Le strategie di Mps e Udc nelle nuove identità politiche
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Da destra e sinistra...
comunque opposizione
LIBERO D'AGOSTINO


Mps e Udc, due opposizioni diverse da sinistra e da destra, ma una comune determinazione: tirare dritto, secondo programma, senza guardare in faccia nessuno. Il Movimento per il socialismo non cederà di un millimetro nella sua linea di contrapposizione al governo, di conflittualità parlamentare e rivendicazioni sociali, per profilarsi come la vera sinistra, tenendo sotto scacco Il Ps. I democentristi continueranno, invece, con la strategia di "un’opposizione costruttiva e propositiva", per prendere le misure agli altri partiti, differenziare la loro offerta politica e presentarsi come il punto di riferimento e aggregazione della nuova destra liberal conservatrice ticinese. Due forze che, certamente, daranno filo da torcere a tutti in Gran Consiglio.
L’opposizione dell’Mps di Pino Sergi e Matteo Pronzini vuole essere tutt’altro che "costruttiva o responsabile". Anzi, rivendica con orgoglio "un’opposizione radicalmente anticapitalista che guarderà soprattutto alle mobilitazioni sociali". Utilizzando il parlamento ancora di più come una "tribuna" per amplificare queste battaglie e denunciare la politica del governo e dei partiti che lo sostengono. Se nella passata legislatura l’Mps ha tenuto la scena con le battaglie contro la pianificazione ospedaliera, il dumping salariale e gli sgravi fiscali, con le denunce sulla mala gestione di alcune case per anziani, dell’aiuto domiciliare e dei privilegi previdenziali dei ministri, ora che, può contare su tre deputati, alzerà il tiro. Ha già chiesto una commissione parlamentare d’inchiesta sulle residenze fittizie dei manager del gruppo Kering e preannunciato un referendum, anticipando Ps e Verdi, contro il piano di rilancio dell’aeroporto di Agno.
Ma il bersaglio dell’offensiva dell’Mps non saranno solo Il Consiglio di stato e quello che è definito "il fronte dei partiti borghesi e padronali". Dopo la sconfitta dell’iniziativa "Giù le mani dalle Officine", che l’Mps ha addebitato anche al "doppiogiochismo" del Ps, la frattura con i socialisti si è approfondita. Dunque, sotto attacco sarà pure la "posizione concertativa e governativa del Ps che - ha ribadito Sergi - ha diviso e divide la sinistra su questioni politiche cruciali, come il fisco, il servizio pubblico, le tutele sociali e la difesa dei diritti dei lavoratori".
Di tutt’altro tenore l’opposizione dell’Udc. Che ormai vuole essere un partito a tutti gli effetti, non appiattito solo sul tema dei frontalieri, libero dal vassallaggio alla Lega - nonostante un’alleanza elettorale che ad ottobre potrebbe rivelare qualche sorpresa -, anzi egemone sui temi identitari e della difesa della sovranità nazionale.
L’Udc liberal conservatrice del presidente Piero Marchesi e del capogruppo Sergio Morisoli si è dimostrata una formula elettoralmente vincente. Grazie anche ad un iperattivismo parlamentare che nella scorsa legislatura ha spiazzato gli altri partiti. Con tre votazioni vincenti: l’iniziativa "Prima i nostri", l’insegnamento della Civica e il referendum contro la sperimentazione della riforma "La scuola che verrà". Con tante altre richieste quali il referendum finanziario obbligatorio e ben 20 proposte mirate di sgravi fiscali.
L’Udc terrà sotto mira il governo, puntando ad esercitare una maggiore forza di attrazione verso le frange di destra del Plrt e del Ppd. Insistendo, soprattutto, nella tutela del ceto medio e nelle battaglie contro lo statalismo, il centralismo e la burocrazia, ossia quella "versione geneticamente modificata di un socialismo trasversale" che, secondo Morisoli, ha infettato la politica cantonale.

ldagostino@caffe.ch
(5 - continua)
02.06.2019


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