2/L'economia dei partiti - L'impresa secondo i leghismo
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Dalla Lega fucilate
al mondo economico
LIBERO D'AGOSTINO


La tassa sui posteggi, il giro di vite sui permessi di lavoro con le lungaggini burocratiche che creano gravi difficoltà agli imprenditori, le forsennate campagne primanostriste, la demonizzazione delle imprese che impiegano frontalieri, gli attacchi frontali agli accordi con l’Ue e alla libera circolazione e, infine, una visione della pianificazione territoriale con una forte impronta dirigista. Dalla Lega, con i suoi due ministri al governo, sono arrivate molte fucilate sulle imprese.
A parte lo storico consenso alla politica di sgravi fiscali e il convinto sostegno al 5G, tra leghismo e mondo economico la distanza è ormai abissale. Se la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani sollecita l’introduzione della nuova rete di telefonia mobile "per non isolare il nostro cantone dal mercato globale", il Mattino invoca sul confine verde del Ticino "una bella barriera sul modello ungherese". Apertura tecnologica verso il flusso mondiale dei dati e chiusura delle frontiere locali per migranti e lavoratori stranieri, in un paese già stretto nella trappola demografica. "Con una popolazione che, senza immigrazione, è destinata ad estinguersi nel giro di qualche decennio", ha avvertito anni fa l’allora direttore dell’Ufficio statistica Elio Venturelli.
Sono le contraddizioni di un movimento etnopopulista che antepone la presunta difesa identitaria e territoriale, alle necessità della crescita economica. In un cantone che dovrebbe attirare dall’estero non solo aziende high-tech, ma anche lavoratori specializzati, talenti per i suoi centri di ricerca e l’industria avanzata. Che dovrebbe aprire le porte persino alla semplice manodopera di cui hanno bisogno i cantieri edili, le vituperate fabbrichette a bassa intensità tecnologica ma che offrono un impiego a chi è senza qualifiche, e tante altre attività, dal parasanitario all’albergheria e alla ristorazione.
Taluni scompensi di un mercato del lavoro in forte crescita, sono generalizzati e amplificati nell’ossessivo racconto leghista di un’economia allo sbando in mano agli "spalancatori di frontiere", di un territorio rovinato dai capannoni industriali e dal traffico generato dai frontalieri, che ha contaminato e condizionato gli altri partiti. Un tossico per l’economia ticinese che dalla Lega, dal ministro delle Istituzioni Norman Gobbi si aspetta almeno che allenti la morsa dissuasiva sui permessi di lavoro, come ha promesso prima delle elezioni.
In questo clima avvelenato di "dissonanza cognitiva", in cui la percezione manipolata della realtà conta più della realtà stessa, non c’è verità statistica sulla disoccupazione o analisi economica che tenga. Se il recente studio di Bak Economics certifica la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro in Ticino e un sistema produttivo capace di competere su scala mondiale per numero e qualità dei brevetti, per il Mattino è soltanto "uno studio farlocco commissionato dai soldatini plr della Camera di commercio". "Farlocco" come tante altre ricerche che hanno registrato un’evoluzione più che positiva dell’economia cantonale in questi ultimi anni.
"Soldatini dell’economia", secondo la definizione coniata a suo tempo dal ministro leghista Claudio Zali, mentre le grandi organizzazioni imprenditoriali nazionali come Economiesuisse, attenta a salvaguardare i rapporti con l’Ue, altro non sarebbe che un’associazione "dove a menare il torrone sono i manager stranieri delle multinazionali, ai quali del nostro paese importa meno di zero".

ldagostino@caffe.ch
(2 - continua)
23.06.2019


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