Vaud vieta le merendine a scuola, altri Paesi le tassano
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È guerra allo zucchero,
snack e bibite al bando
ANDREA BERTAGNI


C’è chi le toglie e chi le tassa. Le merendine sono diventate un caso politico, oltre che sociale e sanitario. Per il loro contenuto di zucchero, soprattutto. L’ultima drastica decisione è del canton Vaud. Entro la fine dell’anno eliminerà i distributori automatici di bevande e snack da tutte le scuole pubbliche. Ma non solo. La "scure dietista" si è abbattuta anche sulle scuole post obbligatorie, sempre pubbliche. Entro il prossimo 31 dicembre dovranno sparire tutte le bibite energizzanti. Il motivo? Cesla Amarelle, capo del Dipartimento della formazione, della gioventù e della cultura vodese, ha spiegato che dietro il divieto generalizzato ci sono ragioni di salute pubblica. Lo zucchero fa male, insomma. Meglio toglierlo dagli occhi degli studenti golosi.
E in Ticino? Divieti non ce n’è. Alla scuola cantonale di commercio di Bellinzona, ad esempio, sono a disposizione diversi distributori di bibite fredde e calde gestiti dall’Ufficio della refezione del Dipartimento educazione cultura e sport. Esistono però precise disposizioni. A chi si occupa dei distributori negli istituti scolastici, il Cantone chiede di prediligere i prodotti sani a scapito di bevande zuccherate e merendine. Quando tra gli scaffali ci sono le bevande energizzanti di solito l’Ufficio della refezione ne chiede prima la rimozione e poi la sostituzione.
"Se i divieti non sono motivati servono davvero a poco - afferma Giuseppe Termine, educatore -, la scuola e le famiglie dovrebbero agire insieme, lavorare come una squadra per sensibilizzare i giovani a una corretta educazione alimentare. Vero è che siamo di fronte a un’obesità infantile che deve far riflettere".
Insomma, che fare? Proibire come ha fatto il canton Vaud può essere  la soluzione per evitare di far crescere un popolo di obesi e diabetici? "Più dei divieti servirebbero alternative", sostiene Vanja Ender, dietista e rieducatrice alimentare (vedi articolo a fianco). Quel che è certo è che i distributori automatici sono ovunque. In ufficio, a scuola, nelle stazioni e anche per le strade cittadine. Tanto che in Italia, ad esempio, nel 2018 hanno fatto registrare un giro d’affari di circa 4 miliardi di euro. I preferiti tra gli snack sono proprio quelli dolci, con 323,3 milioni di confezioni vendute, rispetto a quelli salati, 265,4 milioni di confezioni.
Un mercato enorme, dunque, e poco sano. Su cui si sta concentrando anche la politica che ha deciso di "tassare le merendine". Una tassa contro cibi e bevande zuccherate che in un solo colpo andrebbe a beneficio dei cittadini, e delle casse dello Stato. In realtà l’Italia non sarebbe il primo Paese ad introdurre una tassa simile. La lotta agli zuccheri ha appassionato anche gli Stati Uniti dell’ex presidente Barack Obama che ha tentato di regolamentare l’alimentazione nelle scuole. La Francia ha introdotto la tassa sulle bevande con o senza zucchero nel 2012, prelevando 25 centesimi di franco al litro per le bevande con il 15% di zuccheri. In Danimarca lo stesso balzello ha avuto vita breve. Introdotto nel 2011 è stato eliminato tre anni dopo.È rimasto invece in Gran Bretagna. Le bevande che contengono oltre 8 grammi di zucchero per millilitro sottostanno a una tassa fino a 30 centesimi di franco al litro. Stessa cosa fa l’Ungheria, che tassa dal 5 al 20% i cibi ad alto contenuto di zucchero.
an.b.
29.09.2019


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