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IL COMMENTO di Lillo Alaimo
Con l'Ue condannati
a "rimedi placebo"
Lillo Alaimo


Venticinque anni dopo il no svizzero allo Spazio economico europeo ancora si lavora per  tessere e ricucire anno dopo anno un tessuto di rapporti sfilacciato. Relazioni difficili, al di là delle dichiarazioni di facciata, fatte di un centinaio di accordi raggiunti da negoziatori certosini, che vanno ben oltre i temi di libero scambio economico. A venticinque anni da quella data ancora si cercano soluzioni per adattare e far convivere le esigenze locali con quelle europee. L’altro giorno Berna ha trovato una soluzione a una delle tante difficili conseguenze dell’ormai vecchio sì all’iniziativa "contro l’immigrazione di massa". Legge approvata un anno fa dal parlamento federale. Norme che inevitabilmente non prevedono, perché non possono prevedere, alcun contingente  per l’immigrazione, alcun tetto massimo, alcuna priorità, se non… Ecco il placebo - cioè a dire una medicina priva di principi specifici ma somministrata come se avesse veramente capacità curative - studiato da Berna: dalla prossima estate le imprese avranno l’obbligo di annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti vacanti. L’obbligo scatterà solo in presenza di un tasso dell’8 per cento di disoccupazione nazionale e per settore professionale. Dopo due anni la soglia si abbasserà al 5 per cento.
Placebo. Inevitabilmente la soluzione cucita da Berna per evitare l’ennesimo strappo, deve tener conto degli accordi con l’Europa. Quindi si sappia che agli Uffici regionali di collocamento - a cui i datori di lavoro dovranno annunciare gli impieghi vacanti per le loro ricerche - hanno diritto di iscriversi anche gli stranieri non residenti. I frontalieri. Se così non fosse la Svizzera violerebbe gli accordi sulla libera circolazione delle persone.
Placebo. La condizione di salute del paziente, si legge nei dizionari medici, può migliorare a condizione che quest’ultimo riponga fiducia nella sostanza o nella terapia. La speranza, dunque, come strategia. La speranza per sedare gli animi dei molti che da anni cavalcano analisi e soluzioni demagogiche solo e soltanto a fini elettorali.
Quindi, tanto per entrare nel dettaglio, che sia l’8 per cento la soglia minima di disoccupazione oltre la quale scatta l’obbligo, o che sia il 5, come chiesto dal Ticino, poco o nulla cambierà. Placebo. Forse meno dell’effetto di un’aspirina per una bronchite.
Il difficile e lungo cammino svizzero per convivere con l’Europa, che forse mai terminerà, è simile a quello che la Gran Bretagna da ormai 1.550 giorni sta vivendo e che s’appresta a vivere forse per altri migliaia e migliaia di giorni futuri dopo il compromesso raggiunto questa settimana. Giorni che sono serviti, dicono gli analisti, a far digerire ai sostenitori della Brexit (cioè a dire… "Londra, via a gambe levate dall’Europa!") una resa incondizionata di fronte alle richieste avanzate dall’Europa. Volete comunque libertà di commercio, scambi finanziari privi di lacci e lacciuoli!? Bene, ci sia anche libertà di circolazione delle persone fra Gran Bretagna ed Europa.
È un cammino difficile quello che Londra ha iniziato e s’appresta a continuare. Simile a quello svizzero per poter convivere con l’Europa. Binari paralleli il cui tracciato deve costantemente essere aggiustato. E ogni adeguamento costa fatica. Sforzi di molto superiori ai risultati ottenuti. La dicono lunga quell’8 e quel 5 per cento di soglia di disoccupazione progettata da Berna per poter rispondere ad un’iniziativa politica carica di demagogia. Ed è un populismo a cui gran parte delle forze politiche si sono da tempo adeguate. Per istinto di sopravvivenza.
Sprezzante alterigia, si commentò per il voto londinese sulla Brexit e per quello svizzero "contro l’immigrazione di massa". Sprezzante alterigia di chi è (fintamente) convinto di poter fare a meno di tutti, forse nell’illusione che la globalizzazione dei rapporti economici e sociali sia ancora dietro l’angolo. Si chiudono le porte ma, i-ne-vi-ta-bil-men-te, taluni all’interno progettano di andarsene (un esempio: Ubs non esclude la possibilità di spostare il proprio centro nevralgico altrove).
Un bagno di realtà forse restituirebbe consapevolezza e lungimiranza a molti. Rompere, ha ricordato il presidente del Consiglio d’Europa commentando l’intesa con Londra, è più facile che ricostruire nuove relazioni.
E lo si ricordi: i rimedi placebo tutt’al più sono speranze.

alaimo@caffe.ch
10-12-2017 01:00

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