L'economia è troppo ottimista e potrebbe arrivare la crisi
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Un'euforica visione
dai piedi d'argilla
LORETTA NAPOLEONI


Le proiezioni di crescita mondiale per il 2020 sono ottimiste. Goldman Sachs prevede la fine del rallentamento iniziato nel 2018 ed una crescita del Pil del 3,4 per cento. Tra i motivi: le nuove legislazioni che renderanno i servizi finanziari più agili, il miglioramento dei problematici rapporti commerciali tra Usa e Cina e la riduzione dell’incertezza creata dalla Brexit.
Morgan Stanley aggiunge tra i motivi di ottimismo il perseguimento di politiche monetarie espansive più aggressive. In altre parole, i tassi d’interesse rimarranno vicinissimi allo zero.
È innegabile che rispetto alla fine del 2018, l’anno corrente si chiude con la certezza che ormai l’economia mondiale abbia girato l’angolo e che sia pronta a crescere a ritmi, se non proprio sostenuti, decisamente più alti che nell’ultimo decennio. Ma si tratta di aspettative reali o illusorie? Di certo la visione euforica del futuro prossimo venturo non poggia sui fondamentali d’economia. La Banca centrale europea ha abbassato ancora una volta le proiezioni di crescita di Eurolandia, fissandole ad un modestissimo 1,1 per cento. Il 2020 non sarà un anno di grassa per l’Unione europea non solo a causa della stagnazione della Francia e del rallentamento della locomotiva europea, la Germania, ma per una serie di motivi strutturali che questa istituzione dovrà affrontare nel prossimo decennio, tra cui le relazioni con il Regno Unito e quelle con una Cina, sempre più nel mirino dell’alleato Trump.
Anche a livello politico c’è poco da essere ottimisti. Il presidente degli Stati Uniti è oggetto di impeachment da parte del congresso; in Francia Macron si confronta con un’ondata di scioperi che non accenna a scemare; in Germania il cambio della guardia della cancelliera Merkel è decisamente problematico.  Uno sguardo fuori del ricco occidente, poi, offre un paesaggio ricco di tensioni politiche: da Hong Kong al Cile fino alla Tailandia edall’India. Infine, i problemi relativi al surriscaldamento della terra, ancora tutti irrisolti, continueranno ad alimentare insoddisfazione, migrazioni e disastri climatici.
L’ottimismo per il 2020 deriva dalle aspettative del settore finanziario. E dato che negli ultimi anni il peso dell’industria della finanza sull’economia globale è aumentato considerevolmente (si stima che ormai sia superiore al 20 per cento), questo settore finisce per alterare le previsioni globali. In effetti il mercato azionario, oggi ai massimi storici, sembra destinato a raggiungere vette ancora più alte nel 2020 grazie, come dice Morgan Stanley, alle politiche monetarie espansioniste e al processo di globalizzazione, che ottimizza il sistema fiscale di imprese mondiali come Amazon, Microsoft e Facebook.
Più dei fondamentali d’economia la finanza dovrà stare attenta all’incognita politica, sia a breve che a lungo termine. Gli Stati Uniti stanno entrando in un anno elettorale che si profila teso e divisivo. Germania, Italia e Spagna sono nel mezzo di difficili transizioni politiche. L’Ue deve gestire la Brexit e molte altre divisioni regionali. Infine, il governo cinese sta cercando di consolidare il potere di fronte al rallentamento della crescita. La preoccupazione principale è che l’ottimismo a breve termine porti ad un immobilismo e che le condizioni economiche e di mercato globali dovranno deteriorare fino ad arrivare a livelli di crisi prima che i sistemi politici nazionali, regionali e multilaterali si adattino alle mutate condizioni globali. In sintesi, che i cambiamenti necessari non arrivino fino alla prossima crisi.
22.12.2019


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