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Consigli per un miglior assorbimento delle pillole
Quando acqua e cibo
favoriscono l'efficacia
ANTONINO MICHIENZI


Un sorso d’acqua e la pillola va giù. Un atto semplice: difficile sbagliare. E invece no: molti di noi, presi forse dalla eccessiva familiarità con i medicinali, sbagliano anche in questo, ingoiando la pillola con poca acqua o addirittura senza berne affatto. "Serve un bicchiere d’acqua quando si assume una compressa - dice Alberto Corsini, professore ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano, La Statale -. L’acqua favorisce il transito del farmaco nell’esofago e il suo deposito nello stomaco".
Per chi non ci credesse, basta prendere il foglietto illustrativo della comunissima Aspirina dove è indicato esplicitamente che "è consigliabile ingerire il farmaco con un’abbondante quantità di acqua (½ - 1 bicchiere di acqua)". E lo stesso vale per la gran parte dei medicinali in commercio.
Non solo: le pillole "devono essere assunte seduti o in piedi, mai sdraiati", dice ancora Corsini. La ragione è sempre la stessa: il farmaco deve attraversare quanto più velocemente possibile l’esofago e depositarsi nello stomaco. Consigli apparentemente banali, ma che spesso i malati non ricevono. E dalla cui mancata applicazione può dipendere una minore efficacia delle cure.
Un altro errore molto comune, per esempio, riguarda le condizioni dell’assunzione. La gran parte dei farmaci porta con sé un’indicazione precisa su come va preso: a stomaco pieno o a stomaco vuoto. Ma cosa significano esattamente queste etichette? E perché sono così importanti?
"Tutte le molecole sono state studiate sia in presenza sia in assenza di cibo", spiega ancora Corsini. Il cibo, infatti, non è un dettaglio irrilevante: è capace infatti di attivare molti meccanismi del nostro organismo funzionali all’assorbimento del farmaco e anche interagire con la stessa molecola. "Il cibo, per esempio, contiene dei sali che fanno precipitare il farmaco oppure favorisce le secrezioni biliare che possono scioglierlo o, ancora, aumenta la vascolarizzazione del tratto intestinale o l’attività del fegato dove alcuni farmaci vengono metabolizzati", dice ancora il farmacologo.
L’indicazione sulle modalità di assunzione è il risultato dello studio di tutti questi fenomeni. Cosa significa dunque la dicitura a stomaco pieno o vuoto? A stomaco vuoto significa idealmente che devono essere passate almeno 6 ore dall’ultimo pasto. A stomaco pieno, invece, "vuol dire dopo un pasto, non una semplice brioche o biscotto - conclude il farmacologo -. È importante sia la quantità di cibo, sia la sua composizione (per esempio il contenuto di grassi)".
11.07.2020


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