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Messa a nudo la politica green della deputazione ticinese
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Chi difende l'ambiente
e chi invece no a Berna
CLEMENTE MAZZETTA


L’ambiente questo sconosciuto. "Ecorating", un portale gestito da un gruppo di associazioni a favore dell’ambiente (Ata, Greenpeace, Pro Natura e Wwf), ha messo a nudo il tasso di ambientalismo dei partiti e dei deputati nazionali. In vetta ovviamente  "I verdi"  che piazzano 23 su 28 consiglieri nazionali come ambientalisti al 100%, a partire dal presidente Balthasar Glättli (Zurigo), che migliora il rating della passata legislatura  dove era dato al 99,1%. I Verdi liberali  hanno invece un tasso di "verditudine" meno pronunciato. Nessuno al 100%. Il presidente Jürg Grossen (Berna) guida il gruppo assieme ad altri 6 (su16) con il 96%.
Ecorating ha attibuito queste "patenti" di ambientalismo esaminando le votazioni più importanti del Consiglio nazionale su temi ambientali degli ultimi quattro anni. Attribuendo ai Verdi, al Partito socialista, al Partito evangelico e ai Verdi liberali una chiara "patente" di ecologismo. Meno agli altri.   Il Pdc, pure come ambientalismo si attesta nettamente al centro. guida il gruppo Stefan Müller-Altermatt (Soletta) con 72%.  Nel  Plr, che sta cambiando strategia, Damien  Cottier (Neuchâtel) è il più ambientalista con il 56%.   Nel Ps (27 deputati con il 100% su 39),  stona la posizione di un ecologista "convinto e praticante" come Bruno Storni  solo 28.mo, con il 98% di ambientalismo.
L’Udc invece è risultata perlopiù contraria alle questioni di natura ambientale; a Erich von Siebenthal (Berna) basta un 16% per essere leader in questa graduatoria. Per la deputazione ticinese fra chi è  verde al 100% (Greta Gysin dei Verdi), chi al 46% (Marco Romano del Ppd) e chi non lo è per  niente (Piero Marchesi dell’Udc allo 0%), si registra  uno spostamento   verso una  politica più ecologica. Che è avvenuta per un "riposizionamento" del Plr. Rocco Cattaneo, a cui nella passata legislatura veniva attribuito da Ecorating un tasso ambientalista del 17%, sale al 30%; è promotore di uno studio recentissimo per  un fotovoltaico "non convenzionale" su strade, posteggi, dighe, prati realizzato da Supsi, Swissolar, IngEne. Poi Alex Farinelli, che  si attesta al 40%. Quasi il doppio rispetto al suo predecessore Giovanni Merlini che era al 24% (ma Fabio Abate era al 35,7%). Effetto indotto dei movimenti di protesta avviata da Greta Tumberg nel 2019, prima delle elezioni, quando ambiente e clima erano diventati i temi di punta dei partiti. "Dobbiamo prendere atto che l’approvazione  della Legge sul Co2  è dovuta alla svolta che Petra Gössi ha dato al Plr", osserva Storni, a cui è stato assegnato un tasso del 98% solo perché è mancato ad una votazione. Storni solleva qualche perplessità sul metro di valutazione di Ecorating: "L’impegno per l’ambiente non si più misurare solo da come si preme il bottone del voto al Nazionale. Manca quanto si fa localmente o tramite mozioni e postulati". Accolte le sue proposte sull’autotrasporto e sul fotovoltaico.
Nel Ppd il livello di ambientalismo è difeso da Romano (46%, ma era al 49% in precedenza). Fabio Regazzi, dal 33% è sceso al 20%: ha votato contro 7 volte su 10 e si è astenuto sul 28% delle leggi pro ambiente. È buon ultimo nel suo partito. Come presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam) che raggruppa 500 mila aziende, è contrario alla legge sul C02 per i costi riversati sulla popolazione. Per l’ambiente risulta aver approvato solo gli incentivi per le auto elettriche. Nel quadriennio passato il  consigliere agli Stati Filippo Lombardi era dato al 38,9%.
Infine nell’Udc, che considera la nuova legge  sul CO2 come "socialista" e "mega-burocratica", Marchesi con zero votazioni "a favore dell’ambiente" è in perfetta linea con il suo partito: stesso livello di 40 colleghi su 53. Rispetto a Marchesi, Lorenzo Quadri (Lega) è accreditato con un 4% di "ambientalismo": gli è bastato non essere presente ad una votazione. A volte basta poco per passare per "verde".
cmazzetta@caffe.ch
12.12.2020


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