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Preoccupa l'incognita dell'ennesima mutazione del virus
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Con la variante Delta
i contagi potrebbero ripartire
ANTONINO MICHIENZI, DIVULGATORE SCIENTIFICO


Giovedì 24 giugno, Israele, lo Stato che è più avanti nella campagna di vaccinazione della popolazione contro il coronavirus, ha reintrodotto l’obbligo di mascherina al chiuso. I contagi hanno ripreso a salire: per ora sono soltanto poche centinaia di casi al giorno, ma il trend non fa stare tranquilli. La gran parte della responsabilità della ripresa dei contagi in un Paese che sembrava aver quasi vinto la guerra alla pandemia è della cosiddetta variante Delta. Emersa in India a fine 2020, dalla scorsa primavera ha cominciato a diffondersi nel mondo e oggi è stata già identificata in un centinaio di Paesi.
Nel Regno Unito, altro Paese che sta vedendo una ripresa del contagio nonostante gli alti tassi di vaccinazione, la variante Delta è ormai responsabile di almeno il 95% dei casi identificati. Prima della fine dell’estate si stima che sarà la variante dominante in tutta Europa soppiantando l’inglese (Alfa secondo la nuova nomenclatura), che a sua volta si era imposta sulla versione del virus che aveva dato il via alla pandemia.
Tanta capacità di successo la variante Delta la deve a una delle caratteristiche che rende la sua avanzata preoccupante: è più contagiosa del 40-50% rispetto alla variante inglese, che a sua volta era di circa il 50% più trasmissibile del virus "originale". I primi dati sembrano inoltre indicare che in alcuni casi la variante può reinfettare le persone che si sono già ammalate di Covid. Non si sa ancora se causi una forma più grave della malattia: alcuni studi suggeriscono che la nuova variante espone a un maggior rischio di ricovero, di avere bisogno di terapia con ossigeno e di assistenza in terapia intensiva. Tutti segnali di una forma più severa della malattia. Ma si tratta di dati preliminari, che potrebbero essere smentiti una volta che saranno disponibili numeri più ampi.
Buone notizie, invece, provengono dal fronte dei vaccini: le prime analisi condotte nel Regno Unito hanno mostrato che la vaccinazione completa (con due dosi) con i prodotti Pfizer-BioNTech e AstraZeneca ha un’efficacia superiore al 90% nel ridurre il rischio di ricovero (quindi di malattia grave). È leggermente più bassa la capacità dei due vaccini di prevenire sia la malattia sintomatica sia l’infezione tout-court: l’efficacia resta però sovrapponibile ai risultati ottenuti contro la variante inglese. Una singola dose di vaccino, invece, offre una protezione nettamente inferiore.
È questo insieme di dati che spinge alla cautela, nonostante l’attuale basso numero di contagi e l’effetto protettivo esercitato dalla bella stagione. La maggiore trasmissibilità della variante Delta, la sua potenziale capacità di sfuggire alla risposta immunitaria, insieme al grande numero di persone non ancora vaccinate, ci rende ancora vulnerabili. E ovunque la curva potrebbe riprendere a crescere.
Soprattutto, però, l’intensificazione della circolazione del virus potrebbe dare vita a nuove varianti. "Il virus continuerà ad evolversi", ha ricordato nei giorni scorsi Maria Van Kerkhove, a capo del capo del team anti-Covid-19 dell’Organizzazione mondiale della Sanità. "In questo momento, le nostre misure di sanità pubblica e sociali funzionano; i nostri vaccini funzionano; il nostro lavoro diagnostico funziona; le nostre terapie funzionano. Ma potrebbe esserci un momento in cui questo virus si evolverà e queste contromisure non funzioneranno più. Quindi, abbiamo bisogno di un ulteriore sforzo collettivo per ridurre la trasmissione e mantenerla bassa".
03.07.2021


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