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I benefici del cortisone sono soltanto temporanei
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"Non sempre è efficace
l'infiltrazione al ginocchio"
ANTONINO MICHIENZI


Il dolore e i fastidi al ginocchio causati dal progredire dell’artrosi sono uno dei problemi di salute più frequenti. A causarli è la degenerazione dell’articolazione, che coinvolge prima la cartilagine e poi l’osso. Un processo lungo e che diventa via via più grave, fino a richiedere in molti pazienti l’intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione. Se l’applicazione della protesi è universalmente l’intervento di elezione per i casi più gravi, non è molto chiaro quale sia il miglior modo di gestire le fasi precedenti. Nella maggior parte dei casi, oggi, si ricorre all’iniezione nel ginocchio di farmaci cortisonici. Ma siamo sicuri che sia la migliore opzione possibile?
La risposta della scienza non è semplice: di certo non è un sì convinto. Qualche tempo fa John W. Orchard, professore alla University of Sydney, ha provato a sintetizzare il perché sulle pagine del British Medical Journal. Il primo problema delle infiltrazioni di cortisone è la loro efficacia. Nell’immediato, infatti, sembrano dare un qualche giovamento, specie se l’intensità del dolore e dell’infiammazione del ginocchio è molto forte. Ma dopo qualche settimana i benefici tendono a diventare meno evidenti. A tre mesi dal trattamento, è impossibile distinguere pazienti che hanno fatto le infiltrazioni da quelli che non le hanno fatte.
Se l’efficacia è già un primo problema, non da meno è la questione della sicurezza. Le iniezioni potrebbero non essere innocue per l’articolazione. Una ricerca pubblicata lo scorso ottobre sulla rivista Radiology, per esempio, avvertiva del fatto che il cortisone intra-articolare può addirittura accelerare la progressione dell’artrosi e, nei casi più gravi, anche causare una repentina perdita di osso con conseguente rischio di fratture.
Che conclusioni trarne, allora?
"Le iniezioni di corticosteroidi intra-articolari offrono probabilmente un piccolo e transitorio miglioramento dei sintomi dell’artrosi del ginocchio, che è compensato però da un rischio di peggioramento della malattia a lungo termine", spiega Orchard. Il loro utilizzo andrebbe dunque limitato e deciso sulla base delle specifiche caratteristiche dei pazienti. Per esempio, vale la pena usarli "in pazienti anziani fragili, che hanno un forte dolore per l’artrosi del ginocchio ma non possono sottoporsi all’intervento di sostituzione dell’articolazione", continua il medico.
Le cose cambiano, invece, per le persone più giovani e in buona salute in cui l’obiettivo dovrebbe essere rallentare la progressione della malattia più che avere un controllo immediato dei sintomi. In questi casi occorrerebbe evitarne l’uso. Senza però demonizzare il cortisone, che può essere usato anche per rispondere a esigenze temporanee: "Prima di una vacanza all’estero, ad esempio", dice ancora Orchard.
C’è una ragione, inoltre per cui in molti casi il cortisone si può evitare: esistono alternative altrettanto efficaci, come l’attività fisica. Uno studio della Cochrane Collaboration, organizzazione no-profit che valuta l’efficacia degli interventi sanitari, ha concluso che programmi di attività fisica che comprendessero esercizi per il rafforzamento dei muscoli e attività aerobica sono in grado di migliorare il dolore e la funzionalità dell’articolazione. Anche in questo caso il beneficio è di breve periodo ma, a differenza dei farmaci, non ci sono effetti collaterali e i benefici vanno ben oltre il ginocchio. Una sola accortezza (vedi servizio a sinistra): per evitare di farsi male è necessario essere guidati da personale competente nella scelta degli esercizi da fare e nelle modalità di esecuzione.
05.09.2020


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