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Mario Timbal
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"In tivvù la prima volta
... è stato a Fragolò"
ANDREA BERTAGNI


Mario Timbal ha il telefonino con il prefisso francese e risponde da un distributore di benzina. Perchè è in viaggio. Uno dei tanti per l’ex direttore operativo del Film Festival di Locarno. Che, a 43 anni, dopo aver lavorato in Svizzera tedesca e in Francia, dall’anno prossimo dirigerà la Radiotelevisione della Svizzera italiana (Rsi). "Da piccolo, quando ero in Vallemaggia - ricorda Timbal - ho partecipato a un programma televisivo per bambini che si chiamava Fragolò. Ma forse era meglio non dirlo, perché adesso andranno a ripescare la trasmissione...".  
Il rapporto, che Timbal definisce "intimo" con la radiotelevisione pubblica, per il nuovo direttore della Rsi inizia dunque già da bambino. E si sviluppa nel corso degli anni. "Come tutti quelli che sono nati e cresciuti in Ticino la Rsi è stata fondamentale nella mia formazione culturale e nella mia identità". Ma non solo. "Crescendo, grazie alla tivvù, mi sono avvicinato al cinema e all’informazione. E quando ho lavorato per il Film Festival questo rapporto è stato ancora più intenso".
Non chiamatelo "esterno", quindi. Anche se tra la rosa di candidati finali Timbal era quello appunto che non lavorava già per la Ssr. "Ma anche in Francia ho sempre seguito la nostra radiotelevisione, che per chi è all’estero rimane un’importante porta d’accesso alla Svizzera e al Ticino".
Non fategli nemmeno scegliere se preferisce di più la radio o la televisione. "Mi piacciono entrambe allo stesso modo. Abitando e lavorando all’estero negli ultimi anni ho seguito la radio con l’App e l’ho ascoltata anche facendo sport, mentre ho guardato la tele soprattutto per seguire le notizie".
Avendo studiato a Losanna, il nuovo direttore conosce anche molto bene la Radiotelevisione romanda (Rts). "Mi piace il coraggio che ha nel web. Ha autorevolezza e cerca di declinare in forme nuove il servizio pubblico". Guai a chiedergli però di palinsesti o programmi che ha in mente per la Rsi, magari prendendo spunto da altri canali. "Prima voglio conoscere - spiega - ma di sicuro sarò un direttore che darà un orientamento, delle linee. Venendo dal Film Festival, ho molto rispetto per la creatività e penso che a Comano ci siano i professionisti giusti".
Nel frattempo però serie tv e piattaforme come Netflix stanno attirando sempre più spettatori. "Non vedo concorrenza con il servizio pubblico. Vengo dall’audiovisivo e ho da sempre un rapporto con queste piattaforme. Vedo inoltre i miei figli piccoli. Per loro uno schermo è uno schermo, passano naturalmente da un canale all’altro, da una piattaforma all’altra. E io stesso ho una fruizione totalmente non lineare".
La sfida tra tivù generalista e piattaforme è comunque lanciata. "Ripeto, io non vedo concorrenza. Il servizio pubblico ha ad esempio un mandato chiaro sull’informazione. La grande sfida è capire come declinare i vari formati e andare a sradicare alcune gerarchie tra il pubblico".
In questo senso Timbal vede nel lancio di Play Suisse, la nuova piattaforma streaming della Ssr, un’occasione. "Ci sono generazioni che rimarranno sul ‘lineare’ e altre che non ci sono mai state, perché sono nate già col nuovo sistema della fruizione personalizzata e senza tempo. Siamo davanti a una fase di transizione. Una fase in cui serve creatività". Di sicuro Play Suisse "porterà un arricchimento culturale e sarà un elemento chiave".
Timbal si metterà al timone nei primi mesi del 2021. Prima di allora c’è ancora un pezzo di strada da fare. Il nuovo direttore attacca il telefono e risale in automobile. Il viaggio continua. Ma questa volta sarà un ritorno a casa.
abertagni@caffe.ch
12.12.2020


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