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Il laboratorio dell'Ente pronto a analizzare le mutazioni
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La caccia alla variante?
La Svizzera va a rilento
PATRIZIA GUENZI


Svizzera a rilento nella "caccia" alla mutazione del coronavirus, la cosiddetta  B117 (per ora, ma altre ne arriveranno), la cui contagiosità sta preoccupando il mondo intero. Stando ai dati Gisaid - piattaforma in cui gli scienziati di tutto il mondo depositano le sequenze del virus analizzate -, su mille casi la Confederazione ne analizza 10,8. In prima fila l’Australia, 469, e la Nuova Zelanda, 348. Da qui l’urgenza di fare meglio. Da qui il fermento che da qualche tempo si respira nelle stanze del laboratorio del Servizio di microbiologia dell’Ente ospedaliero cantonale (Eolab), a Bellinzona per sequenziare il virus (analizzarne la struttura). Esperti e tecnici si stanno preparando per rintracciare al più presto la variante B117, l’"inglese" perché scoperta per la prima volta lo scorso dicembre nel Regno Unito. "Ci stiamo organizzando affinché anche in Ticino si possano fare queste analisi senza più far capo ai laboratori di oltre Gottardo la cui risposta arriva solo dopo due giorni - conferma il direttore dell’Eolab, Franco Keller -. Potremmo essere pronti a partire tra qualche settimana".
Il dottor Keller non nasconde l’importanza di riuscire a individuare velocemente questa variante che rischia di fare disastri. C’è già chi paventa sarà la causa della terza ondata della pandemia. Potrebbe fare la differenza tra un’epidemia sotto controllo e una in crescita esponenziale, essendo in grado di diffondersi con maggiore facilità rispetto alle varianti finora circolate. La sua contagiosità sarebbe del cinquanta per cento superiore al "normale" coronavirus. C’è di che aver paura. Proprio in settimana è stato individuato un focolaio nel Centro comunale per anziani di Balerna. Il Cantone ha quindi deciso di sospendere le visite nelle strutture della terza età, negli ospedali e negli istituti di cura, proprio perché al loro interno vive quella fetta di popolazione più fragile e facile bersaglio del virus.
In Svizzera, come detto, non si va granché rapidamente nel sequenziare la variante. Ma c’è chi fa molto peggio. Come l’Italia: 0,74 su mille casi. Lo stivale si fa sorpassare dall’Uganda, 2,53, da Israele, 1,58. Ma anche Germania e Francia vanno molto piano: solo 1,37 sequenziamenti per mille casi la prima, 1,01 la seconda.
Dal Ticino a tutt’oggi sono stati inviati ai laboratori universitari soltanto alcuni campioni. "Si tratta di casi sospetti - spiega Keller -, ad esempio se dopo il colloquio con il paziente positivo veniamo a sapere che ha avuto contatti con il Regno Unito, è stato là in vacanza o ha avuto dei parenti in visita. Ecco che allora è il caso di approfondire".
L’analisi per rilevare la mutazione di un virus, per esaminarne il genoma dunque, in termini scientifici "capacità di sequenziamento", necessita di sofisticati macchinari e di personale specializzato. "Non è così semplice mettere in piedi tutto il necessario per fare questo tipo di esame - riprende il direttore dell’Eolab -. Non basta comperare un kit e avere dei reagenti qualsiasi. È un procedimento molto più complesso. Ma il fatto che per avere i risultati dei campioni inviati oltre Gottardo bisogna attendere sino a un paio di giorni ci impone di accelerare i tempi. Anche perché a questa variante già se ne sono aggiunte altre, una giapponese, due brasiliane, una newyorkese".
Meglio perciò non perdere tempo. È fondamentale capire in fretta quale nemico abbiamo di fronte. Anche se la mutazione di un virus è normale. Non deve stupire né spaventare. "Già questo, contro cui stiamo combattendo da ormai un anno, è variato, non è più quello della scorsa primavera - spiega Keller -. Siccome la vita di un virus è breve, è facile che cambi rispetto all’originale e una piccola percentuale di queste mutazioni può risultare in una variante più pericolosa". In questo caso, quello della B117, il pericolo sta nella sua alta contagiosità, per cui il virus potrebbe iniziare a correre all’impazzata, prendere il sopravvento e diventare difficilmente gestibile. "Ma non illudiamoci. Tra un mese ne arriverà un’altra di mutazione, e poi un’altra ancora - avverte l’esperto -. Da qui l’importanza di riuscire a capire in tempi brevi di quale tipo di virus si tratta e di non dover dipendere da altri laboratori i cui tempi di analisi, giocoforza per la mole di lavoro che sono costretti ad affrontare, si allungano".
L’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, in un documento di fine dicembre ha sottolineato che sono decine le varianti del coronavirus segnalate fino ad oggi. Ma s’è detta preoccupata soprattutto per la B117, per la sua alta capacità di infettare. Oggi la B117 è dominante nel Regno Unito e in Irlanda. E anche l’Oms ha insistito sull’importanza di aumentare gli sforzi per sequenziare il maggior numero di campioni di virus, per individuare anche eventuali nuove varianti e tenere sotto controllo quelle già in circolazione.
pguenzi@caffe.ch
16.01.2021


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