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Pier Giacomo Grampa
Immagini articolo
"Chiamati ad essere
Chiesa di incontro"
GIUSEPPE ZOIS


Per qualcuno Dio è "il velo" che l’uomo getta sulla nullità delle cose, ma senza Dio e il soprannaturale che umanità sarebbe? Nella fitta coltre di nebbiose precarietà che ci avvolge, costretti in casa dal "coronavirus", si può arrivare al bivio delle verità supreme, come le chiamava Turoldo. Di qua il mistero, quindi Dio, la fede, la speranza; di là, il nulla. Innegabile che la fragilità accentui le inquietudini.
Pier Giacomo Grampa, prete, educatore per una vita, vescovo emerito dopo dieci anni sulla cattedra di San Lorenzo, non ha ovviamente dubbi sulla strada da prendere. Lui annuncia la Buona Notizia. Come prima osservazione cita i  consigli di Papa Francesco perché non si sciupino questi giorni di "forzata carcerazione".
Dall’istituto Sant’Angelo a Castel San Pietro, dove si è stabilito rilancia l’invito "a dare un valore al tempo, a fare un esercizio di riflessione, di introspezione, di ricerca di senso e di significato". Poi subito un affondo: "Mi ha colpito leggere la Scrittura di una mattina di questa settimana a Messa. Di fronte al poco rispetto che abbiamo per gli ultrasessantenni, la pagina di Isaia fa riflettere. Dice il profeta: "Non ci sarà più un vecchio che dei suoi giorni non giunga alla pienezza; poiché il più giovane morirà a cento anni e chi non raggiunge i cento anni sarà considerato maledetto". Non conosce questo brano chi si preoccupa di sapere che se c’è da scegliere - secondo una certa mentalità modernista - si comincia a scartare gli ultrasessantacinquenni. È un’impostazione veramente disumana, ma anche poco intelligente". Ancor più adesso "avremmo bisogno di solidarietà concreta, nel vissuto, riscoprendo il cristianesimo come servizio al prossimo", con richiamo al Vangelo: "Avevo fame, sete, ero malato, in carcere…" e qui penso alla generosità dei giovani, dei volontari che si offrono di portare la spesa, di incontrare, di farsi sentire vicini", sottolinea Grampa.
Intanto viviamo sotto una pioggia incessante di notizie che spesso finiscono per disorientare. "Sappiamo ciò che siamo ma non ciò che possiamo essere", ha scritto Shakespeare. A giudizio di Grampa "dobbiamo cercare di far crescere lo spirito e la vita. Internet ci fa vivere ciò che vogliamo e dà la possibilità di partecipare anche da casa ad eventi sacri. Non vinceremo mai la fame, però, mangiando il pane in televisione o nei social. L’Eucaristia fa la Chiesa, ma è la Chiesa reale, fatta da una comunità viva di persone che fa l’Eucaristia. Stiamo attenti a non ridurre a dimensione virtuale ciò che richiede una partecipazione reale. Le sete della samaritana al pozzo, quando incontra Gesù, è simbolo della ricerca di ogni uomo".
Ognuno di noi dispone di un suo termometro per misurare la temperatura. Il vescovo trova che "abbiamo una comunicazione spesso pettegola, noiosa, indocile, che non impara e che quindi non può insegnare. Troppi chiacchierano, mettendo sullo stesso piano il parere dello specialista autorevole e quello dell’analfabeta che crea confusione. Il risultato è una miscela che disturba e infastidisce. Nei confronti degli esperti occorrerebbe uno sforzo di integrazione e di sintesi piuttosto che di contrapposizione. Purtroppo si prevarica invece di cogliere il positivo".
Spostiamo lo sguardo sull’attualità, su quelle colonne di camion militari che da Bergamo, un epicentro del contagio, trasportavano salme dirette verso sconosciuti crematori di altre città. Ci sono amarezza e riprovazione nelle parole di Grampa: "Quella lugubre processione di camion dovrebbe suggerire pietà ma anche inquietarci. A bordo non c’erano solo bare, ma salme di donne e uomini, con vite spezzate, storie di umanità. Donne e uomini morti senza una vicinanza desiderata, senza un affetto, una preghiera, un congiunto che tenesse la mano negli ultimi respiri. Lode e riconoscenza a medici e infermieri, ma l’uomo non è solo medicina, farmaci, apparecchiature pur importanti. L’uomo, ciascun uomo è di più, ha altri orizzonti. Se non si dà importanza alla vita della storia, come daremo importanza alla vita della meta-storia, dell’oltre-storia, dell’al di là della storia?".
Esemplare e luminosa per don Mino, la testimonianza di Luca, un amico diversamente abile di Bodio morto domenica scorsa. "Mi chiamava il suo "vescovone" e scendeva fino a Lugano per partecipare alle liturgie in Cattedrale. Ancora mi commuovo nel ricordarlo e nel rivedere il suo volto. Ci lascia come insegnamento la necessità di una Chiesa di apertura, di accoglienza. "Chiesa ospedale da campo" disse Francesco e fu deriso; questa immagine del Papa è fatta per oggi. Speriamo che questa terribile esperienza contribuisca a farci cambiare".
29.03.2020


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