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Grazie ai lettori del Caffè realizzato un impianto nel Mali
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Il pozzo nel villaggio
da sogno diventa realtà
GIÒ REZZONICO


Aiutatemi a realizzare un pozzo per l’acqua e salvare il mio villaggio". Con questo appello di Lassine, un giovane immigrato, "il Caffè" lanciava in marzo una sottoscrizione, assieme a "TeleTicino" e a "Tessiner Zeitung", per la realizzazione di un progetto umanitario a N’Tintiry, un villaggio che si trova al sud del Mali, vicino al confine con la Costa d’Avorio. Ebbene, a tre mesi di distanza, il sogno è diventato realtà. Mercoledì 23 giugno i concittadini di Lassine hanno inaugurato il nuovo pozzo: un successo insperato!
Quando la mia assistente Maribel attorno a Natale mi aveva parlato del desiderio di suo marito di realizzare qualcosa di concreto nel suo villaggio natale, mai avremmo pensato che in pochi mesi questo progetto potesse diventare realtà. Se questo è stato possibile in tempi così brevi è grazie alla generosità dei nostri lettori e all’incredibile efficienza della Ong ticinese con sede a Lugano "Aorep, Africa e Medio Oriente" e in particolare della sua presidente Samya Fennich Andreoletti.
I nostri lettori, assieme a quelli dei due altri media sopracitati, nel giro di poco più di un mese hanno versato ben 17’630 franchi. La costruzione del pozzo è costata 17’033.21 franchi e ne sono addirittura rimasti 596.79 che sono andati all’Ong Aorep. Ma come ben si sa in queste operazioni umanitarie i soldi e la generosità non bastano. È necessario trovare il partner in grado di realizzare l’opera nel miglior modo possibile, al minor costo e senza sprechi. La fortuna ha voluto che incontrassimo la signora Samya, attiva con la sua Ong in quella regione dell’Africa, che nel giro di pochi giorni dalla nostra richiesta ci ha fatto pervenire vari preventivi per la realizzazione dell’opera e una volta scelta la ditta si è data da fare affinché i lavori venissero svolti celermente e nel miglior modo possibile. Tanto che Lassine, orgoglioso, ci dice che al suo villaggio sostengono sia il più bel pozzo di tutta la regione.
Per gli abitanti di N’Tintiry, che vivono di agricoltura di sussistenza e di allevamento, si tratta di una vera boccata di ossigeno. Il villaggio è infatti estremamente povero, possiede una scuola male equipaggiata, un centro per la salute senza materiale sanitario né medicamenti e, finora, l’accesso all’acqua potabile era carente e fonte di numerosi problemi di salute. Si pensi che in Mali il tasso di mortalità infantile è del 75 per mille e la speranza di vita di soli 58 anni. Questa precaria situazione si è poi ultimamente ulteriormente aggravata a causa di attacchi di gruppi jihadisti di differenti tendenze, che hanno provocato tensioni tra le diverse etnie e migliaia di morti tra la popolazione inducendo molti giovani a fuggire dal paese.
La drammatica storia, ma a lieto fine, di Lassine, il giovane immigrato che aveva lanciato l’appello per la costruzione del pozzo, l’avevamo raccontata sull’edizione del Caffè del 21 marzo. Quarant’anni non accertati, sposato da quattro con Maribel, cittadina svizzera, e padre di Malik, uno splendido bambino, Lassine vive a Locarno e lavora come aiuto cuoco al ristorante "Lo Scugnizzo" di Bellinzona con piena soddisfazione sua e del suo datore di lavoro. "Ora - afferma - ho tutto: moglie, bambino, lavoro, proprio tutto". Ed ha anche la soddisfazione di avere portato una nota di ottimismo al suo villaggio con la costruzione del pozzo, realizzato grazie all’apporto di voi lettori.
Non a caso Lassine ha pensato di portare l’acqua alla sua gente. L’acqua infatti ha giocato un ruolo fondamentale nella storia della sua vita, ha rappresentato la salvezza e la morte. La salvezza perché il viaggio in mare lo ha portato dalle coste del Marocco alle isole Canarie. La vita, perché durante le lunghe traversate del deserto senz’acqua non si sopravvive. La morte, in quanto ha visto morire due compagni di viaggio per avere bevuto acqua non potabile e perché uno è annegato poco dopo aver lasciato la riva.
03.07.2021


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