Critiche all’informazione data da Berna e da Bellinzona
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"È necessario migliorare
la comunicazione"
ANDREA BERTAGNI


Non capisco il senso di questa campagna. Servirebbe maggiore provocazione. I messaggi utilizzati non fanno stare a casa le persone". Michel Ferrise, pubblicitario di Locarno, non è tenero con la comunicazione adottata fino a oggi dalle autorità svizzere e cantonali sul coronavirus. "Diciamo la verità, è troppo morbida, sembra quella di San Valentino - prosegue Ferrise - invece bisognerebbe mettere più paura". "Distanti, ma vicini". È questo lo slogan usato dal Cantone per mettere in guardia la popolazione dal Covid-19. Mentre a livello federale, per il momento, si è optato per un’informazione "classica", limitandosi alle istruzioni di comportamento per limitare la diffusione dei contagi. Veramente troppo poco, secondo Ferrise. Che, se potesse cambierebbe registro. "Il mio slogan? La mascherina non andava messa sugli occhi - spiega -. A mio avviso si è tergiversato, si è aspettato troppo, prima di intervenire. Gli assembramenti di persone potevano, per esempio, essere già proibiti a carnevale, così come anche le scuole potevano essere chiuse prima. Ecco perché metterei la mascherina sugli occhi a tutti e sette i consiglieri federali".
A esprimere se non dubbi, perlomeno consigli, è anche Alessandro Casartelli, pubblicitario di Lugano. Per il quale bisognerebbe insistere di più personalizzando i messaggi sulle diverse fasce della popolazione. "In questo momento servono comunicazioni mirate agli anziani, ai giovani e agli adulti - afferma - magari ricorrendo a persone comuni,  così da creare più feeling e immedesimazione". L’importante, secondo Casartelli, è creare un rapporto, un legame con le persone che si intendono informare. "Perché per gli anziani, ad esempio, non si ricorre al dialetto ticinese - si domanda il pubblicitario -?. Il punto è però un altro. Il messaggio ‘Distanti, ma vicini’ - aggiunge - non mi sembra così forte e coinvolgente. Ma soprattutto occorre continuare ad aggiornare e far evolvere la comunicazione. Oggi per esempio bisognerebbe insistere sulla solidarietà o sulle necessità delle aziende".
Roberto Mazzantini dell’omonima agenzia pubblicitaria di Lugano è ancora più preciso. "Io penso - sottolinea - che oggi i messaggi da veicolare dovrebbero essere due. Da una parte servirebbe una sorta di filtro a tutte le notizie incontrollate che girano, soprattutto sui social, sul coronavirus. Un buon lavoro in questo senso lo stanno facendo le autorità, anche se viste le responsabilità diverse a livello cantonale e federale, non sempre le decisioni e le indicazioni coincidono. Ma quello che oggi secondo me manca e che andrebbe fatto è dare valore al nostro futuro. Comunicazioni concrete, nel dettaglio, su come salvare le aziende che sono ferme, su come salvaguardare i posti di lavoro, su come far ripartire l’economia. La gente oggi ha paura e non solo del virus ma del domani, se prenderà ancora il salario se ritroverà il suo ufficio o il suo posto in fabbrica". E i testimonial? "Vanno bene, ma ripeto, quello che serve è una comunicazione chiara accessibile a tutti sul lavoro".
22.03.2020


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