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Molti cibi non vanno d'accordo con alcune terapie
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Se liquirizia, banane, latte
contrastano con le cure
ANTONINO MICHIENZI


Proviamo a immaginare una persona che assume un comune farmaco per abbassare la pressione (un cosiddetto Ace inibitore). A un certo punto comincia ad avvertire palpitazioni al cuore e a sentire il battito irregolare. Che succede? Il medico risolve subito l’enigma: il malato mangia molte banane, un frutto ricco di potassio. Il potassio è un minerale fondamentale nel funzionamento dei segnali elettrici che fanno battere il cuore, ma quando è troppo rischia di mandare in tilt il cuore. E le conseguenze possono essere pericolosissime. Questo è solo un esempio, ma rende l’idea di quanto possano essere comuni e inattese le interazioni tra farmaci e cibo.
Esistono innumerevoli modi attraverso cui gli alimenti possono influenzare l’efficacia dei medicinali, ma in definitiva queste interazioni possono provocare tre effetti: limitare l’efficacia del farmaco, renderlo più efficace (anche troppo) e aumentare il rischio di effetti collaterali. Queste interazioni sono ormai ben note e sono troppo numerose per poterle elencare tutte. Ma ecco alcune delle più comuni.
Tra gli alimenti con maggiori capacità di interferire con i farmaci c’è il pompelmo che è capace di rendere meno efficace lo smaltimento dei medicinali a livello intestinale. Ciò significa che una maggiore quantità di farmaco rimane in circolo con il rischio di seri effetti collaterali. Tanto per citarne alcuni, il pompelmo può produrre effetti indesiderati con farmaci per abbassare la pressione e il colesterolo, con medicinali usati per prevenire il rigetto dopo un trapianto e con alcuni farmaci per l’ansia e l’insonnia, ma anche alcuni antibiotici e antivirali. Il pompelmo può interferire anche con i farmaci per la disfunzione erettile aumentandone la concentrazione nel sangue: un effetto che potrebbe essere gradito da qualche paziente ma molto rischioso.
Anche il latte non è da trascurare: il calcio in esso contenuto può ridurre l’efficacia di alcuni antibiotici. Attenzione particolare dovrebbero prestare le persone con malattie della tiroide: quando l’organo funziona troppo (ipertiroidismo) e si assumono farmaci per ridurre la produzione di ormoni tiroidei occorrerebbe stare attenti ai cibi ricchi di iodio; al contrario, quando funziona poco, occorrerebbe stare attenti alle fibre, che possono ridurre l’assorbimento del trattamento.
A proposito di fibre e verdure, il consumo di quelle ricche di vitamina K (broccoli o spinaci, per esempio) dovrebbe essere tenuto sotto controllo se si assumono alcuni farmaci per fluidificare il sangue.
Attenzione, però. Quasi mai la presenza di un rischio di interazione significa che sia necessario eliminare gli alimenti incriminati. Quasi sempre si riesce a risolvere il problema con un consumo moderato e regolando l’orario di assunzione del medicinale. La cosa più importante, però, è imparare a chiedere sempre al proprio medico se i farmaci prescritti presentino una qualche interazione con il cibo. Un’ultima accortezza riguarda l’alcol: può mettere a rischio di ipoglicemia se si ha il diabete e si usa insulina o altri farmaci; aumenta gli effetti collaterali di alcuni farmaci psichiatrici e per l’asma; mette a repentaglio il fegato se si prende il paracetamolo, un comunissimo farmaco per abbassare la febbre. Nel dubbio, quindi, sarebbe meglio evitarlo.
11.07.2020


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