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Dopo la pernice bianca ora serve proteggere il clima
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In Svizzera migliaia
di specie minacciate
ANDREA STERN


La puzzola è in pericolo perché nel paesaggio agricolo attuale mancano ambienti ricchi di nascondigli. Il coleottero acquatico è minacciato dal prosciugamento delle zone umide e delle torbiere. Il mollusco patisce l’inquinamento delle acque da nitrati e metalli pesanti. Il gatto selvatico soffre la concorrenza del gatto domestico, che per via degli incroci ne modifica il profilo genetico.
Potrebbero essere circa 16mila le specie animali minacciate in Svizzera, secondo le stime dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam). Potrebbero, perché in realtà non si sa nemmeno quante specie animali siano presenti sul territorio. Si suppone siano circa 40mila, anche se solo una piccola parte è stata effettivamente censita. "Non è possibile dire con precisione quante siano - afferma Francesco Maggi, responsabile della sezione ticinese del Wwf -. Esistono delle liste rosse per diversi gruppi di animali, identificati in base alla loro vulnerabilità. Ma non c’è un censimento complessivo".
Fare questo censimento sarebbe un compito assai arduo. Poiché il 99% delle specie animali presenti in Svizzera sono piccoli invertebrati che magari non sono nemmeno mai stati osservati. Lo stesso Ufam riconosce che le attuali liste rosse "sono limitate a una piccola porzione della fauna".
Ma spesso basta anche un solo esempio per rendersi conto di come le attività antropiche stiano mettendo in pericolo molte specie animali. Un esempio che in Ticino è rappresentato dalla pernice bianca, "salvata" da governo e parlamento a seguito di un’iniziativa popolare. "Salvata per modo di dire - dice Maggi -. La caccia, che è stata vietata, rappresentava solo uno dei fattori che mettevano a rischio il futuro della pernice bianca. Ma di sicuro non quello principale, soprattutto in Ticino dove in confronto ad altri cantoni come Vallese o Grigioni le catture erano già abbastanza limitate".
In effetti nell’ultimo anno prima della moratoria le catture di pernici bianche erano state solo 15. "Il problema principale - riprende Maggi -, per questa specie come per molte altre, è il cambiamento climatico. La pernice bianca vive sopra il limite del bosco, tra pietraie, nevaie e ghiacciai. Negli ultimi trent’anni il bosco è salito di circa 200/250 metri e così il suo ambiente naturale si è ristretto".
Non solo. "La pernice bianca soffre molto - spiega Maggi - il disturbo antropico, specialmente durante la stagione invernale. Attività come lo sci o le escursioni con le ciaspole la mettono sotto pressione". Causando danni alla sua salute. Uno studio della Zhaw ha infatti dimostrato che le feci di pernice bianca in zone molto sfruttate turisticamente presentano valori medi più alti di cortisolo, l’ormone dello stress, rispetto ai valori registrati in altre zone meno frequentate.
La pernice bianca quindi scappa sempre più in su. Ma fra un po’ sarà arrivata in cima alle montagne e non saprà più dove rifugiarsi. "I modelli climatici - spiega Maggi - mostrano che a sud delle Alpi entro il 2070 andranno persi i due terzi dell’area in cui potenzialmente potrebbe vivere la pernice bianca".
Si restringerà il suo spazio vitale. Il suo, come quello di molte altre specie animali. "Bisogna fare un discorso più ampio - conclude Maggi -, un discorso di protezione del clima. Ne va del nostro futuro. Non possiamo accontentarci del divieto, seppur un’ottima decisione, di vietare la caccia alla pernice bianca. Bisogna fare molto di più".
a.s.
27.03.2021


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