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Lo sport nazionale dello Sri Lanka importato in Italia
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Giocare a "elle"
e ritrovare i veri valori
ALESSIO PADUANO DA NAPOLI


Da circa ventidue anni, ogni domenica, la comunità cingalese di Napoli si riunisce al "Real Bosco di Capodimonte" per giocare a "elle", sport nazionale dello Sri Lanka molto simile al baseball. Anche se non possiamo trovare fonti definitive sull’origine di questo sport, ci sono prove che suggeriscono che il gioco sia anteriore al ventesimo secolo, ma non è chiaro da chi sia stato introdotto in Sri Lanka. Per giocare a "elle" sono necessarie due squadre composte da sedici giocatori, una pallina da tennis e delle mazze di bambù. Ogni squadra ha a disposizione quindici palle e se alla fine dell’incontro il risultato è fermo sul pareggio si possono battere altre cinque palle, altrimenti sarà semplicemente la fortuna a decretare un vincitore.
Questo sport molto particolare, da diversi anni si sta diffondendo a macchia d’olio in Italia, parallelamente alla crescita della comunità Srilankese (oltre centomila persone), la cui presenza è attestata dall’inizio degli anni Settanta. Oggi in Italia si gioca a "elle" a Napoli, a Milano, a Lucca, a Catania e a Firenze. A gestire l’organizzazione degli appuntamenti sportivi che hanno luogo a Napoli c’è Christopher, 52 anni, originario di Wennappuwa, una città nel distretto di Puttalam. Christopher vive nel capoluogo Partenopeo dal 1991 e si guadagna da vivere facendo il collaboratore domestico, ma la domenica, costi quel che costi, si dedica anima e cuore a "elle". Questo sport secondo Christopher non è soltanto un modo per fare attività fisica e divertirsi, rappresenta soprattuto un collante sociale che riunisce le famiglie e permettere ai ragazzi più piccoli di crescere sani, senza perdere le proprie radici.
Il pre partita di ogni match di "elle" al "Real Bosco di Capodimonte" di Napoli è sempre molto affascinante. Prima di ogni incontro alcuni partecipanti rimuovono con delle lamette l’imbottitura delle palline da tennis, in modo da renderle più veloci durante i lanci. Le mazze di bambù invece, arrivano direttamente dallo Sri Lanka. "In Italia sarebbe impossibile procurarsele - spiega Christopher - e occorrerebbe un processo di lavorazione molto lungo e complicato, che solo nel nostro Paese riescono a mettere in pratica". Nel frattempo l’arbitro o un giocatore si occupa di tracciare il campo con della farina, prodotto usato perché va via velocemente e soprattuto perché non crea danni al manto erboso. Terminate tutte le operazioni preliminari, le due squadre avversarie scendono in campo ben allineate, si salutano, e dopo qualche piccola raccomandazione da parte dell’arbitro si separano, ognuna in un angolo, per formare un capannello e recitare una breve preghiera nella lingua singalese. Ai bordi del campo appena tracciato la cornice, coloratissima, è composta da mogli, parenti e figli dei giocatori. Incitano, sorridono e fanno il tifo per i loro cari in un clima di assoluta serenità. Meno serena - ma non meno corretta - è invece l’atmosfera in campo, dove anche se non c’è nulla in palio, si percepisce chiaramente un forte spirito di sana competizione. Una volta conclusi gli incontri tra le squadre maschili tocca a quelle femminili. Per arrivare alla conclusione di tutte le partite si giunge inevitabilmente al calar del sole.
Guardando una partita di "elle" in Italia ci si rende conto di ciò che è veramente lo sport popolare. "Elle" significa essere lontani anni luce dalle logiche degli affari e della prevaricazione. Logiche che non fanno altro che calpestare i veri valori dello sport.
20.10.2019


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