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Ettore Bassi
Immagini articolo
"Ho mosso i primi passi
facendo il prestigiatore"
ALESSANDRA COMAZZI


O capitano mio capitano!". Nel film L’attimo fuggente, gli allievi del professor Keating-Robin Williams salgono a uno a uno sui banchi per ribellarsi al preside che vuole cacciare il maestro. Scena memorabile e parole scolpite nel lessico familiare, sociale, scolastico. La pellicola, diretta da Peter Weir, è del 1989: a distanza di trent’anni, Tom Schulman, premio Oscar per la miglior sceneggiatura, ne ha realizzato una trasposizione teatrale. Il regista Marco Iacomelli l’ha vista a Broadway, sono stati acquistati i diritti, l’opera tradotta, e adesso L’attimo fuggente è in tournée. Protagonista, Ettore Bassi, nato a Bari nel 1970 sotto il segno dell’Ariete, adolescenza passata a Torino, molta tv alle spalle, passione autentica per il palcoscenico. "Alterno questo spettacolo - racconta - con un monologo, Il sindaco pescatore, la storia di un sindaco campano che fu ucciso perché difendeva l’ambiente. Ho cominciato innamorandomi di una scatola da prestigiatore in una cartoleria. Arrivai a casa, ruppi il salvadanaio, me la comprai e non smisi più. Frequentavo il liceo classico, ma più che il latino e il greco, studiavo i trucchi. La svolta professionale, però, è avvenuta con la tv. Ho fatto un provino a Canale 5, poi alla Rai, e ho partecipato a Piacere Raiuno, con Gigi Sabani e Toto Cutugno, e sono arrivato alla Banda dello Zecchino. A 23 anni facevo già il conduttore. Poi è cominciata la fiction, I ragazzi del muretto, Casa famiglia, Carabinieri.
Ettore Bassi confessa la sua antica passione per il mestiere di conduttore: "La conduzione è stato un vero amore professionale, dopo la magia. Fino a qualche tempo fa avrei accettato volentieri un programma. Oggi, con il panorama televisivo esistente, questo tipo di sfida non mi stimola più. Penso ai conduttori storici, Corrado, Raimondo Vianello, Pippo Baudo. Loro attraverso la leggerezza trasmettevano valori reali. E poi scoprivano talenti, avevano la possibilità di esprimere anche la propria, di creatività. Adesso vedo il nulla: come si può costruire qualcosa su basi inesistenti?".
Ma allora come spiega Ettore Bassi la sua partecipazione a Ballando con le stelle, dove è arrivato pure secondo? "È stato un esperimento importante per me, e per la mia formazione continua. Mi sono misurato con un mondo che non comprendo, ma un confronto diretto mi stimolava: Milly Carlucci mi chiamava da sei anni. Ho accettato quando mi sono sentito pronto. Nel programma si fa una fatica fisica tremenda, in dieci giorni di prove si deve mandare a memoria una coreografia professionale e non si è preparati. I partecipanti sono sfiancati, stanchi, indeboliti, stressati perché devono realizzare una prestazione che non sono in grado di fare. La bravura non fa spettacolo. Hai addosso un’aspettativa fortissima. Che cresce, cresce. Lì nasce lo spettacolo: nell’agire sugli istinti primari, sul togliere qualcosa che rende il concorrente furioso, diverso da sé. Vale per tutti i reality: al Grande Fratello usano l’isolamento, all’Isola dei famosi tolgono il cibo, a Temptation Island la fiducia. L’espediente è sempre quello di agire sui bisogni primari: mettendoli in discussione. Il prossimo reality prevederà la privazione del sonno, ci scommetto. O le torture. Un po’ le fanno già. Intendiamoci, non sto giudicando, sto solo constatando. E dicendo che è fondamentale, quando si partecipa, sapere a che cosa si va incontro".
Confida: "Sono andato a Ballando con le stelle per capire il meccanismo e reggerlo. Credo che il mio passato di mago mi abbia aiutato. Il pensiero divergente, non credere che le cose siano mai come appaiono. Però, al di là di queste sfide personali, la tv non è un luogo dove si possano fare cose che servano alle persone. Il teatro invece è una grande risorsa, aiuta chi lo fa e chi lo guarda".
19.06.2021


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