Nando Pagnoncelli
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"Le percezioni
non sono la realtà"
GIUSEPPE ZOIS


Lo considerano il barometro dell’opinione pubblica. È specialista nel cogliere in anticipo pensieri, atteggiamenti, comportamenti di fronte ai più svariati aspetti del vivere e dell’agire, che sia un fenomeno sociopolitico o le reazioni al lancio di una novità su vasta scala. Altrimenti detta, è l’arte dei sondaggi. E Nando Pagnoncelli, presidente dell’Ipsos, con la sua estesa rete di rilevatori in più di cento Paesi, è un "dominus" riconosciuto in ricerche di tendenze e orientamenti di mercato. Quello che Pagnoncelli e i suoi esploratori vanno monitorando, in Italia e all’estero, è un infinito orizzonte di propensioni con l’oscillante andamento di gusti e giudizi. Spiega il suo scenario quotidiano: "Abbiamo a che fare con un’interminabile casistica: clima, ambiente, salute, sicurezza, dinamiche demografiche, consumi. Un alfabeto dove le voci cambiano velocemente di significato. Tutta questa evoluzione, accelerata dai social e dalla loro incidenza, richiede intervistatori capaci di intercettare anche sfumature talora impercettibili".
Posto che gli umori sono ad altimetria molto variabile, è interessante sapere - di fronte a un qualsiasi interrogativo - se ci sia una costante negli approcci alla cosiddetta opinione pubblica. Secondo Pagnoncelli, "si tende a rappresentare e a ingigantire la portata dei fenomeni e tutto ciò finisce per produrre spesso una dilatazione degli allarmi sociali. Molti intervistati per un sondaggio sono portati a far prevalere nettamente una percezione della realtà, enfatizzando la portata dei fenomeni. A tale proposito, l’Italia si colloca al primo posto per la distanza tra la realtà e come questa viene percepita. È un dato che risulta da una ricerca condotta in molti Paesi".
Il risultato è che ciascuno ricava la radiografia di una realtà su misura. Per il presidente Ipsos "calano le posizioni di dubbio, tutti maturano le loro insindacabili certezze. Pochi riconoscono di essere impreparati su un argomento, con necessità quindi di documentarsi". Si potrebbe collegare il tutto al ripiegamento difensivo e di diffidenza in atto: "Davanti a un quadro di prospettive inquietanti, ciascuno si sente titolare e depositario di una verità, poco propenso a rinunciare ai suoi pregiudizi e a confrontarsi con gli altri".
Con gli avvenimenti che incalzano e di cui sappiamo in tempo reale e con il fossato che si allarga tra fatto accaduto e percezione del fatto stesso, è legittimo chiedersi verso dove stiamo andando. Nando Pagnoncelli, che cura tra gli altri i sondaggi settimanali per Floris (Dimartedì su La7) e per il Corriere della Sera, è comunque ottimista: "Io non credo che tutto sia perduto. In questo momento in Europa stanno prevalendo la paura, la nostalgia del passato, un’ondata di interrogativi con risposte difensivistiche, spesso a oltranza. Il rapporto con i migranti è emblematico e lo possiamo riscontrare in Italia, in Francia, in Svizzera, nei Paesi Ue dell’Est Europa con scelte di chiusura e di rifiuto degli stranieri; poi, però, se andiamo a vedere come sono accolti, si integrano e convivono gli indigeni e gli stranieri, si registrano posizioni tutt’altro che xenofobe".
E ci risiamo con i fatti e la percezione degli stessi: "Da un lato la portata del fenomeno è ritenuta molto più elevata rispetto al dato reale e si risponde che la barca è piena. Dall’altro, se invitato ad un’analisi, il cittadino sa valutare le persone con le quali ha consuetudini quotidiane. Lo spettro è ampio: si va dalla badante all’artigiano, ai bambini che giocano con i nostri figli al parco o che frequentano le stesse scuole. In generale c’è un diffuso senso di inquietudine per l’emergenza migranti, ma se si focalizza la domanda sulla zona in cui la persona vive, sentiamo risposte del tipo ‘ma no, ma questi vanno bene…, sono gli altri… dove l’ambivalenza è lì da toccare".
Curiosità finale d’obbligo: c’è una formula Pagnoncelli nell’approccio al Signor X da sondare? Con garbo consumato, il presidente Ipsos, stringe la mano e saluta. È come chiedere la ricetta della Coca Cola.
28.04.2019


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