L'incontro
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'La mia moda? È pop
e aiuta il cambiamento'
ROSELINA SALEMI


Coco Chanel era sicuramente femminista senza saperlo. Maria Grazia Chiuri, 55 anni, sposata, due figli, direttore artistico di Dior dal 2016, e indiscutibile talento creativo, invece lo sa. Al punto da riscoprire il ‘78, che riassume un decennio di riflessioni sul corpo e sul linguaggio, la ribellione alla società patriarcale e ai suoi modelli, alla casalinghitudine, all’oppressione, alla disuguaglianza. Tutto questo, oltre alla mostra, "Il Soggetto Imprevisto. 1978-Arte e Femminismo in Italia", è finito (anche) in passerella. Dior ha ospitato a Parigi l’artista Bianca Pucciarelli, vivace ultraottantenne che si è ribattezzata (per protesta) con lo pseudonimo maschile di Tomaso Binga, ha reso omaggio all’attivista americana Robin Morgan con t-shirt come "Sisterhood is Powerful. E ha aperto una strada. "La moda è pop - spiega - può far arrivare un messaggio molto velocemente, in maniera diretta, semplice. Può sostenere il cambiamento. In fondo parla del corpo, rappresenta la libertà di espressione".
E Chiuri si racconta: "Sono arrivata da autodidatta, un corto circuito, due figli grandi, l’incarico da Dior, il bisogno di uno sguardo al femminile, di una riflessione di genere. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia d’impronta matriarcale. Mia nonna, rimasta vedova, ha cresciuto da sola i figli, e si è pure risposata, e mio padre ha sempre aiutato mia madre in casa, senza fare distinzioni. Ho lavorato da Fendi, marchio gestito da cinque sorelle. Non ho mai avuto la sensazione di dover rompere regole precostituite. Non mi aspettavo tutto questo clamore. L’eccezionalità per me è stata l’essere stata chiamata da Dior, non il fatto di essere una donna alla guida di Dior".
Maria Grazia Chiuri, che ha ricevuto la Legion d’Onore, massima onorificenza della Repubblica francese dopo la sfilata Haute couture 2019-2020, è una bionda pragmatica, energica, sorridente, che non corrisponde a nessuno dei cliché sulla creatività nevrotica della moda. Ed è sicura che non è solo una questione di gonne lunghe o corte, di ricami e orli, ma di politica, anche se c’è chi vorrebbe ridurre il tutto a semplici frivolezze. "Nelle scuole ti insegnano a fare un abito, non a riflettere su quello che c’è oltre. Ho seguito un mio percorso, l’istruzione me la sto facendo giorno dopo giorno. Bisogna continuare a studiare e credo che sia il momento di una riflessione doverosa. Il libro di Linda Nochlin, "Perché non ci sono state grandi artiste?" andrebbe fatto leggere alle elementari. Mi sforzo di essere attenta e di creare una moda che somiglia alle donne di oggi, che sfugga agli stereotipi maschile/femminile, giovane/meno giovane, ragione/sentimento".
La nomina da Dior ha fatto sensazione. "Quando tutti si dicevano sorpresi, io continuavo a chiedermi perché mai. Osservando le reazioni si è innescato un processo di autocoscienza. Ma l’autocoscienza comincia in casa, dai nostri figli, dalle femmine e dai maschi. La moda spesso non si è resa conto di parlare del corpo e della sua rappresentazione, e anche per mancanza di basi culturali, non ha capito che c’era di più. Per esempio, io ho cercato fotografe, perché se devo parlare di femminilità, voglio che le donne guardino altre donne e sembrava non ce ne fossero. Ma c’erano. Ho scelto fotografe messicane, americane, inglesi, Dior me l’ha permesso e gliene sono grata. Poi, per via di una mostra, ho scoperto Bianca ed è nata un’amicizia". Per chi con la conoscesse, Bianca-Tomaso scrive poesie come "Par Condicio!: "Tu hai tradito me/Io ho tradito te/Par condicio! Par condicio!/Tu hai tradito me/Io ho tradito te/Equità equità! / E qui t’ammazzo!".
E poi non dite che la moda non è politica.
01.09.2019


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