Tra i socialisti sembra prevalere la linea movimentista
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Un Ps ancora in bilico
tra le forze politiche
LIBERO D'AGOSTINO


Per il Ps è un momento magico. Dopo aver salvato la poltrona nel Consiglio di Stato, ora marcia verso le elezioni federali assieme a Verdi, Pc e Forum alternativo, sventando la manovra dell’ Mps per un fronte comune della sinistra radicale. Ma per il partito resta da sciogliere il nodo di una linea politica sempre pencolante tra governo e opposizione. In una legislatura che ha in agenda temi forti per i socialisti, come il salario minimo, i nuovi sgravi fiscali, il passaggio del Cardiocentro all’Ente ospedaliero, la scuola ancora da riformare e il riesame della pianificazione ospedaliera, c’è da prevedere che il pendolo del Ps oscillerà sempre più verso l’opposizione.
Per il presidente Igor Righini, l’alleanza con le altre forze della sinistra per il nuovo appuntamento elettorale di ottobre, è "una congiunzione tecnica che deve avere un respiro politico e, possibilmente, programmatico." Un’intesa di area, la definisce, per rappresentare quel bacino di voti che ha permesso al Ps di restare al governo in Ticino. Ma per il Forum di Cavalli, i Verdi e per il Pc, che sull’iniziativa "Giù le mani dalle Officine" e il voto sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’Avs si erano schierati con l’ Mps, questo "respiro politico e programmatico" non può che significare più opposizione, meno subordinazione all’esecutivo.
L’aria che si respira nel Ps del dopo aprile l’ha ben descritta la neo deputata Laura Riget, esponente di punta di quel movimentismo che oggi sembra prevalere nel dibattito interno contrapponendosi all’ala istituzionale: "Siamo un partito sì di governo ma anche di opposizione. Non è un problema criticare il nostro consigliere di Stato, come gruppo parlamentare non sempre dobbiamo essere sulla sua stessa linea". Il ministro Manuele Bertoli, ha sottolineato l’ex presidente Anna Biscossa, rientrata in Gran consiglio più grintosa che mai, "non sarà solo il consigliere di Stato dei socialisti, ma anche dei Verdi e dei comunisti". Che indubbiamente si aspettano da lui una contropartita dopo averne sostenuto la rielezione.
Del resto, Bertoli, alla sua ultima legislatura, si sentirà certamente molto più libero nell’attenersi ai vincoli di una collegialità e di un consociativismo che per una parte dei socialisti rappresentano una camicia di forza. Un altro ex presidente socialista, Saverio Lurati, ha invitato il ministro della Cultura "a spingere forte sui temi che stanno a cuore al Ps, anche a costo di arrivare ad una rottura con i colleghi di governo". Rottura già preannunciata dal no preventivo di Bertoli ai nuovi sgravi fiscali a cui sta lavorando il ministro delle Finanze Christian Vitta. Né farà passi indietro sul Cardiocentro, la difesa della sanità pubblica o sui salari minimi per i quali si era già dissociato dalla decisione del governo sui limiti della retribuzione oraria.
In un Ps che è riuscito a mantenere i suoi 13 seggi in parlamento, ma che dal 2007 ha perso cinque deputati, che ha visto svanire la sua identità popolare, a vantaggio della Lega e dell’Mps, e che oggi viene identificato col partito dei dipendenti pubblici, avranno gioco facile i cosiddetti movimentisti. Quei compagni che vogliono un profilo più combattivo, meno incline alle logiche governative e immediatamente riconoscibile agli occhi del popolo della sinistra.
Con 137,2 milioni di attivo  nelle casse del Cantone, il Ps da combattimento la sua offensiva per la riconoscibilità la scatenerà sicuramente sulla difesa dello Stato sociale, rivendicando più sussidi e aiuti per i meno abbienti. Una linea d’azione che il capogruppo parlamentare Ivo Durisch, nell’intervista in basso, definisce eufemisticamente di "riequilibrio della politica sociale". Strategia che servirà a disinnescare anche la pressione del Movimento per il socialismo che, premiato dal voto del 7 aprile, è deciso a profilarsi ancora di più come l’unica e vera opposizione di sinistra.

ldagostino@caffe.ch
(4 - continua)
26.05.2019


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