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Valore aggiunto milionario per cinema, teatro e musica ma...
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"La cultura crea ricchezza
ma chi fa cultura è povero"
ANDREA BERTAGNI


Il valore aggiunto della cultura in Ticino sfiora i 115 milioni di franchi, ma gli operatori culturali indipendenti sono sempre più poveri. "Se non si sostiene chi ha le idee, chi crea un soggetto cinematografico o una canzone, tutta la catena si spezza". Niccolò Castelli, regista e direttore della Ticino Film Commission, sa di cosa parla. Perché, se è vero come è vero che investire nel cinema, nel teatro e nella musica, significa anche aiutare l’economia e il turismo - così come è stato illustrato lo scorso 22 giugno dal Dipartimento educazione e cultura (Decs) e Dipartimento finanze ed economia (Dfe) -  è anche vero che gli operatori culturali spesso "vivono sotto la soglia della povertà", dice Zeno Gabaglio, musicista e membro di Sonart, l'associazione professionale delle musiciste e dei musicisti indipendenti.
Un contrasto, una contraddizione messi in luce anche dall’associazione nazionale Suisseculture. Secondo cui la percentuale di operatori culturali in Svizzera che percepiscono un reddito totale di 40'000 franchi all'anno (con impieghi all’interno e al di fuori del settore culturale) è passata dal 50% al 59% in pochi anni. Come se non bastasse, rivela Suisseculture, anche il livello di protezione dei lavoratori culturali in caso di vecchiaia o di perdita di guadagno causa malattia o incidente è completamente inadeguato. Visto che solo il 69% degli operatori culturali indipendenti versa contributi all'Avs, e anche tra i lavoratori dipendenti la percentuale è solo dell’86%.
Paghe da fame e pensioni a rischio, verrebbe da dire. Un’esagerazione? Non tanto. "Secondo uno studio che presenteremo nei prossimi giorni - precisa Castelli - il salario medio di uno sceneggiatore in Svizzera è di 12 franchi l’ora, mentre in Ticino la soglia si abbassa ulteriormente del 30%. Chi scrive per il cinema guadagna insomma meno di una cassiera di un supermercato".
Un settore fragile, quindi. Che ha bisogno al più presto di essere aiutato. "Al di là dei salari - annota Cristina Galbiati, co-presidente dell’associazione t. professionisti dello spettacolo Svizzera - il nostro è un settore che ha un grande problema di sicurezza sociale. Nella maggior parte dei casi i contributi che possono essere versati per la pensione sono troppo bassi per poter garantire un mantenimento durante la vecchiaia".
Da qui l’esigenza di fare fronte comune. E di gridare al mondo la propria preoccupazione. "Perché chi crea cultura oggi è povero", rimarca Gabaglio. Mentre chi beneficia delle iniziative culturali o degli eventi se la passa bene. "È veramente dura andare avanti - spiega Sibylle Mumenthaler, attrice di teatro di Basilea - e con la crisi della pandemia tutto si è aggravato. Prendiamo gli stipendi. Ma anche le differenze salariali oggi esistenti tra il Ticino e il resto della Svizzera. Esiste veramente un Röstigraben, un fossato che ci separa dai colleghi ticinesi".
Un fossato. Che si sta trasformando a poco a poco in una palude. "Chi scrive ha sofferto forse un po’ meno rispetto a chi fa teatro e musica - sottolinea Elena Spoerl dell’associazione Autrici ed autori della Svizzera (Ads), che raggruppa oltre mille autori e traduttori di tutti i generi letterari - ma il problema dei salari e del riuscire ad arrivare alla fine del mese esiste anche in letteratura, anche se la maggior parte degli scrittori ha un’altra attività professionale".
La cultura crea indotto. Ma non a chi ha la scintilla, l’estro creativo. Che si barcamena. "La realtà è grave - riprende Gabaglio - perché il sistema premia certi attori istituzionali, dimenticandosi di tutti gli altri". Una soluzione però dovrebbe esistere. "Senza spendere di più, bisognerebbe riuscire a riequilibrare la bilancia". Come? "Riescendo a convincere la politica a rendere il sistema più flessibile", annota Castelli.
abertagni@caffe.ch
03.07.2021


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