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Fogli in libertà
Il penoso teatrino
della par condicio tv
RENATO MARTINONI


Ci sono formule, nel linguaggio politico, che guai a non ripeterle! "Par condicio", cioè uguale condizione, è una di esse. Davanti ai media, dove si sgomita a più non posso per apparire, tutti dovrebbero poter godere dello stesso trattamento. Avendo il diritto di esprimere in pubblico il proprio parere. È, questo, un principio nobile che il tempo tuttavia può rendere ignobile. Perché chi si affaccia dal pulpito dei media lo fa troppe volte, non per tenere un sermone sensato, ma solo per fare il proprio fieno. Per venire eletti bisogna essere visibili. Non conta quello che si dice. Importa soltanto apparire.
I telegiornali della Rai, che non devono fare il gioco di un padrone (al contrario di quelli di Mediaset, dove la "par condicio" non esiste), specie il Tg2, sono un bell’esempio in negativo. Dovendo garantire la comparsa a tutti gli attori del teatrino, aprono il sipario su una scena dove si vedono e si rivedono giornalmente le stesse facce, gli stessi gesti, gli stessi luoghi, le medesime recite. Il primo ministro scende in solitaria le scale del palazzo. Il capo dei 5Stelle entra in ufficio con passo da Ollio. La petulante leader della destra affida la borsetta a una collaboratrice. Quello della Lega fa un selfie con Pincopallino. Forse questo bailamme fotocopiato di facce, di scene e di parole (quando la cronaca dovrebbe offrire delle novità) nasce dal bisogno di risparmiare soldi o fatica. Resta il dubbio che tutto sia frutto della pigrizia o della noia che nasce di fronte a uno spettacolo oltremodo desolante. O peggio ancora della sottomissione dei giornalisti, o meglio di chi li dirige, alla politica.
Dato che gli argomenti sono sempre gli stessi: più investimenti, meno tasse, ridurre la burocrazia, i bisogni dei cittadini, prima gli italiani, verrebbe da concludere che la "par condicio", almeno come la si intende nei tiggì italiani, non è democrazia ma semplice concessione alla scena mediatica. Forse per il timore di essere attaccati dai partiti. Forse per pigrizia o opportunismo. Per cui si sa già prima come funziona l’informazione. Si parte dal Governo, si passa da qualche Ministro, poi viene il turno del Pd (il Partito Defunto), quindi tocca all’opposizione, con partiti minori come Fratelli d’Italia che hanno uno spazio sproporzionato rispetto al peso numerico dei loro elettori. Al tempo della "prima" Repubblica i telegiornali della Rai erano lottizzati. Il Tg1 era il portavoce della Democrazia Cristiana, il Tg2 del Partito Socialista e il Tg3 del Partito Comunista. Si sapeva in anticipo quello che avrebbero raccontato ed era facile farci sopra dell’ironia. Ora però è ancora peggio. Spiace di dover dire male dei giornalisti. Ma quanno ce vole, ce vole!
12.09.2020


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