Linda Vialatte, 61enne vodese, ex giocatrice do football
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"Nel calcio femminile
servono combattenti"
ANDREA BERTAGNI


Il calcio femminile è uno sport da combattimento. E noi donne siamo combattenti". Linda Vialatte, 61 anni, vodese, non ha mai smesso di inseguire un pallone. Fino a 45 anni, quando ha appeso le scarpe al chiodo. Oggi è presidente della squadra di calcio femminile di Yverdon. "Le ragazze che vogliono giocare a calcio - dice - ancora oggi incontrano un sacco di difficoltà, a cominciare dalla famiglia. Devono combattere contro i pregiudizi e contro un certo tipo di cultura ancora ben radicata". In Svizzera indossare una maglietta e correre dietro ad una palla non è infatti considerato ancora uno sport femminile. Non così negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Tanto che le rispettive nazionali sono tra le più forti al mondo. "Noi invece agli ultimi mondiali - sospira Linda - non ci siamo nemmeno qualificate".
Con la maglia dell’Echallens, Linda è stata tra le prime calciatrici donne della Svizzera. Ha trascorso quasi mezzo secolo sui campi. Ha vinto premi. È ancora intervistata in continuazione dai media. Eppure... eppure da quando ha iniziato a tirare non sembrano trascorsi 45 anni. A livello di mentalità, certo. Ma anche istituzionale. "Oggi nell’Associazione svizzera di football ci sono solo tre persone che si occupano di calcio femminile - spiega - . Troppo poche, calcolando che ci sono due campionati nazionali, uno di serie A e uno di serie B". In quello principale gioca, per inciso, anche una squadra ticinese, il Lugano. Che di recente si è alleata con il club maschile. "Un’ottima notizia - commenta Linda -, si sono finalmente accorti dell’importanza di unire le forze, anche pensando al movimento giovanile".
Una necessità, visto che mancano giocatrici. D’altro canto, un gran sostegno maschile non c’è mai stato. "In alcuni casi per leggere le notizie o scorrere le statistiche del campionato femminile sui siti Internet delle principali squadre svizzere bisogna sudare sette camice". Non proprio il massimo per promuovere chi da giovane si sente portata per questo sport. "Per fortuna i recenti Mondiali hanno riacceso interesse e entusiasmo - prosegue Linda -, sebbene penso che presto calerà nuovamente il silenzio, di sicuro non appena inizieranno i campionati mondiali maschili".
Già, ma cosa si cela dietro questo scarso interesse a livello istituzionale? "È una questione di cultura - sostiene convinta Linda - e centrano sicuramente certi pregiudizi. Ciò nonostante resto positiva, voglio pensare che in futuro la situazione migliorerà".   
Una mano potrebbe arrivare da Dominique Blanc, appena nominato alla testa dell’Associazione svizzera di football. "Lo conosco bene - precisa Linda -, ha delle ottime idee, spero possa quindi realizzare quanto ha in testa". Particolare non da poco, l’associazione si è arricchita anche di una donna. "Si chiama Tatjana Hänni, è stata presidente dell’Fc Zurigo femminile e giocatrice internazionale. Anche lei, ne sono convinta, farà bene. Incrociamo le dita".
Nel frattempo, però, bisogna assolutamente darsi da fare. Soprattutto informare le potenziali interessate e il pubblico. "In questo senso siamo mal messe, non abbiamo testimonial, non abbiamo chi veicola il nostro messaggio, chi racconta quanto di buono c’è nel nostro sport". Linda ha uno sguardo sconsolato. Ripensa ad un recente incontro a Losanna, organizzato dall’Università, per promuovere il calcio femminile. "Tutto bello, tutto giusto - commenta la sportiva -, peccato fosse una giornata di ‘scoperta’. Così l’hanno chiamata. In sostanza, ho giocato 45 anni per cosa se ancora oggi questi incontri vengono presentati in questo modo?!".
Ma Linda non si scoraggia. Lei sì che è una combattente. In campo e fuori, dove si giocano le partite più importanti.
abertagni@caffe.ch
11.08.2019


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