Forse una donna a capo della sinistra britannica
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I laburisti vanno
alla resa dei conti
ALESSANDRO CARLINI DA LONDRA


Una sfida a tre, una sfida all’ultimo voto. Così il Labour va alla resa dei conti per proclamare il suo nuovo leader al posto dello sconfitto e umiliato Jeremy Corbyn. E per la prima volta nella storia potrebbe essere eletta una donna a capo della sinistra britannica. Infatti, oltre al candidato favorito Keir Starmer (57 anni), l’ex procuratore diventato responsabile per la Brexit in seno al partito, si contendono la poltrona le deputate Rebecca Long-Bailey e Lisa Nandy. La prima è un’ex avvocatessa, quarantenne, come Starmer già ministro nei governi ombra del "compagno" Corbyn, di fatto la garante della linea socialista abbracciata dal leader uscente. Mentre Nandy, 40 anni, ha alle spalle una carriera fra la politica e il volontariato, è su posizioni più moderate, di centro-sinistra. Con origini etniche miste (il padre è indiano), è stata eletta deputata peraltro in uno dei collegi euroscettici superstiti dell’ex "muro rosso" dell’Inghilterra centro-settentrionale. Tutti i tre candidati in lizza si propongono di portare avanti l’eredità di Corbyn e la sua svolta a sinistra, ma in modo diversi.
Per quanto riguarda il favorito Starmer, è considerato il più filo-Ue e anti-Brexit: si è particolarmente distinto nei mesi di battaglia interna per il divorzio dall’Unione, quando il partito, e in particolare Corbyn, è stato fortemente criticato per la sua linea ondivaga sulla questione fondamentale nello scontro politico britannico. I risultati si sono poi visti col disastroso risultato del Labour (il peggiore dal 1935) nelle ultime elezioni, stravinte dai Conservatori del capo "brexiteer" Boris Johnson. Si può (in teoria) fare solo meglio. Starmer per questo invoca la fine dei forti contrasti interni fra correnti, e "unità" contro il governo Tory di Johnson. Ma nemmeno lui è immune da critiche e polemiche. Due componenti del suo staff sono stati sospettati d’aver infiltrato il database degli oltre 500.000 iscritti laburisti che decidono in questi giorni col loro voto chi sarà il nuovo leader, la cui proclamazione è fissata per il 4 aprile. Il team di Starmer avrebbe cercato di mettere le mani su dati riservati per "profilare" meglio la base e rendere più efficace la propria campagna e la propria propaganda. È stata avviata un’inchiesta interna che non fa bene a un partito già in forte crisi d’identità e finito sotto accusa anche per l’antisemitismo di alcuni suoi esponenti e attivisti.
La rinascita del Labour, stando alle parole di uno dei suoi massimi esponenti nella recente storia britannica, appare quindi ancora lontana. A dirlo l’ex premier Tony Blair, in un intervento al King’s College di Londra: considera tutti e tre i pretendenti rimasti in corsa per la leadership "un significativo miglioramento" rispetto alla sua bestia nera, naturalmente Corbyn, ma sono ancora distanti da quel "cambiamento radicale" (da lui auspicato in senso centrista) della linea di sinistra seguita negli ultimi anni dal maggior partito d’opposizione. Memore dei successi elettorali raggiunti dal suo New Labour, Blair sogna probabilmente un ritorno ai tempi della "Cool Britannia". Sostiene che si può essere "radicali e chiari" anche presidiando "il centro" della scena politica, per "allearsi con i liberali". Ma nel frattempo la Gran Bretagna e il resto del mondo sono profondamente cambiati, dal punto di vista economico, sociale e naturalmente politico, con una polarizzazione dei consensi che spinge verso le estremità, e allontana dal centro.
08.03.2020


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