Come si è diventati leghisti... nell'Italia che era rossa
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Viaggio in un Paese
dove regnava sinistra
CLEMENTE MAZZETTA


In Italia c’erano i migranti. Gli extracomunitari, i "negher". In Ticino i frontalieri e i "padroncini". Ma soprattutto, da una parte e dall’altra del confine i partiti si sono dimostrati sempre meno in grado di intercettare il senso comune della gente. Autoreferenziali. Incapaci in questi tempi di crisi e di trasformazione di cogliere umori, ansie, paure della propria gente. Forse si trova in queste analogie il perché di una traiettoria simile dei due Paesi, il Ticino e l’Italia, che all’improvviso si sono svegliati leghisti. Al Ticino è successo nel 2011, quando la Lega è diventata partito di maggioranza relativa in governo. All’Italia sta succedendo adesso. Con il governo giallo-verde e con Matteo Salvini, l’erede di Umberto Bossi che già in queste elezioni europee  punta a creare un fronte sovranista.
Per capire, appunto, come si diventa leghisti, Davide Allegranti, giornalista del Foglio, ha compiuto un viaggio, partendo da Pisa, "che si credeva rossa e che si è svegliata verde", il colore delle bandiere della Lega. Un libro-reportage su dove sta andando l’Italia. E che aiuta a capire perché il vento sovranista sta soffiando sull’Europa. Sono duecento pagine di incontri personali, aneddoti, storie minime, analisi circoscritte, che compongono però un quadro generale: un resoconto amaro fra le macerie elettorali della sinistra. Che si è vista surclassare dal centro-destra. Non solo Pisa, ma tutta la Toscana è stata la roccaforte del Partito comunista, poi trasformatosi in Partito della sinistra e infine nel Partito democratico. Un voto a sinistra quasi automatico, "antropologico", che si è dissolto. E che ha lasciato praterie aperte per la nuova "destra" che avanza.
Il libro richiama alla mente un altro reportage, quello dell’americano William Sheridan, "Come si diventa nazisti", la storia di una piccola città della Germania al tempo della Repubblica di Weimar. Un’indagine volta a capire come è stato possibile  precipitare dalla democrazia alla dittatura, non dai discorsi politici ma prendendo in considerazione i piccoli fatti della vita quotidiana, il parere della gente comune, dei pochi che si opposero e dei molti che approvarono. Una analisi che partì da un’unica domanda: come è stato possibile in Germania un cambiamento ideologico così veloce? Perché Hitler ebbe il consenso che ebbe?
Stesso interrogativo da cui è partito Allegranti. Che si chiede perché oggi tanta gente che si trova a sinistra è disponibile a sostenere i partiti sovranisti di destra? "Il cambiamento in corso, più che il frutto delle capacità comunicative di Salvini, è causato dal senso di abbandono della gente", scrive Allegranti. Si cambia per delusione. Si vota Lega per protesta. Forse perché ormai tutto è "politica percepita". O "per punire la vecchia amministrazione".
Allegranti ricorda come l’insoddisfazione per le classi dirigenti progressiste e liberal democratiche non è di oggi. Ha radici negli Anni ’90, quando il sistema dei partiti in Italia è stato messo sott’accusa dalla società civile. Cosa che è successa anche in Ticino: la Lega di Giuliano Bignasca nacque nel 1991. La contestazione dei partiti tradizionale portò nel 2001 all’introduzione della scheda senza intestazione.
In Italia la crisi del centrosinistra arriva da lontano, sostiene Allegranti: "Matteo Renzi ha solo ereditato un guscio vuoto che prima o poi sarebbe stato destinato a implodere, incapace di rispondere alle domande di cambiamento e al bisogno di protezione dell’elettorato". E la base, gli operai, e persino i sindacalisti hanno cominciato a votare Lega.

cmazzetta@caffe.ch
26.05.2019


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