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Libero D'Agostino


Oddìo, ce ne fosse uno, dicasi uno,  tra presidenti di partito e  politici con incarichi istituzionali che si dimetta senza addurre i rituali motivi personali, familiari o professionali. Possibile, viene da chiedersi, che queste pressanti ragioni private sopraggiungano sempre e solo dopo? Che non siano state doverosamente soppesate prima di assumere la carica?
Non uno che ammetta: “non reggo più”, “non sono all’altezza e mi faccio da parte”, “lascio  perché non ho raggiunto gli obiettivi promessi”.   Ammissione che non sarebbe un segno di debolezza, ma di umana e comprensibile difficoltà, che renderebbe più credibile la politica. Più sincera e meno ipocrita. Invece, per cercare di nobilitare in qualche modo la rinuncia, al più si parla di nuove, ma imprecisate, sfide professionali. Un’altra cortina fumogena per nascondere solitamente frustrazioni fallimenti e inadeguatezze.
Andando a memoria nelle cronache politiche più recenti, solo Saverio Lurati ha avuto l’onestà intellettuale, e il coraggio, di mollare la presidenza del Ps con un duro comunicato in cui sottolineava di non avere più le “risorse psicofisiche” per reggere le lotte intestine che agitavano il partito.
Qualche giorno fa il presidente plrt Bixio Caprara ha annunciato che non solleciterà un secondo mandato "per imprescindibili motivi personali e professionali". Per carità, sarà sicuramente vero che la presidenza "non è più compatibile con i suoi accresciuti impegni". Tuttavia, la notizia che lascerà dopo soli quattro anni la guida dei liberali radicali, avrà stupito soltanto chi non conosce i laboriosi travagli interni del Plrt nella spossante ricerca del rilancio. Meraviglia, semmai, il fatto che la decisione sia stata annunciata quando dovrebbe cominciare quel processo di rinnovamento e riorganizzazione da lui avviato, dopo la sconfitta alle elezioni federali, e ad un anno appena dalle elezioni comunali.
Agli occhi degli elettori questa scelta potrebbe sembrare un voler lavarsi le mani, il che non può non disorientare ulteriormente la base di un partito che in un decennio ha già visto avvicendarsi quattro presidenti.  All’indomani della clamorosa perdita del seggio agli Stati, nel Plrt ci fu chi chiese le sue dimissioni, imputandogli anche quella "congiunzione tecnica" col Ppd che si è rivelata per entrambi i partiti una trappola micidiale. In verità, a Caprara si poteva solo rimproverare di aver accettato passivamente quella congiunzione estemporanea, che era qualcosa di ben diverso da un processo strutturato di confronto e dialogo, a tutti i livelli, per realizzare assieme ai popolari democratici "il grande centro".
Certo, oggi non è facile reggere una presidenza. Tanto più del Plrt, in un’epoca in cui le quotazioni del liberalismo sono dappertutto disgraziatamente in ribasso. Ma, forse, la via del vero rilancio passa proprio da un profilo e da una linea più marcatamente liberale. Da un pensare e agire liberale senza pavidi tatticismi e tentennamenti di sorta, capace, perciò, di emozionare e appassionare nuovamente sezioni e militanti. Ma per questo non basta un presidente, ci vogliono anche un ufficio presidenziale e un comitato cantonale altrettanto determinati e convinti.
In tempi di presidenti prêt-à-porter, ci auguriamo che il Plrt ci risparmi almeno il comodo e opportunistico ripiego di una copresidenza.
ldagostino@caffe.ch
27-06-2020 23:30

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