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La ricetta di due esperti per i bisogni degli anziani
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"Assistenza individuale
e sinergie per ridurre i costi"
PATRIZIA GUENZI


La vecchiaia costa. I vecchi costano. Hanno esigenze, bisogni, necessità diverse rispetto al resto della popolazione. E, soprattutto, non omogenee tra loro. Per garantirgli una vita ancora dignitosa - compito di una società civile - bisogna spendere, senza contare le malattie e i ricoveri ospedalieri. Spesso, quindi, si preferisce scegliere la via più economica: una stanza in una residenza per anziani, a volte neanche singola. "È la cosa più triste che possa esistere pensare di finire i propri giorni in quattro metri quadri - osserva il dottor Giovanni Frisoni, geriatria all’Hug di Ginevra e specialista nella patologia Alzheimer -. Dovremmo davvero rivedere tutto l’impianto pianeta anziani, domandarci se è così che vogliamo farli vivere. Ma alla casa di riposo non vedo molte alternative, a meno di essere milionari e permettersi tre-quattro badanti, un medico e un infermiere a domicilio".
Intanto, una revisione dell’impianto pianeta anziani sta avvenendo. Nei giorni scorsi il Dipartimento della sanità ha presentato un progetto di "Pianificazione integrata" 2021-2030, in cui l’obiettivo principale è quello di far restare l’anziano il più a lungo possibile a casa sua, potenziando tutta una serie di servizi, collaborazioni e sinergie di sostegno. Servizi che ovviamente costano. Pensiamo alle cure a domicilio, ai pasti, a molte altre "stampelle" che ruotano attorno agli over. Oltre alla necessità di creare altri 1.180 nuovi posti letto in tutto il cantone, visto che tra meno di vent’anni si prevede che la popolazione in età di pensionamento passerà da circa 80mila a oltre 100mila persone.
"Il futuro dei nostri anziani? Un’assistenza individuale, in cui le esigenze di ognuno vengano rispettate - spiega Carlo De Pietro, docente al Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale alla Supsi -. Ovviamente uno sguardo alla spesa va dato. Ma avere più integrazione tra le case per anziani e tra queste e i vari servizi esterni può aiutare a contenere le uscite. L’importante è garantire alla persona una continuità".
Una continuità impossibile, però, se l’anziano viene messo in una residenza per la terza età. Perché alla fine, anche se costruissimo più palazzine multigenerazionali, villaggi protetti, appartamenti a misura di anziano... ecco, anche se facessimo tutto ciò, una volta non più autosufficiente la persona verrebbe comunque inserita in un istituto per la terza età, senza più uno spazio suo né privacy. "In una piccola triste camera" come la definisce il dottor Frisoni, che aggiunge: "Tempo fa avevo cercato di far passare un progetto, ammetto abbastanza avveniristico, e forse proprio per questo è finito in un nulla di fatto. Avevo proposto di ‘fotografare’ l’ambiente in cui l’anziano stava prima e riproporlo nella residenza per over. In sostanza, continuerebbe a vivere a ‘casa sua’ ma in una struttura protetta. Questo lo tranquillizzerebbe molto dal punto di vista emotivo".
Ma sarebbe troppo costoso! Figuriamoci. Già fatichiamo a dare una stanza singola agli anziani, come possiamo ipotizzare di far vivere loro gli ultimi anni in una sorta di piccolo appartamento?! Eppure dovrebbe essere il minimo. Come ha sottolineato qualche tempo fa l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli (vedi sotto). "Un buon compromesso sono le residenze multigenerazionali, in cui l’anziano ha ancora la sua autonomia e privacy, incontra persone di tutte le età, dialoga, socializza - riprende De Pietro -. Ma questo è possibile sino a che non diventa troppo dipendente".
pguenzi@caffe.ch
03.07.2021


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