Nel paese "fabbrica" della prostituzione nigeriana
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Ecco le nuove schiave
che arrivano dall'Africa
ALESSIO PADUANO DA CASTELVOLTURNO


Castelvolturno, Italia. Eppure sembra il nord Africa, questo paese di circa 25mila abitanti nella provincia di Caserta. Qui più della metà della popolazione è composta da immigrati, per lo più irregolari. In questo territorio abbandonato dalle istituzioni il degrado è palpabile in ogni strada, in ogni casa. In ogni volto scavato dal sole. Qui c’è il centro, la prima tappa del viaggio delle ragazze nigeriane che arrivano in Europa, convinte di trovare una vita migliore e un lavoro legale. Ma non è così. Perché la realtà è un’altra, è drammatica.
Una volta giunte a destinazione, le donne sono ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi. Le ragazze nigeriane vittime della tratta, a differenza di quelle provenienti da altri Paesi, non scappano dalle guerre o da regimi dove i diritti fondamentali dell’uomo non sono rispettati. Ma, a sentire i loro racconti, dalla mancanza di prospettive e dalla povertà. Negli ultimi tre anni, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Iom) il numero delle potenziali vittime di traffico per sfruttamento sessuale in Italia è aumentato del seicento per cento. Il fenomeno coinvolge sempre di più ragazze giovanissime - spesso minorenni - che diventano oggetto di violenze e abusi già durante il lungo viaggio verso Castelvolturno.
Una volta arrivate a destinazione, decine di clienti senza scrupoli sono pronti a soddisfare i loro desideri sessuali pagando pochi euro. Anche se spesso sono a conoscenza del fatto che le ragazze sono sfruttate da organizzazioni criminali, controllate dalle cosiddette "madame", cioè ex prostitute che gestiscono le ragazze appena arrivate. Le vittime della tratta sono costrette così a pagare un debito fittizio che a volte può arrivare anche a 50mila euro. I trafficanti controllano le giovani donne dal punto di vista psicologico, attraverso il rituale del juju (voodoo) che gli viene praticato prima di lasciare la Nigeria. Durante questo rituale uno sciamano chiamato "native doctor" mescola pezzi di unghie, capelli, peli pubici e alcune gocce del sangue delle ragazze. Un miscuglio che poi le giovani dovranno bere per completare il rituale. Il juju le condiziona a tal punto da farle credere che il mancato pagamento del debito potrebbe portare alla loro morte o a quella dei loro cari.
Non è un caso che il centro del traffico di esseri umani sia a Castelvorturno. Qui, nel corso degli anni, la classe politica si è mostrata incapace di attuare programmi concreti di rilancio. E il degrado è continuato. Inarrestabile. È sfumato anche il sogno degli anni Sessanta, quando si pensava di realizzare qui un grande centro turistico balneare. Oggi invece Castelvolturno è un esempio di abusivismo edilizio, dove la mancanza di occupazione e l’assenza delle istituzioni hanno favorito lo sviluppo di business illegali, su tutti quello della droga. Ma soprattutto della prostituzione.
Un fenomeno, quest’ultimo, che si è sviluppato su due livelli. Al primo c’è la prostituzione di strada, dove solitamente ci sono le ragazze costrette a saldare il proprio debito a una "madame". Non è difficile incontrare anche ragazze che nonostante siano riuscite a pagare il debito, continuano a vendere il proprio corpo stavolta slegate dalle organizzazioni criminali, perché non sono riuscite a trovare nessuna occupazione regolare. La cifra che i clienti spendono per consumare un rapporto sessuale con una di loro può andare dai 5 ai 15 euro. Al secondo livello c’è la prostituzione praticata nelle "connection houses", appartamenti privati che funzionano come ristoranti, luoghi di ritrovo o anche case d’appuntamento. Gli uomini africani (più raramente anche italiani) le frequentano per bere un drink, fumare marjuana o, se vogliono, consumare un rapporto sessuale spendendo pochi euro.
Il 9 Marzo 2018 durante una cerimonia tenutasi nel palazzo reale di Benin City, l’oba Ewuare II, monarca di Benin (attuale Stato di Edo, in Nigeria) e massima autorità religiosa locale ha celebrato un rito contro chiunque promuovesse l’immigrazione illegale nei suoi territori. In questo modo, Ewuare II ha eliminato i riti voodoo che vincolavano alla schiavitù sessuale le donne vittime della tratta di esseri umani in altri Paesi. "Da questo momento - ha affermato l’oba Ewuare II - tutti coloro che finora hanno vissuto nella paura e nell’obbligo di dover ripagare un ingente debito per rispettare il giuramento, si sentano liberi da questa paura perché qualsiasi forma di giuramento viene annullata".
Nonostante questo storico avvenimento, poco è cambiato. Il traffico di esseri umani è oggi la terza grande fonte di guadagno per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e quello della droga.
11.08.2019


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