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IL COMMENTO di Libero D'Agostino
Degradante spettacolo
da parte di Ppd e Plrt
Libero D'Agostino


La prossima primavera sarà la stagione di importanti cambiamenti nei partiti svizzeri. I delegati del Partito socialista, dell’Unione democratica di centro e dei Verdi saranno infatti chiamati ad eleggere le rispettive presidenze.
Per molti anni i partiti nazionali erano delle semplici federazioni di partiti cantonali.
Volano gli stracci e i due partiti offrono agli elettori, e non solo a quelli della città più importante del cantone, uno spettacolo degradante. Che non è frutto del "gossip mediatico", come impudentemente sostiene la capogruppo plrt in Consiglio comunale, ma l’inevitabile conseguenza di due partiti allo sbando. Senza una guida autorevole, senza una leadership, locale e cantonale, in grado di ricompattare le fila su linea politica univoca e mobilitare gli elettori. Particolarmente acuta è la crisi che scuote i liberali radicali che sembrano scontare da tempo la maledizione di far fuori, l’uno dopo l’altra, gli esponenti più promettenti.  
Altro che strappare la guida del municipio alla Lega. Ben che vada Plrt e Ppd possono solo sperare di confermare i loro seggi in municipio e nel legislativo. Ma le difficoltà che vivono oggi i liberali radicali e i popolari democratici luganesi sono il riflesso amplificato di una crisi più generale e profonda dei partiti storici: perdita di credibilità, autorevolezza, attrattività e di riconoscibilità agli occhi degli elettori e, quindi, della loro presa sulla società.
Incapaci di produrre una nuova cultura politica e un progetto di società per il futuro, incapaci di stimolare nuove forme di partecipazione e di coinvolgimento ideale, si sono appiattiti sul "politicismo" dell’esistente, sull’accaparramento e la distribuzione di cariche pubbliche, rinchiudendosi così in una bolla autoreferenziale che li sta allontanando del tutto dalla società. Gli esiti elettorali alla fine certificano l’inadeguatezza del Plrt e del Ppd non solo nell’intercettare nuovi consensi ma anche nel conservare i vecchi elettori. Come ha ribadito il recente studio dell’Osservatorio della vita politica sulle elezioni cantonali del 2019.
Eppure si tratta di due partiti con un glorioso patrimonio storico e ideale da cui, se rielaborato in un vero dibattito interno, potrebbe nascere una nuova rilevanza politica. All’altezza delle sfide di un’epoca che sta radicalmente cambiando la società e i suoi valori, l’economia e il lavoro e, persino, il modo di essere e di pensare di ognuno di noi.  
Invece, Plrt e Ppd in preda ad una sorta di distorsione cognitiva pensano di riconquistare i consensi perduti rincorrendo i populisti di destra e di sinistra nelle battaglie primanostriste sull’occupazione, in un cantone che registra ormai una disoccupazione ai minimi storici. Dove ci sono certamente sacche di disagio e un numero preoccupante di beneficiari della pubblica assistenza, che non sono però imputabili, come si vuol far credere, ad un’economia guasta, ma alla destrutturazione continua del lavoro per effetto della dirompente innovazione tecnologica e della globalizzazione.  Proporre una soluzione alternativa e realistica per questi problemi significa innanzitutto pensare a come prevenirli e riassorbirli.
Dunque, potenziare a tutti i livelli la formazione, riorganizzare l’orientamento professionale, valorizzare l’apprendistato, incoraggiare il welfare aziendale e ideare per gran parte degli "assistiti", difficilmente ricollocabili, nuovi percorsi d’impiego in imprese sociali.
ldagostino@caffe.ch
19-01-2020 01:00

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