Il futuro dell'Ente ospedaliero secondo i capigruppo
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Proposte per un Eoc
senza più un ministro
ANDREA STERN


Patrizia Pesenti sì, Paolo Beltraminelli sì, Raffaele De Rosa forse no. Il nuovo consigliere di Stato potrebbe lasciare il posto al collega Christian Vitta e rompere così la consuetudine che vuole il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (Dss) nel Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Una consuetudine stabilita dalla legge cantonale, che è pero un’anomalia a livello svizzero. Nella stragrande maggioranza dei cantoni il ministro alla guida della sanità sta al di fuori dell’ente ospedaliero (vedi tabella). Per evitare possibili conflitti d’interessi. E anche il Ticino dovrebbe seguire la massa, almeno stando a tre dei quattro capigruppo dei partiti di governo.  
"Non ritengo necessario che un membro del governo sieda nel Cda dell’Eoc", dice Alex Farinelli, capogruppo del Plrt. Un punto di vista, il suo che ha già raccolto consensi.
"La Lega - spiega il capogruppo Michele Foletti -, ha avanzato questa proposta ai tempi di Patrizia Pesenti".
Maurizio Agustoni, capogruppo ppd, si accoda. "Non vedo la necessità di un consigliere di Stato nel Cda dell’Eoc".
Fra i quattro, l’unico scettico è il socialista Ivo Durisch. "Riteniamo opportuno, necessario  che ci sia un rappresentante del Consiglio di Stato all’interno del Consiglio dell’Ente ospedaliero - dice -. Serve a sottolineare l’importantanza della presenza politica e quindi anche di una volontà politica. E il rappresentante del governo, così noi pensiamo, è giusto sia il direttore del Dipartimento della sanità e socialità".
La legge cantonale, quella che regola l’attività dell’Ente ospedaliero, è del dicembre 2000, stabilisce che nel Cda  debba esserci un consigliere di Stato. Ma non specifica quale.
"Il posto nel Cda dell’Ente - riprende Farinelli - potrebbe essere tranquillamente occupato da uno dei cinque ministri. Si eviterebbe così che il direttore del Dss possa trovarsi, in un mercato aperto come quello della sanità, in conflitto di interesse".
Chi potrebbe essere il consigliere di Stato nel Cda dell’Ente? L’ipotesi più gettonata sembra essere quella che vede nel ministro delle finanze, Christian Vitta, la figura più idonea (in quanto responsabilità) per la sostituzione del collega alla testa del Dss.
È una possibilità da valutare, secondo il Plrt. Una proposta strampalata, invece, per il Ppd.  Il capogruppo, Maurizio Agustoni, pensa alla figura di un delegato nominato dall’esecutivo. "In tal modo il Consiglio di Stato potrebbe continuare a partecipare ai lavori - spiega -, pur non essendo rappresentato... ‘in prima persona’, cioè con nessuno dei cinque miniustri". Un delegato slegato dai singoli dipartimenti, dunque, ma che faccia sentire la voce del governo. "Farei attenzione ad eliminare qualsiasi presenza istituzionale  - aggiunge -; c’è il rischio di una sorta di deresponsabilizzazione  dell’autorità politica". E aggiunge per meglio spiegare il suo pensiero. "Prendiamo come esempio la Posta. La privatizzazione ha portato alla luce una serie di problemi non di poco conto".
Il leghista Foletti ritiene che la figura del delegato sarebbe superflua. "Già oggi i membri del Cda sono nominati dal Gran consiglio su proposta del Consiglio di Stato - ricorda -. L’esecutivo ha quindi la possibilità di indicare i suoi uomini di fiducia". Si potrebbe, secondo Foletti, adottare una soluzione simile a quella dell’Azienda elettrica ticinese. "Il ministro Christian Vitta non fa parte del Cda - spiega -, ma ha la possibilità di partecipare alle sedute e quindi di seguire i dossier".
Tre capigruppo, tre proposte diverse. Con un denominatore comune però: nessuna "comprende" De Rosa.

a.s.
26.05.2019


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