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Uno studio conferma l'efficacia della profilassi
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Due dosi assicurano
un'immunità duratura
ANTONINO MICHIENZI, DIVULGATORE SCIENTIFICO


Continuano a crescere le prove in favore dell’efficacia dei vaccini contro Covid-19. Nelle ultime settimane diversi studi hanno fornito tasselli in più su alcuni degli aspetti ancora incerti: la durata della protezione, la capacità dei vaccini di prevenire la trasmissione del virus, gli effetti della vaccinazione in chi si è già ammalato di Covid-19.
La prima notizia arriva da una ricerca pubblicata su Nature che fornisce indizi sul fatto che la protezione offerta dai vaccini possa essere molto più duratura di quanto creduto. Fino a oggi, per conoscere la durata dell’immunità conferita dai vaccini, la gran parte degli studi si era limitato a contare gli anticorpi indotti dalla vaccinazione. In questo caso è stato invece fatto un piccolo prelievo dai linfonodi sotto il braccio: è qui infatti che i globuli bianchi si riuniscono per costruire una risposta immunitaria più forte e di lunga durata. Il cuore di questo processo sono i centri germinativi, dei veri e propri "campi di addestramento" in cui le cellule immunitarie si moltiplicano e specializzano.
"I centri germinativi sono la chiave per una risposta immunitaria persistente e protettiva - ha spiegato il coordinatore dello studio Ali Ellebedy, professore di Patologia e Immunologia alla Washington University School of Medicine di St. Louis -. I centri germinativi sono i luoghi dove si formano le nostre memorie immunitarie. Più a lungo abbiamo un centro germinativo, più forte e durevole sarà la nostra immunità perché lì accade un feroce processo di selezione delle cellule immunitarie e solo le migliori sopravvivono".
Ebbene, lo studio è andato alla ricerca dei centri geminativi in cui venivano "addestrate" le cellule immunitarie specializzate contro Sars-CoV-2. "Abbiamo scoperto che i centri germinativi stavano andando ancora forte 15 settimane dopo la prima dose del vaccino - ha aggiunto Ellebedy -. Li stiamo ancora monitorando e non stanno regredendo; anzi: in alcune persone, sono ancora in attività. Questo è davvero notevole".
La potenziale lunga durata dell’immunità contro Covid non è però l’unica buona notizia: non meno importanti sono i risultati di due ricerche pubblicate sul New England Journal of Medicine che hanno mostrato cosa succede quando una persona che ha fatto il vaccino contrae comunque l’infezione o perché rientra in quella piccolissima fetta di persone che non risponde alla vaccinazione o perché ha fatto ancora soltanto la prima dose.
Ebbene, le persone vaccinate che contraggono l’infezione hanno una carica virale del 40% più bassa rispetto ai non vaccinati. Anche il rischio di sviluppare la malattia sintomatica è ridotto: solo 1 su 4 ha la febbre che, quando compare, dura quasi tre giorni in meno rispetto ai non vaccinati. In più, secondo un’altra ricerca chi contrae l’infezione nonostante il vaccino ha una bassissima probabilità di trasmettere l’infezione alle persone con cui condivide l’abitazione.
Infine, un ulteriore dato è emerso nelle ultime settimane: per chi si è già ammalato di Covid, una sola dose di vaccino è già sufficiente a offrire una protezione molto forte. In particolare, una ricerca dell’Università di Siena pubblicata negli ultimi giorni sul New England Journal of Medicine ha mostrato che una sola dose di vaccino in chi ha già contratto l’infezione è in grado di stimolare una risposta immunitaria sensibilmente più forte di quella stimolata da due dosi di vaccino in chi non si è mai ammalato.
a.m.
03.07.2021


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