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Ma il "modello Libia"
non s'addice alla Corea
Loretta Napoleoni


Proprio quando ormai tutti pensavano che i battibecchi diplomatici tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti erano finiti, ecco che il consigliere strategico di Donald Trump, John Bolton, dichiara alla Fox News che il modello da seguire nelle trattative con Kim Jong un è quello libico. Una provocazione? Pare proprio di si, ma a che scopo? Bolton ha già fatto naufragare un tentativo di discussione tra George W. Bush e Kim Jong il, padre dell’attuale Kim. È successo nel 2006, quando era vice-direttore per il controllo degli armamenti al Dipartimento di Stato. Ma la stessa mossa con l’attuale presidente non gli è riuscita.
In primis a Trump piace guidare chi lavora per lui, è lui il leader incontrastato, tutti coloro che si sono trovati in rotta di collisione con lui sono stati epurati, chissà forse presto succederà anche a Bolton. In secondo luogo l’esempio della Libia non poteva essere più infelice. La Corea del Nord lo ha più volte usato per giustificare il rifiuto a denuclearizzare. Anche se il programma nucleare di Gheddafi era agli albori e quindi è imparagonabile a quello di Pyongyang, tutti sono convinti che la caduta del dittatore è direttamente relazionata alla decisione di denuclearizzare. Oggi la Libia è uno stato fallito che rappresenta una spina nel fianco dell’Europa perché è la porta d’ingresso per milioni di migranti e per il ruolo che svolge nel proselitismo jihadista. Ed infatti Trump ha usato la Corea del Sud quale potenziale modello per il nord.
In terzo luogo tutto ciò che viene detto prima del 12 giugno, data in cui si dovrebbe tenere il summit tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord, va preso con le pinze. Perché? Perché sia Washington che Pyongyang conducono una serrata campagna di propaganda per convincere la popolazione che la controparte si trova in una situazione di svantaggio. Questa percezione è fondamentale per poter far accettare le condizioni dell’eventuale accordo. Posto che l’obiettivo del summit non è la denuclearizzazione ma il congelamento del programma nucleare e l’accordo sulle trattative di pace con la Corea del Sud, Per Kim si tratterebbe di convincere a voltare pagina ad una nazione che ha avuto per 70 anni quale obiettivo primario quello di diventare una potenza nucleare, facendo sacrifici inimmaginabili per noi occidentali. Per Trump si tratterebbe di presentare l’apertura a Kim come un successo diplomatico personale, simile a quello tra Reagan e Gorbaciov.
È probabile, dunque, che fino al 12 giugno ci saranno altri battibecchi diplomatici simili a quello scatenato dalle dichiarazioni di Bolton. Scontri che verranno subito dimenticati se non provengono o se non sono avvallati dai due leader.
20-05-2018 01:00

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