I politici ticinesi alle prese con gli imballaggi della spesa
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"Ecco come usciremo
...dal mare di plastica"
ANDREA STERN


Plastica attorno alle fettuccine, plastica (doppia) attorno al formaggio, plastica addirittura attorno al cespo di insalata bio. "Anche volendo essere ecologici al 100% - nota Simona Arigoni Zürcher, deputata mps -, è praticamente impossibile fare la spesa senza plastica". E lo dicono loro, i politici, quelli che in teoria avrebbero la facoltà di vietare qualsiasi prodotto o sostanza potenzialmente inquinante. "In effetti un divieto della plastica usa e getta sarebbe un passo nella giusta direzione - sostiene Samantha Bourgoin, deputata dei Verdi -. La politica non può sottrarsi a scelte coraggiose e indispensabili".
Il coraggio, una virtù che sembra scarseggiare. Ancora di recente il Consiglio federale ha sostenuto che un divieto dei sacchetti in plastica per frutta e verdura sarebbe "sproporzionato". Il governo ha pure bocciato la proposta della socialista vodese Rebecca Ruiz di imporre ai negozianti una sorta di tetto massimo per gli imballaggi in plastica. "In Svizzera gli imballaggi vengono solitamente eliminati in modo corretto e solo una minima parte finisce nell’ambiente - è stata la risposta -. Riteniamo quindi che un limite percentuale non produrrebbe l’effetto sperato".
Eppure qualche limite sarebbe utile, almeno stando ai politici interpellati dal Caffè, uno per ogni partito. "Le istituzioni devono predisporre regolamenti severi e vietare gli imballaggi di plastica monouso non riciclabili - sostiene Alessandro Lucchini, consigliere comunale comunista a Bellinzona -.  Inoltre vanno promossi eventi e feste eco-sostenibili". Lucchini si è fatto fotografare in un mercato, per sottolineare che tutti, nel loro piccolo, possono fare qualcosa. "Io non compro più bottiglie di plastica, gaso l’acqua con un apposito apparecchio - spiega Stefano Tonini, deputato della Lega -. Inoltre cerco di smaltire i rifiuti in modo corretto".
"I consumatori e i commercianti possono fare tanto - gli fa eco Fabio Schnellmann, deputato plr -. I negozianti potrebbero ad esempio lasciare sciolte certe derrate alimentari e chiedere ai clienti di fare capo a sacchetti riutilizzabili. Quando ciò non è possibile, invece, andrebbe imposto l’utilizzo di materiale biodegradabile". Il deputato udc Tiziano Galeazzi, dal canto suo, propende più per degli incentivi che per dei limiti. "Non sono molto favorevole alle imposizioni - spiega Galeazzi -, vedrei meglio delle agevolazioni per le aziende virtuose". Insomma, l’impegno deve arrivare dall’alto ma anche dal basso. "Abbiamo bisogno di un cambiamento strutturale - sostiene Lisa Boscolo, consigliera comunale ps a Bellinzona - in cui siano coinvolti sia i consumatori che i distributori". Un discorso condiviso dal deputato ppd Giorgio Fonio, che in questo senso ringrazia i giovani. "Le loro manifestazioni ci stanno aprendo gli occhi - dice Fonio -, ci stanno trasmettendo il messaggio che tutti noi, nel nostro piccolo, possiamo dare un contributo. Tutti insieme, potremo fare grandi cose". In attesa di questa rivoluzione, riprende Boscolo, "una soluzione contro gli imballaggi di plastica arriva dai negozi di articoli sfusi e dai mercati cittadini, che propongono prodotti locali e stagionali di grande valore". L’handicap, riconosce la giovane socialista, "è che spesso sono lontani o hanno prezzi non accessibili per gli studenti, e non solo per loro. L’alternativa rimane il supermercato, dove purtroppo la plastica viene imposta".
Al supermercato è però possibile limitare i danni. "Io mi porto da casa i sacchettini per la frutta e la verdura - spiega Tamara Merlo, deputata di Più donne -. Per i detersivi compro solo le ricariche ecologiche, che sono più sottili. E quando ci sono alternative agli imballaggi in plastica, come per le batterie o i bastoncini per le orecchie, scelgo le confezioni di carta". Merlo sottolinea che la strada è lunga ma che pian pianino si sta avanzando. "Ho ad esempio notato con piacere - dice - che di recente alla Coop per il pane sono stati messi dei sacchetti di carta al posto di quelli di plastica. Il mercato resta preferibile, ma anche i supermercati stanno migliorando". Per i "puri e duri" della lotta alla plastica, come la verde Bourgoin, resta tuttavia troppo poco. "Ci vogliono norme più restrittive - afferma -, come ci vuole anche maggiore consapevolezza da parte dei consumatori. Io cerco di comprare le verdure dal contadino, il formaggio e le uova dall’azienda agricola, la birra dall’amico Thomas...". Anche se, evidenzia ancora Arigoni, non sempre è possibile comprare prodotti locali, per questioni di costi e tempo. "La plastica, d’altronde, è purtroppo indispensabile per l’impianto di termovalorizzazione di Giubiasco - rileva la deputata mps -. Senza di essa è difficile produrre energia. È uno dei tanti aspetti in contraddizione con la buona volontà comune e uno dei molti paradossi del nostro tempo".

astern@caffe.ch
(2 - fine / la precedente puntata  è stata pubblicata domenica 19 maggio)
26.05.2019


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