Olga Misik
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"Il futuro si costruisce
soltanto con la libertà"
MARIA MICHELA D'ALESSANDRO


Firma gli autografi come fanno le star, Olga Misik, 17 anni. È originaria di Voskresensk, una cittadina a sud di Mosca ed è il simbolo della rabbia. È impacciata ma sorride come le capita spesso quando lascia una dedica sui diari e quaderni degli studenti durante i suoi vari incontri in Europa, per parlare di come sia diventata "famosa" ma soprattutto per raccontare la sua storia. Una storia diventata il simbolo della ribellione verso un regime che non ammette contestazioni.
In estate, durante le manifestazioni di protesta in seguito all’esclusione di alcuni esponenti indipendenti per le elezioni del consiglio municipale di Mosca, è scesa in piazza insieme ad altre migliaia di persone. Non è rimasta a guardare i poliziotti che con i manganelli portavano via i dimostranti pacifici, si è seduta per terra ed ha cominciato a leggere la Costituzione. L’istantanea di questa scena ha fatto il giro del mondo. "È stata una cosa del tutto casuale - racconta -, un mio amico aveva il testo della Costituzione con lui, me l’ha dato e mi è venuta l’idea di leggerla ai poliziotti". E così l’immagine della ragazza davanti ad una schiera di Omon, l’Unità speciale della polizia russa, è diventata l’icona della generazione Putin e di tutti quei ragazzi nati e cresciuti sotto il potere di un unico presidente.
Gli articoli che Olga ricorda a memoria li ripete anche davanti alla platea di studenti: il 31, poi 29, 32 e il numero 2, tutti con una parola in comune, libertà. Da quella di espressione a quella di associazione, entrambe negate da tempo in Russia. "Penso sia molto importante sentirsi liberi", sostiene Olga, abituata a vivere in un Paese dove manifestare è sempre più difficile. "Sarei voluta diventare una giornalista, ma ho capito di voler costruire un futuro migliore; voglio occuparmi di questo tutta la vita", commenta Misik, oggi iscritta alla facoltà di giornalismo dell’Università statale di Mosca.
Il futuro che non si prospetta semplice per lei, fermata dalla polizia ben undici volte per aver partecipato a cortei non autorizzati e che potrebbero costarle l’arresto una volta raggiunta la maggiore età nel gennaio prossimo.
Olga è un personaggio scomodo anche per la risonanza che il suo gesto ha avuto fuori della Russia: a settembre, durante la sua partecipazione al festival della democrazia in Danimarca, gli agenti del Centro russo contro l’estremismo sono andati dalla madre e dai suoi amici, a casa e al lavoro, chiedendo dove fosse Olga. "Sono un pericolo - dice velocemente per evitare di iniziare a balbettare -, prima mi faceva piacere che si scrivesse di me, mi sembrava una cosa bella, poi è diventato troppo, fino a darmi fastidio". La giovane, spiega come la macchina propagandistica statale la disegni come una minaccia per la Russia e per i russi: "Mi piacerebbe viaggiare, ma amo la Russia e devo rimanerci per cambiarla". Un attivismo iniziato da poco e a stadi: prima di partecipare ogni settimana alle manifestazioni dell’estate 2019, l’idea politica di Olga è cambiata gradualmente, informandosi senza farsi influenzare dai media russi e dai genitori, soprattutto dal padre, convinto sostenitore del presidente Vladimir Putin. "Con il tempo ho dovuto accettarlo. Come lui ha dovuto accettare il fatto che ho cambiato le mie posizioni", dice Olga, paragonata all’attivista svedese Greta Thunberg. "Protestare - dice - è una prerogativa dei giovani, tutte le rivoluzioni sono nate da noi". Si sbilancia anche sul futuro politico del Paese e su Putin: "Quando lascerà il potere, cosa che potrebbe succedere tra 5 come tra 50 anni, forse allora le cose cominceranno a cambiare, piano piano. Potrebbero essere mutamenti soft, con un cambio di regime, ma prevedo che ci sarà molta disorganizzazione. La situazione potrebbe diventare qualcosa di simile agli Anni ’90, con caos e disordini".
22.12.2019


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