Il pendolo del "centro" nelle nuove identità politiche
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La battaglia del Ppd
per essere determinanti
LIBERO D'AGOSTINO


Un Ppd più visibile all’esterno e ago della bilancia in parlamento. Ecco la strategia per la nuova legislatura. Ad un mese è mezzo dalle elezioni cantonali, sono i popolari democratici ad animare fragorosamente la scena politica, con la battaglia contro le agenzie di lavoro in affitto, la richiesta di chiudere di notte i valichi di confine secondari, la moratoria contro le antenne 5G e la proposta d’istituire una sottocommissione parlamentare sugli "abusi sessuali". Ma il Ppd si prepara anche alle elezioni federali di ottobre. Dietro le quinte si è lavorato su un possibile accordo col Plrt per salvare dall’attacco della sinistra e dell’alleanza Udc-Lega i seggi a rischio a Berna. Intesa naufragata.
Insomma, il presidente Fiorenzo Dadò non se ne sta "col fazzoletto in mano" a piangere il seggio in meno in parlamento. Del resto, la crisi del partito viene da ben più lontano, dall’aprile del 1987 quando perse la seconda poltrona in governo. Da allora è stato un crollo continuo, con i deputati che dal 1991 ad oggi si sono ridotti da 27 a 16. Pochi ma sufficienti, nei disegni del presidente, per fare del Ppd l’elemento determinante delle alleanze in Gran Consiglio, visto che su molti temi per Plrt e Lega saranno impossibili delle intese col Ps. "Senza il nostro decisivo aiuto - ha avvertito Dadò - ben difficilmente si potrà costruire qualcosa. Pertanto è nell’interesse di tutti collaborare bene con noi".
Mentre gli altri partiti si stanno ancora posizionando, il Ppd si muove a tutto campo per continuare a differenziare la sua offerta politica come aveva fatto prima delle elezioni di aprile. Con l’iniziativa per ridurre i premi delle casse malati e quelle sulle imposte di circolazione, il referendum contro i semafori sul Piano di Magadino, la proposta sul "Binario 5" per facilitare gli spostamenti degli studenti, le misure a favore dei 50enni disoccupati, la richiesta di pene più severe per i pedofili e con l’iniziativa per una maggiore tutela dal licenziamento delle dipendenti in congedo maternità.
Non siamo certo alla "rifondazione del partito" invocata dall’ex ministro Luigi Pedrazzini, si cerca, comunque, di definire un’ immagine più riconoscibile agli occhi della pubblica opinione.
In che direzione ci si muoverà ora è scritto nero su bianco nel programma per la legislatura 2019-2023. Con un bilancio cantonale in attivo di 137 milioni, il Ppd rivendicherà più soldi per tutti: aumento da 3000 a 5000 franchi dell’assegno parentale, congedo paternità di due settimane, abbonamento generale ai mezzi pubblici a 100 franchi per gli anziani, esonero della tassa sui cani per i pensionati, incentivi per l’assunzione dei disoccupati over 50, fondo di 10 milioni per la formazione digitale nelle scuole dell’obbligo, defiscalizzazione del valore locativo, deduzione del canone d’affitto, sussidio di 500 franchi per l’acquisto di una bici elettrica, posteggi "Park and Rail" ad un franco al giorno per i lavoratori e biglietti a prezzi ridotti per chi va al lavoro con i mezzi pubblici.
Il pendolo del partito "socialconservatore", si allontana sempre più dall’economia, oscilla tra il rivendicazionismo redistributivo della sinistra e le pulsioni securitarie e primanostriste della destra populista, con la mozione per la chiusura notturna dei valichi minori, vecchio cavallo di battaglia di Lega e Udc, e le richieste per proteggere il mercato del lavoro: dal controllo sistematico dei nuovi permessi al divieto per le imprese che vincono appalti comunali d’impiegare manodopera in affitto. Ma è pronto anche a cavalcare l’indignazione popolare contro gli abusi sessuali e la pedofilia, così come la paura per il 5G, la nuova rete della telefonia mobile ritenuta dalle imprese un vettore indispensabile della digitalizzazione dell’economia.

ldagostino@caffe.ch
(3 - continua)
19.05.2019


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