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IL COMMENTO di Giuseppe Zois
Quei confini mobili
della nostra vita
Giuseppe Zois


Ma in futuro si andrà ancora in pensione? L’età media della vita si allunga. Siamo in una società che invecchia e, generalmente, in buona salute: di sicuro meglio che in passato.
La soglia della terza età, forse della quarta e magari della quinta, si sposta in avanti: se arriveremo in massa ai 90, 100 anni e oltre si imporranno modifiche e cambiamenti nel sistema di sicurezza sociale.
Si delineano scenari d’intervento: il punto centrale è cercare di capire come l’Avs vorrà o dovrà rimodulare la sua azione. Lo sappiamo: è sempre più agevole porre problemi che trovare soluzioni e sposte. In linea di principio non si possono alzare muri aprioristici, pro o contro. Saggio distinguere, evitando pregiudizi.
Chiaro che per versare la pensione bisogna disporre di liquidità, facendo tornare i conti. Si rendono necessari provvedimenti e si impone una riflessione ad ampio raggio che tenga conto dei vari aspetti. Un punto di contrasto è l’allineamento a 65 anni dell’età pensionabile tra uomo e donna. Secondo alcuni ci dev’essere parità anche in questo contesto, quindi pari diritti e pari doveri. È evidente tuttavia che questa  conclamata parità non esista nel contesto lavorativo, basti pensare alle disparità in busta paga e alle perduranti difficoltà di far carriera. Alcune posizioni sono appannaggio degli uomini e restano precluse alle donne. Quindi parità a senso unico?
Si sostiene poi che avanti di questo passo i giovani rischiano di non potersi permettere di andare in pensione, perché non ci saranno più soldi. Già, i giovani: che con il loro lavoro creano l’anello di continuità, consentendo al sistema pensionistico di autosostenersi. Piccolo dettaglio non del tutto marginale: si rischia di fare i conti senza l’oste, vista la denatalità che è ormai una costante dell’Occidente.
La questione è indubbiamente complessa, ma per venirne a capo non è sufficiente alzare progressivamente, di volta in volta, l’asticella anagrafica ritardando l’entrata in AVS. Per quanto preziosa sia l’esperienza, è innegabile che dai settanta in su si abbiano ritmi diversi da quelli frenetici della modernità. Ci sono inoltre lavori usuranti, non circoscrivibili soltanto ad attività faticose, dai muratori a quelli che fanno manutenzione delle strade con ogni meteo. Consideriamo certi lavori intellettuali, dalle cattedre universitarie ai medici che operano comunque in condizione di stress, nemico giurato della salute. Ma anche i videoterminalisti, che trascorrono le loro giornate davanti allo schermo di un PC, confrontati anche con l’esigenza di continui aggiornamenti per l’evoluzione tecnologica. Si calcola che il 65% di coloro che oggi hanno 12 anni faranno dei lavori che attualmente non esistono.
La scienza e la medicina con le loro conquiste permettono di vivere più a lungo e meglio, con possibilità di progettare per tempo una ricca stagione di maturità. Eppure questi traguardi finiscono per comportare un risvolto negativo: è legittimo domandarsi se scopo primario di un’esistenza sia essere costretti a lavorare. Dopo aver dato anni alla vita, cruciale dovrebbe diventare l’esigenza di dare vita agli anni, evitando di spremere l’uomo a oltranza per poi parcheggiarlo in inverni di solitudine. In Giappone la Costituzione dichiara che "i vecchi devono essere amati e rispettati, essendo coloro che a lungo hanno contribuito allo sviluppo della società". Già, ma da quando si diventerà… vecchi?
10-11-2019 01:00

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