Tensione in parlamento sul successore di Buzzini
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Sul segretario generale
scelta a 'scatola chiusa'
MAURO SPIGNESI


Alla fine sono rimasti in quattro. Ma nell’aula del Gran consiglio per la scelta finale rischia di arrivarne uno solo. E questo non piace a diversi deputati. La corsa per la sostituzione del nuovo segretario generale del parlamento è quasi agli sgoccioli. Il vecchio ufficio presidenziale e quello nuovo hanno effettuato una selezione, valutando una cinquantina di curriculum arrivati quando il 4 marzo è scaduto il termine per la presentazione delle candidature. Si tratta di sostituire Gionata Buzzini che ha lasciato Palazzo delle Orsoline dopo sei anni per andare a fare il segretario generale della Città di Ginevra.
Il vecchio ufficio presidenziale, con Pelin Kandemir Bordoli, e i vice Claudio Franscella e Daniele Caverzasio, aveva già ridotto di parecchio il numero di candidati ad aprile arrivando a otto. Il nuovo ufficio presidenziale, con Franscella e i vice Caverzasio e Nicola Pini, sta invece ancora lavorando per far quadrare il cerchio. Perché in pista, alla fine, sarebbero rimasti appunto in quattro. L’avvocato Alessandro Capelli, direttore della Commissione paritetica dell’edilizia, l’ex municipale socialista di Lugano Nicoletta Mariolini, il consulente giuridico del Gran consiglio Tiziano Veronelli e Giovanni Cavallero, responsabile del Controllo cantonale delle finanze.
Quattro nomi che, per titoli e professionalità, per esperienza e conoscenza delle procedure parlamentari, per molti deputati hanno competenze per ricoprire l’incarico lasciato libero da Buzzini. Un incarico importante che prevede una classe salariale annua che oscilla fra i 120mila e 195mila franchi. Ma sembra che sia in corso un’operazione sottotraccia per portare in aula un solo candidato. Il nome che i deputati sentiti dal Caffè pronunciano con più insistenza è quello di Capelli che sarebbe gradito a una parte del Plrt.
Nulla da dire sulle competenze, spiegano i deputati che si sono rivolti ai loro capigruppo, ma quello che non va è il fatto che non si arrivi in aula con una rosa di nomi. Dai quali poi scegliere quello più adatto per il parlamento, dopo un confronto su qualità e competenze. Soprattutto oggi che si discute di slegare le scelte essenzialmente politiche dalle nomine operative, tecniche, nel segno della separazione dei poteri. Una esigenza sollevata dal giudice Mauro Mini per quanto riguarda le nomine dei procuratori e condivisa da tanti.
E allora, perché anche per il segretario del Gran consiglio i criteri di scelta devono essere quelli politici? Dall’Udc all’Mps, passando per la Lega e il Ppd, si attendono ora le mosse della presidenza del Gran consiglio che probabilmente metterà all’ordine del giorno la votazione a settembre. Questo vuol dire che dopo i necessari passaggi procedurali il Gran consiglio non avrà un nuovo segretario generale prima della fine dell’anno. Ma si teme che la nomina possa essere influenzata in qualche modo da alleanze e trattative per le elezioni federali di ottobre. Un aspetto che fa aumentare il mal di pancia a diversi granconsiglieri. Per ora non c’è alcuna presa di posizione. Soltanto alcune proteste di singoli deputati ai propri capigruppo. Ma il lavoro della diplomazia politica va avanti per trovare una convergenza che ancora sembra non esserci.

m.sp.
16.06.2019


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