Fuori dal coro
Lo Stato siamo noi
...non un avversario
GIÒ REZZONICO


Quando sono invitato a cena, se non conosco più che bene gli altri commensali, cerco di evitare che il discorso scivoli sulla politica. Ciò nonostante ultimamente è accaduto un episodio che mi ha profondamente imbarazzato. Si parlava dell’aumento delle tariffe ferroviarie, che io ho cercato di giustificare. Improvvisamente il mio interlocutore mi ha quasi aggredito verbalmente. Sono improvvisamente diventato per lui corresponsabile degli aumenti incriminati. Quando poi mi ha rivolto la parola dicendo "voi", sottintendendo noi delle Ferrovie, mi sono sentito molto a disagio. Da una parte ho pensato: ma quel "voi" viene rivolto proprio a me che ho lottato tutta la vita per poter mantenere una posizione critica nei confronti del potere e delle istituzioni? D’altra parte era vero che avevo cercato, come mi capita spesso, di mettermi nei panni di chi viene criticato, in questo caso i dirigenti delle Ffs, per capire quali sono le difficoltà con cui sono confrontati. &softReturn;Questo atteggiamento deriva certamente dalla mia esperienza professionale, che mi rende consapevole di quanto sia difficile far funzionare bene anche le cose che dall’esterno sembrano non porre problemi. Il mio comportamento si basa d’altronde anche sulla convinzione che lo Stato siamo tutti noi, soprattutto in Svizzera dove il cittadino è fin troppo coinvolto nella gestione della cosa pubblica. Per il mio interlocutore, di cui ho riferito in apertura, lo Stato è invece costituito dagli altri, cioè da quelli che sono al potere. Vengono così a galla due concezioni contrapposte di concepire la vita pubblica. E questo mi porta a riflettere sulla politica e l’ondata populistica che stiamo vivendo e che tanto mi preoccupa. Anche in politica stanno emergendo questi due diversi atteggiamenti: da una parte i cittadini che si sentono parte dello Stato e partecipano a cercare soluzioni ai problemi della società, dall’altra coloro che invece urlano contro ciò che ritengono non andare bene e chiedono ai politici di ricevere le risposte che desiderano sentirsi dare.
E i politici? Vediamo poche mosche bianche che si rivolgono ai cittadini ricordando anche le realtà spiacevoli da risolverle assieme. Ci sono poi quelli che invece dicono e fanno ciò che il popolo desidera sentirsi dire, senza chiedersi se siano richieste fondate. Quest’ultimi, che sembrano sempre in campagna elettorale, pretendono così di essere interpreti della volontà dei cittadini. Ma cosa diremmo di un medico che invece di diagnosticare il nostro stato di salute ci dicesse ciò che noi vogliamo sentirci dire e cioè che siamo sanissimi?
20.10.2019


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