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16.08.2018
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10.08.2018
Il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto è revocato a partire da venerdì 10 agosto 2018 alle ore 11.00. Si ricorda che restano in vigore le prescrizioni generali definite dal Regolamento di applicazione dell'Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (ROIAT)
03.08.2018
Pubblicato il nuovo sito tematico dell'Ufficio di Consulenza tecnica e dei lavori sussidiati [www.ti.ch/consulenza-tecnica]
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, secondo trimestre 2018
18.07.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, giugno 2018
09.07.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da lunedì 9 luglio 2018 alle ore 13.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
28.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Movimento naturale della popolazione, Ticino, 2017
22.06.2018
L'Ufficio di vigilanza sulle commesse pubbliche ha pubblicato la lista delle commesse del Cantone aggiudicate a invito o incarico diretto con importi superiori a fr. 5000.– [www.ti.ch/commesse]
22.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, giugno 2018
15.06.2018
Notiziario statistico Ustat: Idrologia, Ticino, primo trimestre 2018

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IL COMMENTO di Chantal Tauxe
Sindacati irresponsabili
i bilaterali sono vitali
Chantal Tauxe


Trovare una soluzione favorevole con l’Ue non è compito soltanto dei consiglieri federali. Il comportamento dei sindacati è incredibilmente irresponsabile. Cosa succederà dei salari e del mercato del lavoro senza il rinnovo degli accordi bilaterali? Paul Rechsteiner è un parlamentare federale dal 1986. Il sindacalista sangallese, anche se non ha mai fatto parte della Commissione degli affari esteri, ha seguito tutti i dibattiti di politica europea, conosce tutte le tappe delle nostre relazioni con l’Ue che ci hanno condotto alla fase di negoziazione attuale.
Il suo rifiuto a discutere con il capo del Dipartimento dell’economia è particolarmente grottesco. Rechsteiner sa che bisogna rinnovare la via bilaterale con un accordo istituzionale. E appartiene al partito socialista, unico partito di governo che chiede ancora nel suo programma l’adesione all’Ue. Davvero un atteggiamento incoerente!
I sindacati dimenticano l’importanza pratica delle misure di accompagnamento. Elaborate alla fine degli Anni 90, quando la Svizzera è riuscita a riappacificarsi con l’Ue grazie agli accordi bilaterali, introdotti per proteggere il mercato del lavoro. Quasi due decenni dopo, la rivoluzione digitale ha cambiato tutto. Laddove erano necessari otto giorni per organizzare dei controlli, si può fare altrimenti perseguendo lo stesso obiettivo.
Tanto più che il dumping salariale non esiste soltanto in Svizzera. Il Parlamento europeo ha rinforzato in primavera le misure di lotta contro la concorrenza dei lavoratori distaccati. I sindacati e il Consiglio federale dovrebbero informare meglio e più in dettaglio i cittadini su ciò che sta capitando a livello europeo.
Occorrerebbe pure ricordarsi che senza un accordo quadro che rinnova la via bilateriale da qui a fine anno, il mantenimento dell’equivalenza borsistica è compromesso. Vogliamo dare questo colpo alla nostra piazza finanziaria?
La nostra antipatia verso l’Ue ha ormai raggiunto proporzioni allucinanti. Eppure la questione è semplice: nel 21 secolo vogliamo vivere e prosperare secondo le norme europee, cinesi o americane? In materia di diritti umani e di ambiente, la risposta è evidente. In materia commerciale ed economica, altrettanto. Gli accordi bilaterali che ci danno accesso al grande mercato europeo sono fondati su una concorrenza rispettosa di tutti i partner. Un po’ come la pace del lavoro in Svizzera, sempre che destra e sinistra non si mettano a distruggere questo prezioso strumento. La pace del lavoro, come gli accordi bilaterali permettono di andare avanti insieme, anche quando non si è d’accordo su tutti i punti.
Nessun progresso può essere fatto mettendo il broncio o alzando linee rosse insormontabili. Possano i consiglieri federali e Paul Rechsteiner ricordarselo prima che sia troppo tardi. La Svizzera perde il suo tempo inventandosi dei psicodrammi: Didier Burkhalter ha dimissionato per la mancanza di sostegno del governo; lo schietto Ignazio Cassis è diventato un capro espiatorio; e ora c’è la delusione di Johann Schneider-Ammann. L’irresponsabilità diventa collettiva.
12-08-2018 01:00

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