Per ora il Covid19 non crea difficoltà alle onoranze funebri
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Funerali celebrati
per "direttissima"
ANDREA STERN


Per ora il coronavirus non mette sotto pressione le onoranze funebri. "Il numero di morti è stabile - osserva Fernando Coltamai, titolare della principale impresa funeraria del cantone  -, mentre è diminuito il carico di lavoro, visto che tutto procede più sbrigativamente". Niente più esposizione della salma, niente più fiori, niente più visite dei parenti. "Il lavoro è diventato più veloce - conferma Guido Gobbi, titolare dell’omonima impresa di onoranze funebri -, oggi siamo tenuti ad andare per... direttissima".
E anche la cerimonia, nei casi in cui viene ancora fatta, si svolge in maniera più semplice. "Partecipano solo i familiari più stretti - spiega Coltamai - al massimo una quindicina di persone, che devono rispettare le distanze di sicurezza. Cerchiamo di fare le cose in piccolo, ma pur sempre con la dovuta dignità". In altri casi invece i parenti preferiscono soprassedere. "Si riservano di fare una cerimonia in memoria - precisa - una volta che sarà passata l’emergenza".
In Ticino la situazione tra crematori e cimiteri pare dunque tranquilla. Lontana anni luce da quella della vicina Bergamo. Dove alcuni operatori, oberati dal lavoro, hanno lanciato un disperato grido d’allarme. "Qui i numeri sono molto più contenuti - riprende Gobbi -. Almeno per ora non riscontriamo alcun problema legato al coronavirus. Il lavoro procede come sempre. E anche se i decessi dovessero aumentare, credo che saremmo in grado di fare fronte alla situazione".
Non inquietano nemmeno le nuove misure di sicurezza. "Certo, dobbiamo rispettare le direttive - nota Gobbi - ma quello fa parte del nostro lavoro".  Oggi serve solo qualche piccolo accorgimento in più. "Per esempio - spiega Coltamai - se dobbiamo andare a prendere un defunto in una casa anziani non entriamo più nell’edificio. I nostri operatori, vestiti con tuta, mascherina e guanti monouso, attendono alla porta".
Sia Coltamai sia Gobbi fanno un parallelismo con il periodo in cui esplose l’Hiv. "Già allora ci venne chiesto - ricorda Coltamai - di indossare la tuta e i guanti, quando poi si scoprì che bastava non entrare in contatto col sangue". Sempre meglio, comunque, prendere una precauzione in più. "Abbiamo sempre rispettato le direttive - dice Gobbi - e continuiamo a farlo".
Tutti dettagli che devono tutelare la salute di chi è ancora in vita. "I parenti - prosegue Coltamai - capiscono benissimo che sono necessarie delle misure precauzionali. Capiscono che una volta chiusa la bara non può essere riaperta. La collaborazione con le famiglie funziona bene e per questo penso si possa ringraziare il Cantone che sta facendo una grande opera di sensibilizzazione".
Gli operatori di pompe funebri stanno dunque alla finestra, senza disperare. "Abbiamo vissuto periodi peggiori - sostiene Coltamai -. Ricordo ad esempio l’estate del 2003, quando in Ticino ci fu una lunga ondata di canicola. Il mio telefono continuava a squillare ed era sempre per annunciare nuovi decessi. Quello fu un periodo molto impegnativo". Oggi non è così. "Non posso prevedere come evolverà la situazione legata al virus - riprende Coltamai -, ma posso dire che per ora la nostra attività è su livelli normali".
22.03.2020


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