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L’inutile braccio di ferro
fra Ticino, Berna e Roma


È comprensibile. Tutto è comprensibile. È comprensibile che si cerchi di sostenere l’economia locale anche frenando l’andirivieni di consumatori dal Ticino all’Italia. In questo caso, ritardando quanto più possibile il ritorno del “turismo dello shopping”.
Tutto è comprensibile, ma da qui a mettersi a fare il braccio di ferro con l’Italia che ha deciso di riaprire le frontiere all’inizio di giugno… la cosa a noi pare possa lasciare il tempo che trova. Lo si dice da settimane, anche da Berna, chi abita in Svizzera può, se i Paesi limitrofi lo consentono, oltrepassare la dogana e, da residente in Svizzera, ha tutto il diritto di ritornarci. Quindi se l’Italia ha deciso – per favorire l’afflusso turistico dall’estero – di aprire le frontiere il 3 giugno, forse poco potranno le resistenze di Bellinzona più che di Berna.
Addurre a motivazione dello scetticismo ticinese la situazione sanitaria in Lombardia, forse ha poco senso. Ogni giorno, senza alcuna interruzione, dalle zone di frontiera lombarde e piemontesi arrivavano ed arrivano tra i 60 e i 67mila frontalieri. Il numero esatto oggi non lo si conosce, dato che alcuni, chissà quanti?!, in queste settimane hanno perso il posto di lavoro. Quanti potrebbero essere in più gli italiani, oltre la gran massa di frontalieri, che giungono in Ticino per…. Per fare che cosa? Benzina, comprare la cioccolata, il sabato o la domenica fare quattro passi tra Lugano, Bellinzona e Locarno.
Il timore sanitario, a motivazione dei no di questi giorni alla data di riapertura italiana, lascia perplessi. Anche perché nelle zone di frontiera italiane non c’è stato un’esplosione di contagi. Mancano una decina di giorni alle riaperture delle dogane da parte dell’Italia, ammesso che il programma venga mantenuto, e in Ticino questa settimana si chiude con un inutile braccio di ferro. Forse inappropriato, ricordando i timori, le paure, gli intrecci diplomatici a cui si è assistito a inizio marzo per evitare che l’Italia chiudesse anche ai frontalieri le frontiere. In quei giorni Bellinzona e Berna fecero di tutto perché Roma lasciasse un varco per il libero passaggio dei lavoratori italiani in Svizzera e la Lombardia non precettasse le migliaia di sanitari impiegati nelle strutture ticinesi. Addirittura si è offerto a questa gran massa di lavoratori un posto per poter pernottare e non dover fare avanti e indietro dall’Italia.
22.05.2020


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