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FOGLI IN LIBERTÀ di Renato Martinoni
Immagini articolo
Il silenzio e il baccano
stimoli per una lezione
Renato Martinoni


Per secoli e secoli, anzi, per milioni di anni, il mondo è stato dominato dal silenzio. Un silenzio lungo, rotto soltanto dai meteoriti che si spiaccicavano sulla terra, dai terremoti che la scuotevano, dai tuoni che la spaventavano, dalle onde che si infrangevano sugli scogli, dalle urla feroci dei dinosauri e dai rantoli delle loro vittime. Era il silenzio a dominare il mondo. Anche se, di tanto in tanto, nel succedersi dei millenni, esso veniva violato dallo strepito delle folle nelle arene, dove i gladiatori combattevano contro i leoni, sui campi di battaglia, nei saccheggi e negli incendi provocati dai barbari, dalle baldorie nelle osterie, e sulle piazze, nei giorni di mercato e di carnevale, dai canti nelle chiese, dai richiami solitari dei pastori. Poi però il rumore cessava per fare posto nuovamente al silenzio. Doveva essere un’emozione tornare alla pace dell’udito.
Quindi è venuto il "secolo del rumore". Di punto in bianco, nell’Ottocento, la motorizzazione ha cambiato le abitudini dell’uomo. Vuoi mettere salire su un treno per andare a Roma da Londra? Prima, in sella al cavallo o dentro la carrozza, e magari navigando per un’altra tratta, ci volevano tre settimane. Poi sono bastati tre soli giorni. È allora che sono nati i treni, le auto, le moto, gli aerei, macchinari vario genere, sulle strade e nelle fabbriche, la musica amplificata dal grammofono, le bombe che hanno distrutto il paesaggio. Così il secolo si è riempito all’improvviso di orribili rumori che hanno spazzato via quasi per sempre, dalla faccia della terra, quel silenzio che per millenni aveva portato l’uomo a sentirsi solo, a essere preso dalla malinconia, ma anche a mantenere saldi rapporti con il mondo circostante, con i suoi pensieri, con l’inquietante tacere dell’universo. Parte della sua vita l’uomo la passava con le orecchie risparmiate dai rumori, e con il cervello o il cuore sintonizzati sulla memoria, sulla preghiera, sulla meditazione.
Ora stiamo nel secolo del baccano. Per andare da Londra a Roma bastano due ore. Non è più la natura, e neanche le occasioni, a fare rumore. È la moltitudine che lo produce. Tutti insieme, senza sosta: strombettando sulle piazze, telefonando in pubblico, urlando alla televisione, raccontando frottole, ridendo per nulla, applaudendo per meno ancora, piagnucolando ancora per meno. Tutti intenti a "comunicare", non conta oramai che qualcuno ci ascolti oppure no. Varrebbe la pena di introdurre nelle scuole una lezione settimanale di silenzio. Via il telefonino, via il computer, nessuno che dica una parola. E, dopo il silenzio, obbligatoria un’altra ora di discussione. Su ciò che ognuno ha pensato. Con la sua testa. Nella pace infinita del silenzio.
10-12-2017 01:00

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