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FUORI DAL CORO di Giò Rezzonico
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Le alternative all'Ue
saranno pericolose
Giò Rezzonico


Sono convinto che l’Ue abbia un futuro", ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in un’intervista del 30 dicembre su Repubblica. "Basta far visita a un cimitero militare - ha aggiunto - per rendersi conto di quale sia l’alternativa all’unificazione europea". Difficile non condividere questa affermazione. Certo l’Ue ha molti difetti, è sicuramente migliorabile, ma ha ragione Juncker: le alternative sono molto pericolose!
Nel 2019 la questione europea sarà fondamentale non solo a livello continentale, ma anche per la piccola Svizzera e per il minuscolo Ticino. Gli stretti rapporti che intratteniamo con l’Europa ci garantiscono notevoli vantaggi, basti pensare allo sviluppo dell’economia e della ricerca ma come sempre avviene hanno anche un prezzo. Prezzo forse più elevato per le regioni di confine come il Ticino, dove la libera circolazione delle persone mette sotto pressione i salari dei residenti, soprattutto quelli dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Ma la soluzione non è chiudere le frontiere e la porta in faccia all’Europa, perché a rimetterci saremmo noi. Non serve nemmeno picchiare maldestramente i pugni sul tavolo, come si è fatto recentemente a livello cantonale. Bisogna trattare, cercare soluzioni di compromesso - arte in cui il nostro Paese è maestro - sia al nostro interno, sia nei rapporti con l’Ue. Il primo scoglio da superare sarà portare a termine la trattativa, che si trascina da anni, per un accordo quadro istituzionale con l’Ue, oggi fermo al palo per la malsana alleanza tra sinistra e Udc. C’è da sperare che il Ps - o almeno una parte di esso - si smarchi dai sindacati, di cui sembra essere ostaggio, e pensi agli interessi generali del Paese per sbloccare le trattative con Bruxelles.
Bruxelles che alle elezioni europee di maggio dovrà affrontare un esame storico: l’attacco incrociato dei partiti populisti e nazionalisti, che sono giunti al potere dall’Italia all’Austria e ai Paesi dell’Est. Qualora riuscissero a conquistare una maggioranza all’interno del parlamento europeo provocherebbero certamente la distruzione dell’Ue. Come potrebbero fare diversamente dei movimenti che hanno costruito il loro potere promettendo ai loro elettori che sono gli interessi delle singole nazioni a contare e che hanno sempre considerato l’Ue come un ostacolo alle loro politiche?
La questione europea sarà molto presente anche alle elezioni cantonali del prossimo aprile e a quelle federali dell’autunno. Anche in queste occasioni emergeranno due distinte mentalità: chi non guarda oltre l’uscio di casa e chi invece considera interessi più generali, rendendosi conto che nell’era della globalizzazione non è più possibile ripristinare frontiere o costruire muri per isolarsi.
13-01-2019 01:00
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