebbe essere un segno importante: che gli Usa scivolino fuori dal palcoscenico.
27-06-2020 23:30

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