Il racconto del dramma delle donne fuggite a Tirana
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Le "spose bambine"
con una vita segnata
MATTEO BASTIANELLI DA TIRANA


Quando le spose bambine crescono e diventano donne, la loro vita è ormai segnata, così come il loro sguardo, duro e consapevole. Secondo un rapporto dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite in tutto il mondo più di 650 milioni di donne ancora in vita oggi, 12 milioni ogni anno, sono state date in spose da bambine. Il matrimonio infantile è spesso accompagnato da gravidanze e parti prematuri, con conseguenti tassi di mortalità materna superiori alla media. Orkida aveva 14 anni quando è stata data in sposa dalla sua famiglia in Albania. "Sono le sfortune della vita: avevamo problemi familiari - afferma Orkida -. Mia sorella soffriva di problemi ai reni e doveva fare un’operazione ma purtroppo mia madre non poteva permetterselo. Così mia mamma ha iniziato a lavorare in una Komunale con una sua amica. E questa persona, per far operare mia sorella, in cambio chiese me come moglie per suo figlio. Con questo matrimonio sono riuscita a salvare mia sorella ma per me è stato un inferno".
Un vero e proprio calvario, impossibile da immaginare: "Mio marito beveva e mi picchiava. Avevo tanti problemi familiari ed ero costretta a lavorare come un uomo, a caricarmi sacchi sulla schiena. E questo solo per dar da mangiare ai miei figli. Ad un certo punto, però, sono stata obbligata a lasciare mio marito e mi sono trasferita a Tirana". Qui Orkida finisce in strada e, dopo aver conosciuto un ragazzo appartenente alla comunità rom, pensa di aver finalmente trovato un po’ di pace. È una illusione, perché non è così.
Ancora una volta finisce tra le braccia di un uomo che beve e la picchia. E così scappa, trovando l’uomo con il quale oggi convive. Oggi Orkida ha 40 anni, cinque figli, ed è già nonna, avendo dato in sposa una delle sue figlie, Bleona, all’età di 12 anni. Anche lei, madre di tre bambini a soli 18 anni. Di madre in figlia, il circolo vizioso sembra non aver fine. Sempre a causa degli stessi due fattori: povertà e analfabetismo.
Dall’Asia Meridionale all’Africa Sub-sahariana, passando per le crisi umanitarie in Medio Oriente, fino al cuore dell’Europa: ogni anno almeno 12 milioni di ragazzine si sposano prima di raggiungere la maggiore età: 28 ragazze al minuto. Per loro il matrimonio non è una scelta ma segna la fine dell’infanzia e l’inizio di un futuro incerto. Le priva della possibilità di prendere decisioni sulle loro vite, rendendole più vulnerabili alla violenza e agli abusi. Un fenomeno transculturale che accomuna popoli distanti che vivono nelle stesse condizioni, come all’interno della comunità rom di Tirana, in Albania. Qui per molte famiglie, come quella di Orkida, sposa bambina, è un modo come un altro per sopravvivere. Una volta raggiunta la maggiore età, tutte hanno già diversi figli a cui badare, spesso con i mariti in prigione. E loro, gli occhi gonfi e delle foto di matrimonio strappate alle spalle.
Secondo un rapporto di Save the Children, la maggior parte delle spose bambine non ha avuto adeguate opportunità di istruzione e di formazione e spesso ha abbandonato la scuola o non è autorizzata a tornarvi, come conseguenza del matrimonio precoce. Difficile uscire dalla prigione invisibile dietro cui sono state confinate fin dalla tenera età, eppure alcune donne ci sono riuscite. Dopo aver subito per anni il marito che abusava di alcol e la picchiava, Orkida ha deciso di divorziare ed è diventata leader dell’Organizzazione "Catia e Gruas Rome", che sostiene i diritti delle minoranze Rom. Istruzione, lavoro e "desegregazione" sono gli unici antidoti per evitare che milioni di bambine, in ogni parte del mondo, continuino ad essere vendute come spose. Di madre, in figlia.
01.09.2019


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