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Così le ricette raccontano il nostro d'animo
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Dalla cassata a kerstbrod,
dolci e tradizioni di Natale
ELISABETTA MORO, ANTROPOLOGA


La dolcezza del Natale si riflette nei suoi dolci. Ricette che raccontano a suon di ingredienti lo stato d’animo delle famiglie, delle città e persino delle nazioni. Perché la temperatura emotiva di una cassata affettata a Palermo, non è quella temperata e trasognata di una costellazione di zimsterne sbocconcellati a Locarno Perché sull’isola di Trinacria zucchero e canditi devono inondare la bocca e il cervello di good vibrations, altrimenti che dolce è? Invece sulle rive del Lago Maggiore è il picco nostalgico della cannella a far volare i pensieri verso le alte sfere.
Perché i ricordi si alimentano di input olfattivi e gustativi che durante le feste natalizie trovano spalancate le porte della percezione. Siamo tutti predisposti a rivedere le puntate precedenti della nostra esistenza, l’incontro con il grande amore, le vacanze dai nonni, l’albero addobbato con i genitori, il presepe demolito dal fratellino appena nato, i primi sci in un pacchetto regalo. E in questo memoriale del come eravamo, il cibo occupa un posto d’onore. Si mescola agli altri ricordi e rinfresca la nostra memoria che appena ha a disposizione un po’ di glucosio comincia a galoppare in tutte le direzioni.
E forse è proprio per questo che in questi giorni le vendite online dei dolci tradizionali sono schizzate in alto, con un po’ di anticipo rispetto agli altri anni, visto che molti temono l’overbooking delle consegne. Ma visto che rimanere senza dolce il 25 dicembre è un peccato grave, intanto si fa scorta di panettoni, pandoro, pandolci, pan di Spagna, panforti e panpepati. Che con il loro prefisso "panoso" rivelano la filosofia che sta alla base di tutta la produzione dolciaria festiva.
Se al cibo quotidiano per antonomasia, cioè il pane, che deriva dalla radice sanscrita *pa che vuol dire nutrimento, si aggiunge qualche ingrediente raro, zuccherino, speziato e profumato, il risultato è un balzo. Un "Gradus ad Parnassum", lo chiamavano i musicisti barocchi. Cioè una ascesa al monte Parnaso, la dimora del dio Apollo e delle Muse, le regine delle arti. Come dire che il gusto e il buon gusto fanno fare ad homo sapiens un salto di specie. Dall’umano al divino. Non a caso quando assaggiamo qualcosa di molto buono ci sentiamo "divinamente". E sempre non a caso i dolci legati alle feste comandate in molte terre dove il "Sì suona" vengono chiamate ancora oggi "devozioni". E vanno tassativamente consumate come se fossero precetti religiosi. Cibi rituali per propiziare la buona fortuna, per suggellare un patto con il tempo, con dio e con i nostri cari.
Siamo decisamente in piena pandemia, ma questa volta il "pan" fa eccezione perché indica il tutto e associato a "demos", vale a dire il popolo, finisce per significare il male che assedia l’intera umanità. Ma proprio per imprimere un segno positivo a questo Natale pandemico e per uscire dal lockdown dell’anima che stiamo vivendo, possono tornare utili i pani dolci. Farina, zucchero e fantasia. Che dai fiordi norvegesi alle scogliere cretesi tornano ogni anno portati dalla risacca del tempo. Se poi si cucinano insieme ad altre persone, allora l’effetto positivo è esponenziale. Ancora meglio se si sperimentano le ricette di altri paesi, come in una sorta di viaggio immaginario nella pasticceria natalizia di tutto il mondo.
Dal kerstbrod olandese, allo stollen tedesco, dagli svedesi lussekatter (focaccine zuccherate chiamate "i gatti di santa Lucia") al Christmas pudding britannico. Per passare alla lunga serie di torte dedicate ai re magi, come la "galette des rois" francese, il "roscon de los reyes" spagnolo, la greca "vassilopita", le focacce della Befana italiane, cioè quella famiglia allargata di schiacciate dolci che al loro interno hanno una sorpresa. Di solito una fava.
Chi tra i commensali riceve l’unica fetta che la contiene avrà un anno fortunato. Ad onor del vero, con quello che stiamo passando, meriteremmo tutti una porzione con amuleto anticovid. Perché mai come quest’anno non è vero, ma ci credo!
12.12.2020


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